Lisa Batacchi. The Time of Discretion - Chapter One
© Lisa Batacchi
Dal 7 Giugno 2018 al 25 Luglio 2018
Firenze | Visualizza tutte le mostre a Firenze
Luogo: Le Murate. Progetti arte contemporanea
Indirizzo: via dell'Agnolo
Orari: dal Martedi al Sabato 14-19.30
Curatori: Veronica Caciolli
Telefono per informazioni: +39 055 2476873
E-Mail info: info.pac@muse.comune.fi.it
Sito ufficiale: http://www.lemuratepac.it/
Si intitola The time of Discretion – Chapter One, la prima personale allestita in uno spazio istituzionale dall’artista fiorentina Lisa Batacchi curata da Veronica Caciolli, ultima mostra del ciclo Global Identities: Postcolonial and Cross-cultural Narratives diretto da Valentina Gensini, in programma a Le Murate. Progetti Arte Contemporanea dal 7 giugno al 25 luglio.
L’esposizione si pone come retrospettiva su un ciclo di lavori sviluppati specificamente sul tema della discrezione e intesi come il suo primo capitolo, nell’arco degli ultimi due anni.
La mostra consta di due opere realizzate nel sud della Cina assieme al popolo Hmong e di circa venti nuovi lavori prodotti espressamente per questa occasione, tra installazioni, arazzi, video, fotografie, archivio documentario e reperti simbolici.
The Time of Discretion è un progetto transnazionale in progress, che schiude questioni complesse ed estremamente sensibili, che valicano largamente i confini dell’arte. La mostra incrocia esperienza e rappresentazione, pone a confronto Oriente e Occidente, avanzando un denso scenario teorico in relazione ai processi di globalizzazione.
Il progetto prende le mosse dalla partecipazione di Lisa Batacchi alla Land Art Mongolia Biennal del 2016, il cui tema da declinare riguardava l’interpretazione dell’asse che divide il cielo dalla terra. Per farlo, l’artista ha raggiunto Guizhou, un villaggio montano della Cina meridionale dove l'antico popolo dei Hmong (originario dell’area siberiano-mongolica), osserva quotidianamente una ritualità tradizionale. Custodisce in particolare una pratica specifica, considerata divinatoria, quella della tintura naturale ad indaco. Una grande tenda così realizzata dall’artista, manualmente, con lentezza e discrezione, assieme alle donne Hmong, è stata in seguito trasportata in processione verso il monte sacro Altan Ovoo, per la performance di inaugurazione della Biennale. Il cavallo-mucca ivi rappresentato, espone una simbologia derivata da un oracolo cinese della tradizione classica, interrogato preliminarmente dall’artista, le cui sentenze sono governate da una logica di casualità, attraverso il lancio ripetuto di monete. Una casualità intesa evidentemente come non casuale ma segretamente determinata, regola anche deliberatamente, il comportamento progressivo di Lisa Batacchi. Una successiva esperienza presso questo popolo le ha permesso la tintura di un altro tessuto, che attinge ancora ai significati espressi nel quarantesimo e nel secondo esagramma dell’I-Ching (La liberazione - Il ricettivo).
A questi, si affiancano in mostra ulteriori venti lavori multimediali, prodotti per questa esposizione e mostrati in anteprima per lo spazio de Le Murate. Progetti Arte Contemporanea.
La collaborazione con differenti tipi di maestrie, attività che caratterizza una delle direzioni del progetto, è stata estesa dall’artista anche al territorio locale, dapprima nella città di Firenze, dove attraverso gli antichi telai della Fondazione Arte della Seta Lisio, ha potuto realizzare cinque arazzi in tessuto. Un toli, amuleto usualmente indossato e utilizzato dagli sciamani mongoli, è stato invece riprodotto su larga scala, a fini performativi oltre che espositivi, in parternship con la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa.
Un nuovo lavoro tessile tinto a guado (antico colore vegetale) verrà realizzato durante l’estate assieme a Natural Color Culture nelle Marche e presentato in anteprima a Le Murate il prossimo 4 settembre.
La mostra è inoltre arricchita da quattro serie fotografiche che da una parte documentano la performance svolta per la Land Art Mongolia Biennal, il backstage materiale di questo primo capitolo e da una raccolta che rappresenta la bellezza, la persistenza della tradizione e la fragilità di un mondo parzialmente isolato, alle soglie della globalizzazione ma ancora magicamente possibile. Travel Notes, una selezione di riprese video registrate tra il 2016 e il 2017, ripercorre le tappe paesaggistiche, relazionali e culturali della Mongolia, dell’Inner Mongolia e della Cina meridionale, in cui poesia, immaginari e narrazioni si confondono.
L’occasione della mostra offre una quanto mai interessante e puntuale moltitudine di questioni: le reciproche interferenze o impermeabilità tra differenti culture, lo status di alcune minoranze etniche, gli esiti della globalizzazione, i ruoli della produzione industriale e manuale, le teorie sulla decrescita, la potenza o la miseria della memoria, che conducono a riaffermare il teorema dell'arte come dispositivo di coscienza sociale. A corredo, una selezione di pubblicazioni specifiche su questi temi sarà consultabile in emeroteca.
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