Tintoretto. L'ultima cena
Jacopo Robusti, detto Tintoretto, Ultima Cena 1574-75, Olio su tela, 228 x 535 cm Venezia, Chiesa di San Polo
Dal 14 Giugno 2012 al 19 Giugno 2012
Milano | Visualizza tutte le mostre a Milano
Luogo: Museo Diocesano
Indirizzo: corso di Porta Ticinese 95
Orari: 10-24; lunedì 18 giugno 10-18
Costo del biglietto: ingresso gratuito
Telefono per informazioni: +39 02 89420019
E-Mail info: info.biglietteria@museodiocesano.it
Sito ufficiale: http://www.museodiocesano.it
Si tratta de L’ultima cena, realizzata dal maestro veneziano tra il 1574 e il 1575, recentemente oggetto di un accurato restauro finanziato dall’istituto di credito che ha permesso di trasportare la tela fuori da Venezia per la prima volta da quando è stata dipinta.
L’opera, da sempre nella chiesa di San Polo, ha lasciato la città lagunare per essere parte della mostra monografica dedicata all’artista, in corso fino al 10 giugno alle Scuderie del Quirinale di Roma. Il Museo milanese sarà dunque l’ultima tappa di un percorso che la condurrà nuovamente nel luogo in cui è stata conservata dal XVI secolo a oggi.
“Gli interventi sul dipinto – ha spiegato Franco Duc, Direttore Comunicazione del Gruppo Cariparma Crédit Agricole - sono stati effettuati a tempo di record, riportando la tela a nuova vita in soli tre mesi. Questo grazie ad un’equipe straordinaria diretta da Giulio Manieri Elia, Direttore del Museo di Palazzo Grimani e Vicedirettore delle Gallerie dell’Accademia. Con questa sosta al Museo Diocesano di Milano – ha aggiunto Duc - intendiamo fare un omaggio al territorio e alla città dove ormai siamo presenti con oltre 50 filiali e dove abbiamo già avuto modo di sostenere importanti iniziative in ambito artistico, dalla mostra intitolata ad Arcimboldo a quella dedicata ad Artemisia. Oggi, grazie alla partnership con il Museo Diocesano, intendiamo omaggiare il Cardinale Angelo Scola “restituendogli”, seppure per un periodo limitato, uno dei capolavori di proprietà della Diocesi di Venezia, città che lo ha visto Patriarca dal 2002 al 2011.”
Commissionata dalla Scuola del Sacramento della chiesa, l’Ultima Cena raffigura il noto episodio del Vangelo in un’ambientazione che suggerisce l’intimità di un interno domestico e, per la prima volta rispetto a precedenti tele di uguale soggetto, rappresenta il momento dell’Eucarestia e non l’annuncio del tradimento.
Come ebbe modo di scrivere Carlo Ridolfi nel 1648, “In S. Polo ammirasi un'altra Cena, ove Nostro Signore comunica gli Apostoli, diversandosi in quella dalle inventioni operate in questo proposito, non mancando al Tintoretto materia di nuovi concetti, poiché era l'ingegno suo un'Erario d'ogni più rara curiosità”. L’autore de Le vite degli Illustri Pittori Veneti e dello Stato registrava l’innovazione iconografica introdotta dal pittore nella scelta di rappresentare non più l'annuncio del tradimento di Giuda, bensì l'Istituzione dell'Eucarestia sub specie panis.
In questo modo, Tintoretto traduceva in immagine la disposizione del concilio di Trento nella quale si affermava che sotto la sola specie del pane è contenuto interamente il corpo di Cristo e la corredava di una serie di episodi, dedicati a illustrare le finalità della Scuola con un linguaggio di grande efficacia comunicativa. I membri della Confraternita erano infatti tenuti ad assistere gli ammalati, a sfamare gli indigenti, e a portare l'ostia consacrata per la comunione ai parrocchiani incapaci di raggiungere la chiesa.
“I protagonisti dell'evento - afferma Margaret Binotto, nella scheda dell’opera - recitano la parte loro assegnata dal testo evangelico, ma nel contempo si fanno portatori di altri più sottesi e simbolici significati. Cristo si alza all'improvviso e spalanca le braccia per distribuire il pane ai due discepoli con un gesto che prefigura l'imminente sacrificio sulla croce: al movimento dei due che si chinano a ricevere il pane consacrato si contrappone dinamicamente l'atto caritatevole degli apostoli che si allontanano dalla mensa pasquale per sfamare il mendicante infermo in primo piano e, a destra, la bimbetta, dando così concretezza d'immagine alla benedizione monastica della Cena. Tra i partecipanti al rito il più riconoscibile è Giuda, che porta alla cintura la bisaccia e appoggia la mano traditrice sul tavolo”.
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