Werner Bischof. Point of view
Dal 19 Maggio 2026 al 18 Ottobre 2026
Milano | Visualizza tutte le mostre a Milano
Luogo: Museo Diocesano Carlo Maria Martini
Indirizzo: Piazza Sant’Eustorgio 3
Orari: Martedì - domenica, ore 10.00 - 18.00 Ultimo ingresso ore 17.30 Lunedì chiuso. INGRESSO SERALE (da venerdì 29 maggio 2026; ingresso da Corso di Porta Ticinese 95) Lunedì-domenica, ore 17.30-22.30 (Ultimo ingresso ore 22.00)
Curatori: Marco Bischof, Andréa Holzherr, Tania Kuhn
Costo del biglietto: Intero €9, ridotto €7, €23 famiglia (2 adulti + max 4 giovani 7-18 anni). Ingresso serale Biglietti €12 ingresso mostra + prima consumazione a InChiostro Bistrot
Telefono per informazioni: +39 02 89420019
Sito ufficiale: http://www.chiostrisanteustorgio.it
La mostra è realizzata dal Museo Diocesano Carlo Maria Martini di Milano, in collaborazione con Magnum Photos e Werner Bischof Estate. Main sponsor Dils azienda leader nel Real Estate, con il sostegno di Fondazione Banca Popolare di Milano e Mapei; travel partner Trenord.
L’esposizione presenta 200 fotografie vintage originali, affiancate da una serie di contact sheets e da un documentario che, con sguardo ancora oggi straordinariamente attuale, raccontano la storia con empatia, attenzione e profondo rispetto per la dignità umana.
“Torna l’appuntamento estivo del Museo Diocesano dedicato alla grande fotografia - dichiara Nadia Righi, direttrice del Museo Diocesano Carlo Maria Martini - con una mostra che, attraverso l’opera di uno straordinario fotografo del secolo scorso, offre ancora oggi uno sguardo capace di parlare al presente. Werner Bischof con la sua fotografia testimonia incessantemente l’importanza di guardare il mondo con consapevolezza e curiosità e di entrare in sintonia con tutta la realtà, dai grandi avvenimenti della Storia fino agli aspetti apparentemente più marginali ma anche il desiderio di restituire il senso più profondo delle cose”.
“L'eredità di nostro padre dimostra che solo le opere realizzate con tutto il cuore hanno un senso, afferma Marco Bischof, co-curatore della mostra e direttore di Werner Bischof Estate. Unendo etica ed estetica, mio padre, Werner Bischof, ha creato un'opera di importanza senza tempo, che continua a ispirarmi ogni volta di nuovo. E per questo ringrazio il Museo Diocesano Carlo Maria Martini per averci concesso di esporre queste immagini”.
“Siamo orgogliosi di sostenere la mostra dedicata a Werner Bischof – commenta Giuseppe Amitrano, Founder e Group CEO di Dils – e di rinnovare, per il terzo anno consecutivo, la collaborazione con il Museo Diocesano Carlo Maria Martini. Questa esposizione offre al pubblico lo sguardo profondo, umano e attualissimo di Bischof e conferma la straordinaria capacità del Museo Diocesano di rendere l’arte un’esperienza viva, aperta al dialogo e alla riflessione. Il nostro ringraziamento va alla Direttrice Nadia Righi e a tutto il suo team, per aver creato un luogo accogliente e aperto alla città, uno spazio in cui ritrovare bellezza, nuovi stimoli e concedersi il tempo per interrogarsi. Il sostegno a questa iniziativa si inserisce nel percorso di This is my Milano, il programma di responsabilità sociale con cui Dils, dal 2020, ha sostenuto oltre 80 realtà del terzo settore attraverso 144 iniziative dedicate alla promozione di attività culturali e sociali, alla valorizzazione dei quartieri e al supporto delle persone più fragili”.
Il percorso espositivo si sviluppa in quattro sezioni cronologiche che ripercorrono le tappe fondamentali della carriera di Bischof: Svizzera 1932-1944 racconta gli anni della formazione e le prime sperimentazioni; Europa 1945-1950 raccoglie foto che documentano l’Europa devastata dalla Seconda Guerra Mondiale, tema che segna profondamente il lavoro e la visione dell’autore; Asia 1951-1952 raccoglie i reportage realizzati in India, Giappone, Corea, Hong Kong e Indocina; infine, Nord e Sud America 1953-1954 testimonia l’ultima fase di ricerca di Bischof, con le nuove esplorazioni visive nel continente americano.
Immediatezza e forza espressiva caratterizzano ogni fotografia di Bischof, la cui continua tensione verso una lettura profonda della realtà si esprimeva attraverso la rigorosa cura formale, le composizioni equilibrate e le misurate gradazioni del bianco e nero con cui curava i suoi scatti. Tratti distintivi che gli valsero, già all’epoca, il riconoscimento della critica e la definizione, rara per un fotogiornalista, di vero e proprio “artista”. Del resto, Bischof era solito prendere appunti, fare schizzi veloci o veri e propri disegni, come si osserva nei suoi diari, in modo da entrare in totale sintonia con i luoghi, le vicende e le persone che intendeva raccontare, rispettando la loro dimensione e avvicinandosi a queste realtà con finezza intellettuale e con sensibilità da puro umanista.
Ad accompagnare l’esposizione, un ricco programma di iniziative collaterali, tra cui incontri di approfondimento sui temi dell’esposizione e sulla fotografia, oltre a visite guidate.
In occasione di Chiostro di Fiera, dal 22 maggio al 24 maggio la mostra sarà aperta fino alle ore 21.00.
Da venerdì 29 maggio 2026 sarà possibile visitare l’esposizione fotografica anche in orario serale: dal lunedì alla domenica, dalle ore 17.30 alle 22.30 (ultimo ingresso ore 22.00) con la formula €12, comprensiva di prima consumazione a InChiostro Bistrot e ingresso all’esposizione.
Catalogo Dario Cimorelli Editore.
Werner Bischof nasce a Zurigo, Svizzera, nel 1916. Studia fotografia con Hans Finsler e grafica con Alfred Willimann nella sua città natale, alla Scuola di Arti e Mestieri, per poi aprire uno studio fotografico e pubblicitario. Nel 1942 diventa collaboratore freelance per la rivista mensile culturale Du, che pubblica i suoi primi importanti lavori fotografici a partire dal 1943. Il reportage che realizza nel 1945, dedicato alla devastazione causata dalla Seconda guerra mondiale, gli vale il riconoscimento internazionale.
Negli anni successivi, Bischof si muove tra Italia e Grecia per il Dono Svizzero, organizzazione dedita alla ricostruzione postbellica, mentre per Picture Post, The Observer, Illustrated ed Epoca pubblica i resoconti dei viaggi in Europa orientale, Finlandia e Norvegia. Nel 1949 è uno dei primi fotografi ad unirsi ai membri fondatori dell’agenzia Magnum Photos, nata nel 1947.
Nel 1951 documenta la carestia in India per conto della rivista Life, e in seguito lavora in Giappone, Corea, Hong Kong e Indocina: le immagini di questi reportage furono utilizzate nelle principali riviste fotografiche. Non apprezzando la superficialità e il sensazionalismo diffusi nel mondo dell’editoria, Bischof dedica gran parte della sua vita professionale alla ricerca delle culture tradizionali. Questi anni di lavoro si chiudono idealmente con una grande mostra a Zurigo, l’importante pubblicazione del reportage in Asia sulla rivista Du e l’uscita di un suo libro sul Giappone, Japon (edito da Delpire), che gli varrà la vittoria, postuma, del premio Nadar nel 1955.
Nel 1953 Bischof, sempre alla ricerca di nuovi mezzi espressivi, realizza una serie di fotografie a colori degli Stati Uniti, dalla composizione ampia e articolata. L'anno successivo, viaggia in Messico e Panama con una cinepresa in valigia, per poi raggiungere una remota zona del Perù.
Werner Bischof muore tragicamente in un incidente stradale sulle Ande il 16 maggio 1954.
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