Marisa Zattini. ALBERI ~ Alle origini del mondo
Marisa Zattini, Alberi ~ Alle origini del mondo
Dal 20 Giugno 2023 al 17 Settembre 2023
Codigoro | Ferrara | Visualizza tutte le mostre a Ferrara
Luogo: Abbazia di Pomposa
Indirizzo: Via Pomposa Centro 12
Orari: dal martedì alla domenica 8:30 – 19:30 (chiusura biglietteria ore 18:45)
Enti promotori:
- MiC – Ministero della Cultura
- Direzione Regionale Musei Emilia-Romagna
Costo del biglietto: intero Euro 6, ridotto Euro 3
Telefono per informazioni: +39 0533 719119
E-Mail info: drm-ero.abbaziapo-fe@cultura.gov.it
Giovedì 20 luglio 2023, alle ore 19.30, nell’Abbazia di Pomposa, Sala del Refettorio, si terrà l’inaugurazione della mostra “ALBERI ~ Alle origini del mondo”, un’opera installativa realizzata dall’artista-architetto Marisa Zattini nel 2018.
Alla presenza dell’artista interverranno l’architetto Serena Ciliani, Direttore dell’Abbazia di Pomposa e curatrice della mostra e don Stefano Gigli, padre spirituale dell’Abbazia.
«L’installazione – commenta la direttrice Serena Ciliani – completa il progetto Uomo-Natura avviato dall’artista la scorsa estate con l’opera La foresta che è in noi. In questa seconda fase espositiva, attraverso le sezioni di un albero ultracentenario caduto per calamità naturale, sezionato, incernierato e “segnato”, impresso attraverso il laser Marisa Zattini riunisce le ventidue lettere dell’alfabeto. L’Abbazia di Pomposa ribadisce così l’importanza di essere in stretta relazione con l’arte contemporanea per un ampliamento di emozioni e di innesti sinestetici».
Dopo i ventidue alberi in vetroresina che lo scorso anno formavano una foresta fossile iniziatica oggi ritroviamo sezioni di un tronco vero, non artificiale. Un modo differente per riflettere sulle origini del mondo e sul nostro stesso esistere in rapporto al Tutto.
«Se innalzare ventidue alberi, eretici | ermetici, in vetroresina – sottolinea l’artista Marisa Zattini – era stata un’azione che mi aveva portato a ripercorrere un radicamento fra terra e cielo, ponendo un un sigillo fra noi e Dio, ridisegnare l’alfabeto ebraico imprimendo col fuoco, nel durame dell’albero, ognuna delle ventidue lettere, mi ha permesso di perdermi nello spazio interiore della Natura originaria, sperimentando la continuità di una identica esperienza fra interno/ esterno. Nella ventitreesima sezione arborea ho impresso a fuoco un Ouroboros e ho posizionato il numero 137 che esprime il rapporto tra la luce e la materia e corrisponde, numerologicamente, alla parola Kabbalah».
Il catalogo edito per l’occasione documenterà l’opera nel suggestivo contesto architettonico grazie alla campagna fotografica dell’architetto Gian Paolo Senni, dando testimonianza di un allestimento che nel suo essere in relazione con lo spazio modifica l’emozionalità stessa dell’opera. Ad arricchire i contributi critici, oltre al testo della curatrice Serena Ciliani, un testo inedito del poeta-drammaturgo Fabrizio Parrini.
«Mi auguro che anche questo nuovo evento artistico – conclude la direttrice Serena Ciliani – sia gradito ai nostri visitatori, appassionati e attenti, così come lo è stato quello dello scorso anno».
Alla presenza dell’artista interverranno l’architetto Serena Ciliani, Direttore dell’Abbazia di Pomposa e curatrice della mostra e don Stefano Gigli, padre spirituale dell’Abbazia.
«L’installazione – commenta la direttrice Serena Ciliani – completa il progetto Uomo-Natura avviato dall’artista la scorsa estate con l’opera La foresta che è in noi. In questa seconda fase espositiva, attraverso le sezioni di un albero ultracentenario caduto per calamità naturale, sezionato, incernierato e “segnato”, impresso attraverso il laser Marisa Zattini riunisce le ventidue lettere dell’alfabeto. L’Abbazia di Pomposa ribadisce così l’importanza di essere in stretta relazione con l’arte contemporanea per un ampliamento di emozioni e di innesti sinestetici».
Dopo i ventidue alberi in vetroresina che lo scorso anno formavano una foresta fossile iniziatica oggi ritroviamo sezioni di un tronco vero, non artificiale. Un modo differente per riflettere sulle origini del mondo e sul nostro stesso esistere in rapporto al Tutto.
«Se innalzare ventidue alberi, eretici | ermetici, in vetroresina – sottolinea l’artista Marisa Zattini – era stata un’azione che mi aveva portato a ripercorrere un radicamento fra terra e cielo, ponendo un un sigillo fra noi e Dio, ridisegnare l’alfabeto ebraico imprimendo col fuoco, nel durame dell’albero, ognuna delle ventidue lettere, mi ha permesso di perdermi nello spazio interiore della Natura originaria, sperimentando la continuità di una identica esperienza fra interno/ esterno. Nella ventitreesima sezione arborea ho impresso a fuoco un Ouroboros e ho posizionato il numero 137 che esprime il rapporto tra la luce e la materia e corrisponde, numerologicamente, alla parola Kabbalah».
Il catalogo edito per l’occasione documenterà l’opera nel suggestivo contesto architettonico grazie alla campagna fotografica dell’architetto Gian Paolo Senni, dando testimonianza di un allestimento che nel suo essere in relazione con lo spazio modifica l’emozionalità stessa dell’opera. Ad arricchire i contributi critici, oltre al testo della curatrice Serena Ciliani, un testo inedito del poeta-drammaturgo Fabrizio Parrini.
«Mi auguro che anche questo nuovo evento artistico – conclude la direttrice Serena Ciliani – sia gradito ai nostri visitatori, appassionati e attenti, così come lo è stato quello dello scorso anno».
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