Regine Schumann. Chromasophia
Regine Schumann, Colormirror Yellow Green Bonn + Colormirror Violet Orange Bonn, 2018, 215x110x10 cm. cad. (dark)
Dal 2 Febbraio 2021 al 29 Maggio 2021
Milano | Visualizza tutte le mostre a Milano
Luogo: Dep Art Gallery
Indirizzo: Via Comelico 40
Orari: da martedì a sabato ore 10.30 - 19; chiuso domenica e lunedì. Salvo diverse disposizioni governative
Curatori: Alberto Zanchetta
Prolungata: fino al 29 maggio 2021
Costo del biglietto: ingresso gratuito
Telefono per informazioni: +39 02.36535620
E-Mail info: art@depart.it
Sito ufficiale: http://www.depart.it
Per la sua seconda personale alla Dep Art Gallery di Milano Regine Schumann presenta circa venti opere in plexiglass acrilico, diverse delle quali realizzate appositamente per l’occasione e in esclusiva per la galleria milanese.
L’esposizione, a cura di Alberto Zanchetta, si intitola “Chromasophia”, neologismo che unisce le parole Colore/Chroma e Sapienza/Sophia: una “sapienza del colore” che Schumann ha maturato nel corso dei decenni con l’intento di offrire allo spettatore infinite possibilità combinatorie, tutte egualmente sorprendenti.
Per la prima volta in Italia, la personale espone la recente serie Moons, nata dalle urgenze espressive dell’artista emerse nei primi mesi della pandemia: «La serie è stata creata all'inizio del 2020 – racconta l’artista – in un momento di limitata libertà di movimento, al ritmo di un inusuale rallentamento del tempo. Al centro di Moons vi sono i temi della distanza e della vicinanza o, meglio, vi è il desiderio insoddisfatto di allontanarsi».
In mostra, infine, anche un’opera realizzata in esclusiva per Dep Art Gallery, dedicata al capoluogo lombardo, dal titolo Colormirror Rainbow Satin Orange Milan e disponibile in edizione limitata.
Regine Schumann assembla lastre di plexiglass acrilico per ottenere una molteplicità di sfumature – fugaci o più persistenti – che si originano in base all’interazione tra il primo piano, lo sfondo e il perimetro. A seconda delle condizioni spaziali e atmosferiche, i colori si intensificano, si compenetrano e si riverberano vicendevolmente, sottoponendo lo sguardo del fruitore a cambiamenti graduali oppure repentini.
Attraverso l’impiego dei raggi UV le superfici rivelano inoltre delle gradazioni latenti: il materiale acrilico pare smaterializzarsi, mentre le lastre satinate tendono a saturarsi e a intorpidirsi, generando così una miscela/sintesi coloristica.
Come spiega il curatore Alberto Zanchetta: «Schumann conferisce ai colori una consistenza che si identifica con i materiali. Si tratta, quindi, di un colore “integrato” che però non è immutabile né inerte. Sottoposto agli UV, esso diventa impalpabile, come se si disincarnasse dall’opera; affrancandosi dalla superficie in plexiglass, il colore fluttua nello spazio e assume una temperatura ghostly, una luminescenza che esula dal tradizionale spettro visibile».
Quella dell’artista tedesca è una pittura in assenza di pittura che non si limita a pensare al colore come a uno spazio bidimensionale; il particolare tessuto cromatico è infatti determinato dalla relazione che i volumi geometrici instaurano con la luce e l’architettura circostante.
Con le sue opere, attingendo ai ritrovati dell’industria moderna, Regine Schumann è riuscita a inventare una fluorescenza che trascolora lo spazio del nostro vissuto, proiettandoci in un’esperienza che si situa tra la realtà naturale e quella artificiale.
La mostra è accompagnata da un catalogo bilingue (italiano/inglese) contenente il testo critico del curatore, la riproduzione di tutte le opere esposte, le vedute dell'allestimento in galleria e apparati bio-bibliografici aggiornati.
L’esposizione, a cura di Alberto Zanchetta, si intitola “Chromasophia”, neologismo che unisce le parole Colore/Chroma e Sapienza/Sophia: una “sapienza del colore” che Schumann ha maturato nel corso dei decenni con l’intento di offrire allo spettatore infinite possibilità combinatorie, tutte egualmente sorprendenti.
Per la prima volta in Italia, la personale espone la recente serie Moons, nata dalle urgenze espressive dell’artista emerse nei primi mesi della pandemia: «La serie è stata creata all'inizio del 2020 – racconta l’artista – in un momento di limitata libertà di movimento, al ritmo di un inusuale rallentamento del tempo. Al centro di Moons vi sono i temi della distanza e della vicinanza o, meglio, vi è il desiderio insoddisfatto di allontanarsi».
In mostra, infine, anche un’opera realizzata in esclusiva per Dep Art Gallery, dedicata al capoluogo lombardo, dal titolo Colormirror Rainbow Satin Orange Milan e disponibile in edizione limitata.
Regine Schumann assembla lastre di plexiglass acrilico per ottenere una molteplicità di sfumature – fugaci o più persistenti – che si originano in base all’interazione tra il primo piano, lo sfondo e il perimetro. A seconda delle condizioni spaziali e atmosferiche, i colori si intensificano, si compenetrano e si riverberano vicendevolmente, sottoponendo lo sguardo del fruitore a cambiamenti graduali oppure repentini.
Attraverso l’impiego dei raggi UV le superfici rivelano inoltre delle gradazioni latenti: il materiale acrilico pare smaterializzarsi, mentre le lastre satinate tendono a saturarsi e a intorpidirsi, generando così una miscela/sintesi coloristica.
Come spiega il curatore Alberto Zanchetta: «Schumann conferisce ai colori una consistenza che si identifica con i materiali. Si tratta, quindi, di un colore “integrato” che però non è immutabile né inerte. Sottoposto agli UV, esso diventa impalpabile, come se si disincarnasse dall’opera; affrancandosi dalla superficie in plexiglass, il colore fluttua nello spazio e assume una temperatura ghostly, una luminescenza che esula dal tradizionale spettro visibile».
Quella dell’artista tedesca è una pittura in assenza di pittura che non si limita a pensare al colore come a uno spazio bidimensionale; il particolare tessuto cromatico è infatti determinato dalla relazione che i volumi geometrici instaurano con la luce e l’architettura circostante.
Con le sue opere, attingendo ai ritrovati dell’industria moderna, Regine Schumann è riuscita a inventare una fluorescenza che trascolora lo spazio del nostro vissuto, proiettandoci in un’esperienza che si situa tra la realtà naturale e quella artificiale.
La mostra è accompagnata da un catalogo bilingue (italiano/inglese) contenente il testo critico del curatore, la riproduzione di tutte le opere esposte, le vedute dell'allestimento in galleria e apparati bio-bibliografici aggiornati.
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