Capolavori Ritrovati. Il Museo dell’Opera del Duomo di Firenze si arricchisce di tre preziose sculture trecentesche di Arnolfo di Cambio e di Tino da Camaino
Capolavori Ritrovati. Il Museo dell’Opera del Duomo di Firenze si arricchisce di tre preziose sculture trecentesche di Arnolfo di Cambio e di Tino da Camaino
Dal 7 December 2016 al 31 December 2017
Firenze | Visualizza tutte le mostre a Firenze
Luogo: Museo dell'Opera del Duomo
Indirizzo: piazza del Duomo 9
Enti promotori:
- Città Metropolitana di Firenze
Telefono per informazioni: +39 055 2760346
E-Mail info: met@cittametropolitana.fi.it
Sito ufficiale: http://met.provincia.fi.it
L’Apostolo di Arnolfo di Cambio sarà collocato sul colossale modello dell’antica facciata del Duomo di Firenze. Appartenute al patrimonio della Cattedrale, le tre opere sono state acquistate dall’Opera di Santa Maria del Fiore sul mercato antiquario
Il Museo dell’Opera del Duomo di Firenze si arricchisce di tre preziose sculture trecentesche appartenute alla Cattedrale di Firenze: un Apostolo di Arnolfo di Cambio proveniente dall’antica facciata del Duomo di Firenze e due angeli reggidrappo di Tino da Camaino che facevano parte della tomba del Vescovo Antonio d’Orso. Le tre opere saranno visibili al pubblico a partire dal 7 dicembre 2016. Si tratta di un’acquisizione eccezionale sia per l’eccelsa qualità delle opere, sia perché restituisce alla città di Firenze tre sculture risalenti alla fase iniziale di costruzione e decorazione della Cattedrale, avviata nel 1296 dall’architetto e scultore Arnolfo di Cambio.
Le tre sculture erano apparse sul mercato durante l’ultima Biennale Internazionale dell’Antiquariato di Firenze, presentate dalla Galleria Mehringer Benappi da cui l’Opera di Santa Maria del Fiore le ha acquistate dopo un’attenta valutazione.
E’ del grande architetto e scultore Arnolfo di Cambio, l’Apostolo in marmo che sarà collocato sul modello a grandezza naturale dell’antica facciata del Duomo di Firenze, nella sala del Paradiso, nella posizione per cui originariamente era stato realizzato.
La figura marmorea - alta 118 cm per 38,5 di larghezza – fu rimossa nel 1587, quando l’antica facciata del Duomo di Firenze fu distrutta per volere dei Medici, passando nell’Ottocento dai depositi dell’Opera di Santa Maria del Fiore nelle collezioni dei marchesi Torrigiani. L’Apostolo faceva parte del gruppo della Dormitio Virginis che si trovava nel timpano della porta meridionale della facciata del Duomo. La posizione delle braccia dell’Apostolo lascia pensare che la figura sostenesse il lenzuolo del letto funebre della Vergine dormiente, la cui versione originale, assai danneggiata, si trova nel Bode Museum di Berlino. La traccia di una mano scolpita sotto il lenzuolo, a sinistra della Vergine, conferma la presenza in origine di una figura protratta sul feretro in atto di sollevare il sudario, da identificarsi proprio con la preziosa scultura dell’Apostolo di Arnolfo.
“Quasi tutti gli altri elementi del gruppo della Dormitio Virginis esposto al Museo dell’Opera del Duomo sono copie”, afferma il direttore del Museo Timothy Verdon, “e così il ritorno di questa importante scultura originale è particolarmente significativo per il Museo”.
Sono del maestro senese Tino di Camaino i due angeli reggidrappo, realizzati originariamente per la tomba del Vescovo Antonio d’Orso, risalente al 1321, per la controfacciata del Duomo di Firenze. Queste opere - alte rispettivamente 36,5 cm e 35 cm e larghe alla base 57,5 cm e 56,8 cm – verosimilmente decoravano la cimasa del perduto tabernacolo architettonico del monumento. I due angeli, inginocchiati, guardano adoranti verso l’alto con in mano i lembi di un drappo (ora perduto), che, steso sopra l’effigie del Vescovo, alludeva alla Elevatio animae del prelato: l’innalzamento verso Dio della sua anima dopo morto. Il monumento, spostato più volte all’interno del Duomo e senza il suo tabernacolo architettonico, fu riportato nella posizione originale solo nel primo Novecento.
Le due sculture di Tino da Camaino saranno collocate nella “sala delle Navate” del Museo.
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