Ruth Orkin. The Illusion of Time

Ruth Orkin, Jinx and Justin on Scooter, Florence, Italy, 1951

 

Dal 5 March 2026 al 19 July 2026

Bologna

Luogo: Palazzo Pallavicini

Indirizzo: Via San Felice 24

Orari: da giovedì a domenica 10.00-20.00 (ultimo ingresso ore 19.00) Aperture straordinarie: Domenica 5 aprile (Pasqua); lunedì 6 aprile (Pasquetta); sabato 25 aprile; venerdì 1° maggio; lunedì 1 e martedì 2 giugno

Curatori: Anne Morin

Costo del biglietto: € 16 Intero € 14 / € 12 Ridotto € 6 Scuole (2 docenti gratuiti per ogni classe, H/104 gratuiti) Gratuito: bambini fino ai 6 anni non compiuti, guide munite di tesserino per necessità di professione, studio o formazione, possessori di Disability Card rilasciata dall'INPS in vigore da Gazzetta Ufficiale il 23 dicembre 2021)

Telefono per informazioni: +39 3514535469,

E-Mail info: info@palazzopallavicini.com

Sito ufficiale: http://www.palazzopallavicini.com


Dal 5 marzo al 19 luglio 2026, Palazzo Pallavicini a Bologna ospita un’antologica, la più ampia mai organizzata in Italia, dedicata a Ruth Orkin (1921-1985), fotoreporter, fotografa e regista statunitense, tra le più rilevanti del XX secolo.
 
L’esposizione, curata da Anne Morin, promossa da Pallavicini srl di Chiara Campagnoli, Deborah Petroni e Rubens Fogacci con il coordinamento testi di Francesca Bogliolo, in collaborazione con diChroma Photography, patrocinata dal Comune di Bologna, dalla FIAF Federazione Italiana Associazioni Fotografiche e AIRF Associazione Italiana Reporters Fotografi, presenta 187 fotografie, due macchine fotografiche e alcuni importanti documenti, che ripercorrono la traiettoria di una delle personalità più importanti della fotografia del Novecento e ne considerano il ruolo cruciale nella storia di questo genere espressivo.
 
“Ruth Orkin. The Illusion of Time – affermano gli organizzatori - s’inserisce nel filone d’iniziative ideato da Pallavicini srl per approfondire alcune delle figure femminili più interessanti della storia della fotografia, che ha visto alternarsi nelle scorse stagioni le personali di Vivian Maier, Tina Modotti, Lee Miller”.
 
Per Ruth Orkin, la narrazione visiva si costruisce attraverso una successione dinamica di immagini, che prende ispirazione dal cinema, disciplina da cui fu sempre affascinata. Ruth Orkin sognava infatti di diventare una regista, grazie anche all’influenza della madre, Mary Ruby, attrice di film muti, che la portò a frequentare le quinte della Hollywood degli anni Venti e Trenta del Novecento. Nella prima metà del secolo scorso, tuttavia, per una donna la strada per intraprendere questa carriera era disseminata di ostacoli. Ruth Orkin dovette quindi rinunciare al sogno di divenire cineasta o perlomeno dovette reinventarlo e trasformarlo; complice il regalo della sua prima macchina fotografica, una Univex da 39 centesimi, si avvicinò alla fotografia, ma senza mai trascurare il fascino del cinema.
 
Proprio l’appuntamento mancato con la sua vocazione, la costringerà a inventare un linguaggio che mediasse tra queste due arti sorelle, tra l'immagine fissa e l'illusione dell'immagine in movimento.
Come avviene in Road Movie del 1939, quando attraversò in bicicletta gli Stati Uniti da Los Angeles a New York. In quell’occasione, Ruth Orkin tenne un diario che diventò una sequenza cinematografica, un reportage che raccontava questo viaggio e la cui linearità temporale si svolge in ordine cronologico. Ispirandosi ai taccuini e agli album in cui la madre documentava le riprese dei suoi film, e utilizzando lo stesso tipo di didascalie scritte a mano, l’artista inseriva l’immagine fotografica in una narrazione che riprendeva lo schema della progressione cinematografica
 
L’influenza della settima arte è altrettanto evidente nella serie Dall’alto, nella quale Orkin osserva e cattura la vita quotidiana dalla finestra, trasformando la strada in un palcoscenico spontaneo. I soggetti, inconsapevoli del proprio ruolo, diventano protagonisti di un racconto scandito da alternanze di movimento e immobilità, conferendo allo stesso una fluidità magnetica.
 
Completa la rassegna una selezione di ritratti di personalità celebri come Albert Einstein, Marlon Brando, Robert CapaAlfred Hitchcock, Orson Welles, che mostrano in modo emblematico la sua capacità di narrare persone e ambienti con grande immediatezza ed efficacia espressiva.
 
Catalogo edito da Pallavicini srl, con prefazione di Mary Engel, direttrice dell’Archivio Fotografico Ruth Orkin
 

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