Rock e altre storie. Fotografie di Renzo Chiesa
Renzo Chiesa, Mick Jagger
Dal 14 Giugno 2014 al 6 Luglio 2014
Luogo: Spazio per le arti contemporanee del Broletto
Indirizzo: piazza della Vittoria
Orari: da mercoledì a domenica 18-22
Curatori: Michele Tavola
Enti promotori:
- Comune di Pavia - Settore Cultura
Costo del biglietto: ingresso gratuito
Telefono per informazioni: +39 0382 399424 / 338 1071862
E-Mail info: chiara.argenteri@comune.pv.it
Sito ufficiale: http://www.comune.pavia.it/
Allo Spazio per le arti contemporanee del Broletto di Pavia va in onda il rock, quello vero, delle star del calibro di Mick Jagger e B.B. King. Sabato 14 giugno 2014, alle ore 19, inaugura Rock e altre storie, la personale del fotografo Renzo Chiesa, cremonese di nascita e milanese d’adozione, una vita trascorsa ai piedi dei palcoscenici rock o nelle cantine jazz, armato solo della sua inseparabile Nikon.
La mostra, curata da Michele Tavola e organizzata in collaborazione con il Settore Cultura del Comune di Pavia, presenta fino al 6 luglio 2014 una selezione degli scatti che Chiesa ha immortalato in anni di carriera. Uno sterminato archivio di ritratti musicali nel quale compaiono tutte o quasi le icone degli anni Sessanta, Settanta e Ottanta: da Mick Jagger in preda al demone del rock a Jimi Hendrix, da B.B. King a Bob Marley, passando per John Mayall, Jethro Tull, Canned Head e Bill Evans. Tra gli italiani non possono mancare Giorgio Gaber, che si affaccia dal sipario, un sorridente Fabrizio De Andrè, un pensieroso Paolo Conte, e poi Ezio Jannacci con la famiglia e Mina al Teatro Lirico di Milano. Alla musica Renzo Chiesa accosta anche una passione personale per l’arte, e fotografa, tra gli altri, Hugo Pratt, Arman, David Hockney, Emilio Tadini e Roberto Freno.
Ho fatto il fotografo rock per buona parte della mia carriera – racconta Roberto Chiesa –. La fortuna è stata che quegli anni coincidessero con la massima espressione del genere. E che le rockstar, all'epoca, non fossero inavvicinabili come sarebbero diventate a partire dagli anni Ottanta. Il battesimo del fuoco fu il concerto di Hendrix al Piper. Era il 1968, ero un ragazzino stregato da "Blow up" e mi portai dietro una Bencini 2, tutt'altro che una macchina professionale. Scattai senza flash, utilizzando le luci del palco. Ancora non lo sapevo, ma si trattava della genesi di una cifra stilistica, la stessa che caratterizzerà i miei lavori successivi. Il resto lo avrebbe fatto la residenza scelta dai miei genitori: andammo a vivere a un tiro di schioppo dal Palalido che all'epoca era per Milano ciò che la Royal Albert Hall era per Londra e il Fillmore East per New York. Fu lì che, nell'ottobre del '70, immortalai gli Stones freschi dell'arrivo di Mick Taylor. Non mi perdevo un concerto e, intanto, l'archivio cresceva.
Gli scatti di Chiesa – scrive il curatore Michele Tavola – riescono a intrappolare l’energia della musica, la forza del ritmo, la percezione sonora che riflette una nuova forma di vita. Le immagini di questo fotografo trasmettono la forza interiore di ogni artista, come una radiografia dell’anima di ognuno di loro. Persino la pellicola, rispetto al digitale di oggi, è in grado di comunicarci l’energia dell’emozione che in quel preciso istante avvolge e accomuna l’artista e il suo fotografo. Entrambi governati da quell’istante in cui tutto avviene. Ogni singolo scatto è “l’attimo fatale”, che ci permette di ritornare al passato e vivere una forte e nostalgica emozione.
Ho fatto il fotografo rock per buona parte della mia carriera – racconta Roberto Chiesa –. La fortuna è stata che quegli anni coincidessero con la massima espressione del genere. E che le rockstar, all'epoca, non fossero inavvicinabili come sarebbero diventate a partire dagli anni Ottanta. Il battesimo del fuoco fu il concerto di Hendrix al Piper. Era il 1968, ero un ragazzino stregato da "Blow up" e mi portai dietro una Bencini 2, tutt'altro che una macchina professionale. Scattai senza flash, utilizzando le luci del palco. Ancora non lo sapevo, ma si trattava della genesi di una cifra stilistica, la stessa che caratterizzerà i miei lavori successivi. Il resto lo avrebbe fatto la residenza scelta dai miei genitori: andammo a vivere a un tiro di schioppo dal Palalido che all'epoca era per Milano ciò che la Royal Albert Hall era per Londra e il Fillmore East per New York. Fu lì che, nell'ottobre del '70, immortalai gli Stones freschi dell'arrivo di Mick Taylor. Non mi perdevo un concerto e, intanto, l'archivio cresceva.
Gli scatti di Chiesa – scrive il curatore Michele Tavola – riescono a intrappolare l’energia della musica, la forza del ritmo, la percezione sonora che riflette una nuova forma di vita. Le immagini di questo fotografo trasmettono la forza interiore di ogni artista, come una radiografia dell’anima di ognuno di loro. Persino la pellicola, rispetto al digitale di oggi, è in grado di comunicarci l’energia dell’emozione che in quel preciso istante avvolge e accomuna l’artista e il suo fotografo. Entrambi governati da quell’istante in cui tutto avviene. Ogni singolo scatto è “l’attimo fatale”, che ci permette di ritornare al passato e vivere una forte e nostalgica emozione.
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