Inge Morath. Lo sguardo laterale

© Inge Morath / Magnum Photos | Inge Morath, Lama vicino a Times Square, New York, 1957

 

Dal 5 Dicembre 2026 al 28 Febbraio 2027

Luogo: Fabbrica del Vapore

Indirizzo: Via Procaccini 4

Orari: Dal Lunedì al Venerdì: dalle ore 9,30 alle ore 19,30. Sabato, Domenica e Festivi: dalle ore 9,30 alle ore 20,30. Ultimo ingresso trenta minuti prima della chiusura

Curatori: Kurt Kaindl con Vittoria Mainoldi

Costo del biglietto: intero € 14, ridotto € 12, scuole € 6, gratuito fino a 5 anni Abbonamento Musei Tesserati Icom Guide e giornalisti dietro accredito

Telefono per informazioni: +39 351 3364 334


“Un ritratto è un incontro in cui due persone imparano a conoscersi.”
— Inge Morath
  Una grande mostra dedicata a Inge Morath, una delle più interessanti figure della storia della fotografia del Novecento, approda alla Fabbrica del Vapore a dicembre 2026.

L’esposizione è prodotta e organizzata da Navigare Srl con il Comune di Milano, Fabbrica del Vapore, in collaborazione con Fotohof, ONO arte e Inge Morath Estate.
Dal 5 dicembre 2026 al 28 febbraio 2027 Fabbrica del Vapore di Milano presenta, nello Spazio Cisterne Inge Morath. Lo sguardo laterale, una mostra dedicata alla grande fotografa austriaca, prima donna a diventare nel 1955 membro della celebre agenzia Magnum.

Il progetto riunisce oltre 100 fotografie, tra quelle conservate presso Fotohof, realizzate tra i primi anni ‘50 fino al 2002 – poco prima che morisse – per raccontare il modo unico di lavorare della fotografa, la sua capacità di avvicinarsi ai soggetti, di come il suo lavoro non fu solo storico ed estetico, e di come il suo approccio era, prima di tutto, un mezzo di comunicazione e uno sguardo laterale per rivelare la realtà.

I suoi scatti mostrano una capacità eccezionale di catturare l’anima dei soggetti senza prevaricarli, bilanciando il rispetto per la loro identità con una profonda sensibilità psicologica.
In mostra anche un’ampia sezione documentaria, con lettere e appunti legati alla sua attività e riviste su cui furono pubblicati i suoi servizi.

Inge Morath (1923 – 2002) nel corso della sua carriera realizzò reportage in diverse parti del mondo, approfondendo cultura e tradizioni dei luoghi visitati: parlava sei lingue e viaggiò per l’Europa, l’Africa, il Medio Oriente, l’Unione Sovietica e la Cina; il suo lavoro nasceva da una profonda esigenza personale: «la ricerca di una verità interiore», come lei stessa scriveva.
Tra i lavori più significativi della sua carriera ci sono i ritratti, dedicati tanto a persone comuni quanto a celebrità. Ma il suo sguardo si distingueva anche nella fotografia di luoghi capaci di evocare la presenza di chi li aveva vissuti: dalla casa di Boris Pasternak alla biblioteca di Puškin, dalla dimora di Čechov alla camera da letto di Mao Zedong, fino agli studi degli artisti e ai monumenti.

Questi lavori della fotografa hanno la capacità di trasformare gli spazi in silenziose testimonianze di vite e memorie.
Attraverso tre sezioni – ritratti di celebrità, vita quotidiana, ritratti di viaggio – la mostra mette in luce come l’intento di Morath fosse quello di disarmare il naturale bisogno del suo soggetto di mettersi in posa. Il risultato visivo, di questo modo personale di interpretare il mondo, sono fotografie intime e allo stesso tempo prive di qualsiasi giudizio o imposizione.
Infatti, in qualità di fotografa in paesi in via di sviluppo durante la seconda metà del Novecento, sarebbe stato facile per lei avvicinarsi ai suoi soggetti con lo sguardo curioso dello straniero; invece, lontana da ogni forma di orientalismo, documenta le persone desiderando conoscerle per quello che erano, avvicinandosi a loro con umiltà quando sentiva di non avere gli strumenti per cogliere appieno la loro realtà.

Lungo il percorso di mostra, una parentesi è poi dedicata alla collaborazione di Morath con l’artista Saul Steinberg (1914-1999): il fumettista e illustratore diede vita alla famosa “Mask Series”, creando maschere grottesche su comuni sacchetti e scatole di cartone che, indossate da volti noti dell’epoca e immortalate, volevano essere un’esplorazione del rapporto tra il soggetto e la sua maschera sociale.

Infine, la ricostruzione dello studio della fotografa attraverso gli scatti di Kurt Keindl – curatore, fotografo e amico di Morath – e un video reportage, illustrano la sua quotidianità e vita così ricca di eventi che hanno intersecato tutta la storia del Novecento.

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