Afran. Smarriti in una selva luminosa
Afran, Dante Alighieri, 2023. Tecnica mista, cucitura di Denim e cerniere su scultura di polistirolo, 90x90x50 cm.
Dal 1 Aprile 2023 al 30 Aprile 2023
Desio | Milano | Visualizza tutte le mostre a Milano
Luogo: Museo Giuseppe Scalvini - Villa Tittoni
Indirizzo: Via Lampugnani 62
Orari: da giovedì a domenica 10.30-12.30 / 15.30-18. Domenica 9 aprile Santa Pasqua la mostra rimane chiusa
Curatori: Cristiano Plicato
E-Mail info: [email protected]
Sito ufficiale: http://www.ma-ec.it
Sabato 1 aprile al Museo Giuseppe Scalvini di Desio verrà inaugurata la mostra personale di Afran,
Smarriti in una selva luminosa. In esposizione dipinti, sculture e alcune installazioni site-specific, in
dialogo con le antiche sale del Museo.
Un progetto ambizioso, realizzato in collaborazione con MA-EC Gallery che da anni segue il percorso
artistico di Afran e che va ad arricchire il lungo elenco di sedi prestigiose che hanno ospitato le sue
creazioni, dalla Biennale di Venezia alla Triennale di Milano, allo Spielzeug Museum di Basilea, solo per
citarne alcuni.
Scrive il critico Simona Bartolena: “Non c’è opera di questo giovane e talentuoso artista che non porti
traccia del suo pensiero: un pensiero solido, strutturato, intelligente. “Il mio intento è di raccontare le
contraddizioni del nostro tempo”, afferma, “Di fatto il nostro mondo non è più scuro come quello
medievale di Dante, il nostro è meraviglioso, tecnologico, iperconnesso; un mondo che ha potuto
imparare dalle grandi guerre, che ha abbattuto il muro di Berlino, ma paradossalmente ci ritroviamo nel
2023 a scavare trincee nella maniera più rudimentale mentre contemporaneamente controlliamo le
posizioni avversarie con dei droni”. La ricerca di Afran si concentra proprio sulle grandi contraddizioni di
questo nostro tempo, sulle questioni identitarie (assai complesse per un ragazzo camerunense
trapiantato in Italia) che caratterizzano la società contemporanea e sull’insopportabile dilagare della
necessità di apparire, che vede nell’esteriorità l’unico idolo. Va proprio in questa direzione la scelta
della stoffa – del Denim in particolare, tessuto dal notevole valore simbolico, democratico e
modernamente novecentesco –, per Afran “una sorta di grado zero”, un materiale nel quale ciascuno
può “plasmare” la propria identità, costruendosi la propria immagine esteriore.
Il messaggio corre di opera in opera, affidandosi a mezzi espressivi differenti. Afran non urla; anche la
sua provocazione è sottile, mai esaltata, mai compiaciuta. Non c’è la tentazione dell’autocelebrazione
nei suoi lavori, piuttosto un’immediatezza e un’onestà a tratti disarmante. E dunque ecco il gioco, le
sovrapposizioni, le contaminazioni culturali, le strizzatine d’occhio al pop, i riferimenti alla tradizione
occidentale e alle radici africane, in un efficace crogiuolo che riflette la complessità del nostro tempo,
imponendoci riflessioni tutt’altro che banali.
Pacchi Amazon che diventano cavalli di troia da accogliere in casa propria o vitelli d’oro da idolatrare,
funghi allucinogeni coperti dai loghi delle più note piattaforme social, maschere tribali composte dalle
medesime icone, statue classiche deturpate da un tentativo di decorazione “finito male”, sculture sacre
coperte di elegantissimi pattern floreali… In un caleidoscopio di colori e materiali, Afran ci proietta in un
mondo affascinante e attraente, che custodisce dietro alla sua piacevolezza un messaggio molto
prezioso. Un messaggio su cui è bene riflettere.”
Smarriti in una selva luminosa. In esposizione dipinti, sculture e alcune installazioni site-specific, in
dialogo con le antiche sale del Museo.
Un progetto ambizioso, realizzato in collaborazione con MA-EC Gallery che da anni segue il percorso
artistico di Afran e che va ad arricchire il lungo elenco di sedi prestigiose che hanno ospitato le sue
creazioni, dalla Biennale di Venezia alla Triennale di Milano, allo Spielzeug Museum di Basilea, solo per
citarne alcuni.
Scrive il critico Simona Bartolena: “Non c’è opera di questo giovane e talentuoso artista che non porti
traccia del suo pensiero: un pensiero solido, strutturato, intelligente. “Il mio intento è di raccontare le
contraddizioni del nostro tempo”, afferma, “Di fatto il nostro mondo non è più scuro come quello
medievale di Dante, il nostro è meraviglioso, tecnologico, iperconnesso; un mondo che ha potuto
imparare dalle grandi guerre, che ha abbattuto il muro di Berlino, ma paradossalmente ci ritroviamo nel
2023 a scavare trincee nella maniera più rudimentale mentre contemporaneamente controlliamo le
posizioni avversarie con dei droni”. La ricerca di Afran si concentra proprio sulle grandi contraddizioni di
questo nostro tempo, sulle questioni identitarie (assai complesse per un ragazzo camerunense
trapiantato in Italia) che caratterizzano la società contemporanea e sull’insopportabile dilagare della
necessità di apparire, che vede nell’esteriorità l’unico idolo. Va proprio in questa direzione la scelta
della stoffa – del Denim in particolare, tessuto dal notevole valore simbolico, democratico e
modernamente novecentesco –, per Afran “una sorta di grado zero”, un materiale nel quale ciascuno
può “plasmare” la propria identità, costruendosi la propria immagine esteriore.
Il messaggio corre di opera in opera, affidandosi a mezzi espressivi differenti. Afran non urla; anche la
sua provocazione è sottile, mai esaltata, mai compiaciuta. Non c’è la tentazione dell’autocelebrazione
nei suoi lavori, piuttosto un’immediatezza e un’onestà a tratti disarmante. E dunque ecco il gioco, le
sovrapposizioni, le contaminazioni culturali, le strizzatine d’occhio al pop, i riferimenti alla tradizione
occidentale e alle radici africane, in un efficace crogiuolo che riflette la complessità del nostro tempo,
imponendoci riflessioni tutt’altro che banali.
Pacchi Amazon che diventano cavalli di troia da accogliere in casa propria o vitelli d’oro da idolatrare,
funghi allucinogeni coperti dai loghi delle più note piattaforme social, maschere tribali composte dalle
medesime icone, statue classiche deturpate da un tentativo di decorazione “finito male”, sculture sacre
coperte di elegantissimi pattern floreali… In un caleidoscopio di colori e materiali, Afran ci proietta in un
mondo affascinante e attraente, che custodisce dietro alla sua piacevolezza un messaggio molto
prezioso. Un messaggio su cui è bene riflettere.”
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afran
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