Wassily Kandinsky. L'arte astratta tra Italia e Francia
Kandinsky, Rot in Spitzform,1925
Kandinsky, Rot in Spitzform,1925, acquarello, 48,3x32cm
Dal 26 Maggio 2012 al 21 Ottobre 2012
Luogo: Museo Archeologico Regionale
Indirizzo: piazza Roncas 12
Orari: tutti i giorni 9-19
Curatori: Alberto Fiz
Costo del biglietto: intero € 5; ridotto € 3.50; gratuito per i minori di 18 anni e per i maggiori di 65 anni
Telefono per informazioni: +39 0165 275902
E-Mail info: u-mostre@regione.vda.it
Sito ufficiale: http://www.regione.vda.it
La rassegna a cura di Alberto Fiz, realizzata dall’Assessorato Istruzione e Cultura della Regione Autonoma Valle d’Aosta in collaborazione con la Fondazione Antonio Mazzotta, porta l’attenzione sull’iter creativo di Kandinsky, che prende avvio dal 1925, quando termina la stesura del fondamentale manoscritto Punto, Linea, superficie (pubblicato nel 1926) e termina nel 1944, anno della sua scomparsa.
Particolare attenzione è dedicata al periodo parigino dell'artista, in cui realizza grandi capolavori del calibro di Noir bigarré del 1935, Voisinage del 1939, Au milieu e Balancement del 1942. Alle opere del grande maestro russo, circa 40 (tra cui spiccano alcuni capolavori degli anni Trenta e Quaranta mai presentati prima d’ora in Italia), se ne affiancano altrettante di artisti italiani e francesi che hanno vissuto in contatto con Kandinsky o che a lui si sono ispirati.
La mostra si apre con una sezione didattica, caratterizzata da un pannello interattivo che riproduce l’opera Noir bigarré del 1935 e offre ai visitatori la possibilità ricreare “il proprio Kandinsky”, spostando i dettagli magnetici colorati del dipinto. Nella sala successiva le note di un piano accompagnano nello spazio dedicato alla ricostruzione della Sala della Musica dell’Esposizione di Architettura di Berlino del 1931 disegnata da Kandinsky. L'ambiente di forte impatto accoglie importanti opere del maestro russo - realizzate dal maestro russo nella seconda metà degli anni Venti - quali Rot in Spitzform del 1925, Sichel del 1926, Schwarzes Stäbchen del 1928 e le coloratissime incisioni della serie Piccoli Mondi del 1922, disposte a raggiera su un grande tavolo espositivo. Nelle sale successive si alternano, le opere di Wassily Kandinsky con quelle di celebri artisti italiani e francesi: Jean Arp, Sophie Taeuber-Arp, César Domela, Piero Dorazio, Gillo Dorfles, Florence Henri, Alberto Magnelli, Alessandro Mendini, Joan Miró, Gianni Monnet, Francis Picabia, Mauro Reggiani, Atanasio Soldati, Ettore Sottsass e Luigi Veronesi, fra cui si istituisce un vero e proprio dialogo fecondo e creativo. I lavori di questi artisti, caratterizzati spesso da un forte carattere cromatico e da linee movimentate, lasciano intuire l’influenza e la stretta connessione con il maestro russo. Il percorso della mostra offre inoltre, in una sala dedicata, la registrazione della “composizione scenica” di Kandinsky, Violett, con scenografie realizzate su suo disegno, grazie alla collaborazione con lo Sprengel Museum di Hannover. La registrazione ripropone la trasposizione a cura del Verein Kunst und Bühne di Hannover tenutasi nel 1996 presso lo Sprengel Museum di Hannover. Dal video emerge la figura poliedrica di Kandinsky, che nella sua ricerca indaga e approfondisce il legame fra arte e musica.
Di particolare interesse è il riferimento al design di Alessandro Mendini che offre un vero e proprio omaggio attraverso la creazione di un ambiente interamente ispirato al maestro russo con un arazzo, un dipinto, una credenza, una specchiera ed il divano Kandissi del 1978, una delle realizzazioni più celebri di Studio Alchimia dove si realizza una contaminazione tra colore e forma, perfettamente coerente con le teorie di Kandinsky. Come scrive Mendini, “La composizione degli oggetti è fatta di segni visivi, gli stilemi sono degli alfabeti adatti a invadere ogni cosa. E’ un processo continuo, energetico, infinito”. Il carattere trasversale dell’esposizione offre l'opportunità di un'approfondita analisi critica in un contesto che coinvolge Italia e Francia e in questa direzione non mancano prospettive d’indagine, talvolta inedite, di sicuro interesse sia per gli appassionati di Arte Astratta che per chi si avvicina per la prima volta a questo genere. “Il linguaggio sviluppato da Kandinsky come progressiva tensione di forze conduce ad un superamento dei canoni estetici tradizionali e alla conquista di nuove prospettive spaziali che saranno determinanti per l’arte del secondo dopoguerra con riflessi sull’espressionismo astratto americano”, afferma Alberto Fiz. La mostra, che si avvale di un prestigioso comitato scientifico di cui fanno parte Pietro Bellasi, Riccardo Carazzetti e Martina Mazzotta Lanza, è accompagnata da un’importante pubblicazione in italiano e francese, edita dalla casa editrice Gabriele Mazzotta, con testi di Alberto Fiz, Pietro Bellasi, Cristina Casero, Gillo Dorfles, Alessandro Mendini, Marco Vallora e con apparati.
Particolare attenzione è dedicata al periodo parigino dell'artista, in cui realizza grandi capolavori del calibro di Noir bigarré del 1935, Voisinage del 1939, Au milieu e Balancement del 1942. Alle opere del grande maestro russo, circa 40 (tra cui spiccano alcuni capolavori degli anni Trenta e Quaranta mai presentati prima d’ora in Italia), se ne affiancano altrettante di artisti italiani e francesi che hanno vissuto in contatto con Kandinsky o che a lui si sono ispirati.
La mostra si apre con una sezione didattica, caratterizzata da un pannello interattivo che riproduce l’opera Noir bigarré del 1935 e offre ai visitatori la possibilità ricreare “il proprio Kandinsky”, spostando i dettagli magnetici colorati del dipinto. Nella sala successiva le note di un piano accompagnano nello spazio dedicato alla ricostruzione della Sala della Musica dell’Esposizione di Architettura di Berlino del 1931 disegnata da Kandinsky. L'ambiente di forte impatto accoglie importanti opere del maestro russo - realizzate dal maestro russo nella seconda metà degli anni Venti - quali Rot in Spitzform del 1925, Sichel del 1926, Schwarzes Stäbchen del 1928 e le coloratissime incisioni della serie Piccoli Mondi del 1922, disposte a raggiera su un grande tavolo espositivo. Nelle sale successive si alternano, le opere di Wassily Kandinsky con quelle di celebri artisti italiani e francesi: Jean Arp, Sophie Taeuber-Arp, César Domela, Piero Dorazio, Gillo Dorfles, Florence Henri, Alberto Magnelli, Alessandro Mendini, Joan Miró, Gianni Monnet, Francis Picabia, Mauro Reggiani, Atanasio Soldati, Ettore Sottsass e Luigi Veronesi, fra cui si istituisce un vero e proprio dialogo fecondo e creativo. I lavori di questi artisti, caratterizzati spesso da un forte carattere cromatico e da linee movimentate, lasciano intuire l’influenza e la stretta connessione con il maestro russo. Il percorso della mostra offre inoltre, in una sala dedicata, la registrazione della “composizione scenica” di Kandinsky, Violett, con scenografie realizzate su suo disegno, grazie alla collaborazione con lo Sprengel Museum di Hannover. La registrazione ripropone la trasposizione a cura del Verein Kunst und Bühne di Hannover tenutasi nel 1996 presso lo Sprengel Museum di Hannover. Dal video emerge la figura poliedrica di Kandinsky, che nella sua ricerca indaga e approfondisce il legame fra arte e musica.
Di particolare interesse è il riferimento al design di Alessandro Mendini che offre un vero e proprio omaggio attraverso la creazione di un ambiente interamente ispirato al maestro russo con un arazzo, un dipinto, una credenza, una specchiera ed il divano Kandissi del 1978, una delle realizzazioni più celebri di Studio Alchimia dove si realizza una contaminazione tra colore e forma, perfettamente coerente con le teorie di Kandinsky. Come scrive Mendini, “La composizione degli oggetti è fatta di segni visivi, gli stilemi sono degli alfabeti adatti a invadere ogni cosa. E’ un processo continuo, energetico, infinito”. Il carattere trasversale dell’esposizione offre l'opportunità di un'approfondita analisi critica in un contesto che coinvolge Italia e Francia e in questa direzione non mancano prospettive d’indagine, talvolta inedite, di sicuro interesse sia per gli appassionati di Arte Astratta che per chi si avvicina per la prima volta a questo genere. “Il linguaggio sviluppato da Kandinsky come progressiva tensione di forze conduce ad un superamento dei canoni estetici tradizionali e alla conquista di nuove prospettive spaziali che saranno determinanti per l’arte del secondo dopoguerra con riflessi sull’espressionismo astratto americano”, afferma Alberto Fiz. La mostra, che si avvale di un prestigioso comitato scientifico di cui fanno parte Pietro Bellasi, Riccardo Carazzetti e Martina Mazzotta Lanza, è accompagnata da un’importante pubblicazione in italiano e francese, edita dalla casa editrice Gabriele Mazzotta, con testi di Alberto Fiz, Pietro Bellasi, Cristina Casero, Gillo Dorfles, Alessandro Mendini, Marco Vallora e con apparati.
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