Jean-Pierre Landau. L’ascolto all’opera
Dal 27 April 2015 al 6 May 2015
Milano
Luogo: Spazio Tadini
Indirizzo: via Niccolò Jommelli 24
Orari: dal martedì al sabato 15:30-19. In occasione di eventi serali fino alle 22:30 e su appuntamento
Curatori: Fortunato D'Amico
Telefono per informazioni: +39 02 26829749
E-Mail info: ms@spaziotadini.it
Sito ufficiale: http://www.spaziotadini.it
Spazio Tadini propone nel mese di maggio, ad apertura dell’Expo 2015, una mostra di taglio internazionale con un gruppo di artisti e psicoanalisti che, in collaborazione con l’Istituto francese di Cultura, ha voluto portare a Milano una riflessione sul rapporto tra arte e psicoanalisi che si concluderà con la collettiva di artisti aderenti al movimento Mnemoart: Il gusto delle parole, energia per la vita. La mostra di Jean Pierre Landau a Spazio Tadini è la seconda tappa di un percorso che è iniziato dal rapporto con il padre, affrontato nel corso della mostra all’istituto Francese di Milano (“Landau padre e figlio” dal 17 al 27 febbraio catalogo a cura di Fortunato D’Amico). Nella mostra personale L’ascolto all'opera dal 27 aprile al 6 maggio, a Spazio Tadini, si focalizza l’attenzione sull’arte pittorica e il suo linguaggio. A seguire, dall’8 al 23 maggio 2015 verranno esposte le opere degli artisti aderenti al gruppo di arte e psicoanalisi MnemoArt che svilupperanno una riflessione anche attraverso incontri e performance, sul dialogo costante tra il gesto e la mente di cui la parola è strumento più ricco e complesso. Un modo particolare di parlare di nutrizione. “Un’artista con la passione della psicanalisi o uno psicanalista con la passione dell’arte? – si interroga Fortunato d’Amico - Questo dilemma probabilmente non ha soluzione osservando l’opera di Jean Pierre Landau, figlio di un’artista polacco, protagonista dell’ École de Paris, padre archetipo del conflitto generazionale successivamente risolto attraverso la compensazione della pratica artistica. Jean Pierre esprime un’intensa partecipazione interiore per l’attività creativa, che ad osservare le sue tele con le finiture incompiute sembra travalicare qualsiasi ostacolo, blocco o chiusura mentale, per confluire in un’indagine espressiva diretta a manifestare quelle emozioni interiori altrimenti difficili da comunicare. La scelta dei contenuti da un lato si presenta astratta, dall’altro evidenzia figure umane evanescenti risalite dal ricordo mnemonico e sistemate in una composizione schematicamente disposta a privilegiare il sistema di relazione tra i soggetti presentati. Se davvero queste sono le intenzioni possiamo allora identificare, nelle vaghe siluette impresse sui supporti, il prototipo della famiglia e la sua costruzione psicologica, certamente non casuale, dove le parentele assumono pesi e significati profondi”. “MnemoArt - spiega Tamara Landau - vuole far conoscere, al pubblico che arriverà a Milano per l’Expo, un altro aspetto dell'energia per la vita dell'essere umano: la parola. L'uomo ha un bisogno primario di essere nutrito tanto di parole quanto di cibo per sopravvivere, sviluppare la sua creatività e vivere in armonia con l'ambiente. Il silenzio reattiva la crudeltà melanconica e la pulsione di distruzione. Con questa mostra milanese, il gruppo Mnemoart si propone dievidenziare come il bimbo si struttura già prima della nascita tramite i colori e il gusto delle parole pronunciate dalla madre e dal cibo da lei ingerito. Sin dall'inizio, è la varietà dei colori e dei sapori delle sue parole che gli permette di pensare e, in seguito, di parlare e scrivere. Se si analizza quali siano le parole che vengono per prima a perdersi in una lingua che “muore” sono proprio quelle che denotano i colori. I sapori dei cibi dell’infanzia restano invece indelebili nei ricordi di ognuno di noi, anche in chi subisce gli effetti di una malattia degenerativa. La vita è musica, gusto e colore delle parole».
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