Julian Schnabel
Julian Schnabel, CIAC - Centro Italiano Arte Contemporanea, Foligno
Dal 21 Aprile 2013 al 23 Giugno 2013
Foligno | Perugia | Visualizza tutte le mostre a Perugia
Luogo: CIAC - Centro Italiano Arte Contemporanea
Indirizzo: via del Campanile 13
Orari: venerdì, sabato e domenica 10-13/ 15.30-19
Curatori: Italo Tomassoni
Costo del biglietto: ingresso gratuito
Telefono per informazioni: +39 0742 357035/ 340 4040625
E-Mail info: lucia@luciacrespi.it
Sito ufficiale: http://www.centroitalianoartecontemporanea.com
Il 20 aprile 2013 sarà inaugurata al Centro Italiano Arte Contemporanea di Foligno una importante mostra personale di Julian Schnabel con 14 grandi capolavori dell’artista in gran parte mai esposti in Italia.
Julian Schnabel è uno degli artisti americani più famosi sulla scena internazionale sia per la produzione pittorica che per quella cinematografica, vive e lavora a New York. Esponente di spicco di un neoespressionismo che risente delle influenze europee e anche della Transavanguardia italiana, Schnabel ha elaborato una ripresa della pittura in assoluta indipendenza tecnica e contenutistica.
Classe 1951, laureato nel 1973 in Belle Arti all’Università di Houston, ha allestito la sua prima mostra nel 1976 al Contemporary Arts Museum di Houston. Nel 1979 presenta due mostre personali alla famosa galleria Mary Boone di New York, realizzando dipinti a cera e su lastra. I critici celebrano il suo lavoro definendolo "il ritorno alla pittura". Il 1980 vede la sua prima partecipazione alla Biennale di Venezia, dove conosce Francesco Clemente. Comincia a sviluppare una pittura "selvaggia" e gestuale per cui i critici coniano l'espressione neo-espressionista. Integra nei suoi quadri oggetti rinvenuti, usati, esposti alle intemperie, che divengono elemento essenziale del suo lavoro. Le sue opere di pittura e di scultura - su tela cerata, fondi di teatro giapponese, rivestimenti di pavimenti di ring da pugilato, tutti materiali "con una storia", spesso di dimensioni gigantesche come la serie realizzata nel 1990 - sono conservate nei musei e nelle collezioni di tutto il mondo dal MoMA di New York al Guggenheim di Bilbao, al Museo Pecci di Prato.
Genio eclettico anche nel linguaggio filmico, nel 1995 realizza un film sul suo amico pittore di Brooklyn Jean Michel Basquiat, il primo artista nero della Street Art, scomparso a soli 28 anni e oggi riconosciuto a livello internazionale. Nel 1999 dirige Prima che sia notte sulla vita dello scultore cubano esiliato Reinaldo Arenas, che vince nel 2000 il Gran Premio della Giuria e la coppa Volpi per il miglior attore, Javier Bardem, al Festival del cinema di Venezia; nel 2007 realizza il suo terzo film Lo Scafandro e la farfalla, tratto dal romanzo di Jean Dominique Bauby, con cui vince il premio per il miglior regista al Festival di Cannes. Alla 64° edizione della Mostra internazionale di arte cinematografica di Venezia fa parte della Commissione del Venice Movie Stars Photography Award.
In Italia ha esposto nel 1996 in una grande retrospettiva alla Galleria d'Arte Moderna di Bologna, nel 2004 alla Galleria Cardi & Co di Milano e nel 2007 in due grandi mostre personali a Roma e Milano, dove si presenta alla conferenza stampa di apertura in pigiama di seta, divenuta la sua cifra stilistica.
Recentemente l’artista ha tenuto una grande personale nella sede di Los Angeles della Galleria Gagosian.
La mostra al Centro Italiano Arte Contemporanea di questo celebre artista, curata e presentata in catalogo da Italo Tomassoni, si propone come una irripetibile occasione per la conoscenza della pittura contemporanea internazionale.
Sono esposti quattordici lavori di grandi dimensioni che esemplificano il lavoro dell'artista dal 1985 sino al 2008: otto opere appartengono al grande gallerista Gian Enzo Sperone, che conosce profondamente Schnabel, suo vicino di casa a New York e così lo descrive: "Con Julian Schnabel, che ho conosciuto parecchio tempo fa in un ascensore di West Broadway che portava da Leo Castelli, ho incominciato un discorso che non si è ancora esaurito. Strano parecchio, perché la grande parte egli artisti che ho esposto, amato e sostenuto, non li vedo più...La persona è debordante per energia e stazza, non si sottrae al dialogo, anzi lo esige, non elude e richiede molta attenzione...Come pittore, Julian ha una capacità d'intonazione fuori dal normale, con slanci e finezze talvolta in controcanto con il resto, magari cupo, del quadro: mai retorico...Il quadro, alla fine, incombente o sbilenco che sia, funziona sempre e mantiene negli anni il forte slancio che ne ha caratterizzato la genesi: una freschezza impressionante...La sua pittura picchia duro, su telacce d'accatto, formati vertiginosi, colore non steso, ma spalmato con le mani. Scritte insolenti, a volte ovvie a volte fulminanti, mai tremolanti" (dal volume Julian Schnabel Dipinti 1976-2007, Skira).
Gli altri sei lavori, sempre di grandi dimensioni, appartengono a un collezionista milanese che ha accettato di prestare le sue opere al CIAC per completare il percorso della mostra. Tre opere sono state esposte a Roma a Palazzo Venezia nella mostra del 2007, le tre altre non sono mai state esposte.
Tra questi sei lavori l'opera-capolavoro JMB realizzata dopo la tragica morte per overdose dell'amico Basquiat, esposta una sola volta a Toronto e richiesta a New York per la fine dell'anno, che rappresenta, scrive Italo Tomassoni - "il culmine del suo linguaggio e della sua accorata testimonianza. Emozione, visionarietà, passione ed evocazione potente e tragica. La tensione spirituale dell’artista si misura in quest’opera trasfigurando il ricordo con il tragico quotidiano che trova nella tela un memoriale d’oltretomba che trascorre incessante dal qui all’altrove".
"In Schnabel l'intero bagaglio iconografico dell'Espressionismo - continua Tomassoni - viene sottoposto a una manipolazione radicale che scarta ogni grammatica e spinge la materia dentro la sua opulenza, nella finitezza della sua caotica fenomenologia, tracciando percorsi indeterminati in cui lo smarrimento dell’identità e dell’autobiografia si presentano come l’unica esperienza autentica. In questo senso Schnabel, in linea con l’orizzonte culturale dell’eclettismo nuovayorkese, azzera storia e geografia, stabilizzandosi in un asse che è tanto più forte quanto più è antropologico, materiale e inaccessibile a una traduzione definita".
Una occasione dunque unica per apprezzare la potenza poetica e cromatica di un grande artista sempre alla ricerca di nuovi stimoli e suggestioni da riportare nelle sue opere grandiose, che hanno segnato in modo indelebile l'arte contemporanea internazionale degli ultimi cinquant'anni.
Julian Schnabel è uno degli artisti americani più famosi sulla scena internazionale sia per la produzione pittorica che per quella cinematografica, vive e lavora a New York. Esponente di spicco di un neoespressionismo che risente delle influenze europee e anche della Transavanguardia italiana, Schnabel ha elaborato una ripresa della pittura in assoluta indipendenza tecnica e contenutistica.
Classe 1951, laureato nel 1973 in Belle Arti all’Università di Houston, ha allestito la sua prima mostra nel 1976 al Contemporary Arts Museum di Houston. Nel 1979 presenta due mostre personali alla famosa galleria Mary Boone di New York, realizzando dipinti a cera e su lastra. I critici celebrano il suo lavoro definendolo "il ritorno alla pittura". Il 1980 vede la sua prima partecipazione alla Biennale di Venezia, dove conosce Francesco Clemente. Comincia a sviluppare una pittura "selvaggia" e gestuale per cui i critici coniano l'espressione neo-espressionista. Integra nei suoi quadri oggetti rinvenuti, usati, esposti alle intemperie, che divengono elemento essenziale del suo lavoro. Le sue opere di pittura e di scultura - su tela cerata, fondi di teatro giapponese, rivestimenti di pavimenti di ring da pugilato, tutti materiali "con una storia", spesso di dimensioni gigantesche come la serie realizzata nel 1990 - sono conservate nei musei e nelle collezioni di tutto il mondo dal MoMA di New York al Guggenheim di Bilbao, al Museo Pecci di Prato.
Genio eclettico anche nel linguaggio filmico, nel 1995 realizza un film sul suo amico pittore di Brooklyn Jean Michel Basquiat, il primo artista nero della Street Art, scomparso a soli 28 anni e oggi riconosciuto a livello internazionale. Nel 1999 dirige Prima che sia notte sulla vita dello scultore cubano esiliato Reinaldo Arenas, che vince nel 2000 il Gran Premio della Giuria e la coppa Volpi per il miglior attore, Javier Bardem, al Festival del cinema di Venezia; nel 2007 realizza il suo terzo film Lo Scafandro e la farfalla, tratto dal romanzo di Jean Dominique Bauby, con cui vince il premio per il miglior regista al Festival di Cannes. Alla 64° edizione della Mostra internazionale di arte cinematografica di Venezia fa parte della Commissione del Venice Movie Stars Photography Award.
In Italia ha esposto nel 1996 in una grande retrospettiva alla Galleria d'Arte Moderna di Bologna, nel 2004 alla Galleria Cardi & Co di Milano e nel 2007 in due grandi mostre personali a Roma e Milano, dove si presenta alla conferenza stampa di apertura in pigiama di seta, divenuta la sua cifra stilistica.
Recentemente l’artista ha tenuto una grande personale nella sede di Los Angeles della Galleria Gagosian.
La mostra al Centro Italiano Arte Contemporanea di questo celebre artista, curata e presentata in catalogo da Italo Tomassoni, si propone come una irripetibile occasione per la conoscenza della pittura contemporanea internazionale.
Sono esposti quattordici lavori di grandi dimensioni che esemplificano il lavoro dell'artista dal 1985 sino al 2008: otto opere appartengono al grande gallerista Gian Enzo Sperone, che conosce profondamente Schnabel, suo vicino di casa a New York e così lo descrive: "Con Julian Schnabel, che ho conosciuto parecchio tempo fa in un ascensore di West Broadway che portava da Leo Castelli, ho incominciato un discorso che non si è ancora esaurito. Strano parecchio, perché la grande parte egli artisti che ho esposto, amato e sostenuto, non li vedo più...La persona è debordante per energia e stazza, non si sottrae al dialogo, anzi lo esige, non elude e richiede molta attenzione...Come pittore, Julian ha una capacità d'intonazione fuori dal normale, con slanci e finezze talvolta in controcanto con il resto, magari cupo, del quadro: mai retorico...Il quadro, alla fine, incombente o sbilenco che sia, funziona sempre e mantiene negli anni il forte slancio che ne ha caratterizzato la genesi: una freschezza impressionante...La sua pittura picchia duro, su telacce d'accatto, formati vertiginosi, colore non steso, ma spalmato con le mani. Scritte insolenti, a volte ovvie a volte fulminanti, mai tremolanti" (dal volume Julian Schnabel Dipinti 1976-2007, Skira).
Gli altri sei lavori, sempre di grandi dimensioni, appartengono a un collezionista milanese che ha accettato di prestare le sue opere al CIAC per completare il percorso della mostra. Tre opere sono state esposte a Roma a Palazzo Venezia nella mostra del 2007, le tre altre non sono mai state esposte.
Tra questi sei lavori l'opera-capolavoro JMB realizzata dopo la tragica morte per overdose dell'amico Basquiat, esposta una sola volta a Toronto e richiesta a New York per la fine dell'anno, che rappresenta, scrive Italo Tomassoni - "il culmine del suo linguaggio e della sua accorata testimonianza. Emozione, visionarietà, passione ed evocazione potente e tragica. La tensione spirituale dell’artista si misura in quest’opera trasfigurando il ricordo con il tragico quotidiano che trova nella tela un memoriale d’oltretomba che trascorre incessante dal qui all’altrove".
"In Schnabel l'intero bagaglio iconografico dell'Espressionismo - continua Tomassoni - viene sottoposto a una manipolazione radicale che scarta ogni grammatica e spinge la materia dentro la sua opulenza, nella finitezza della sua caotica fenomenologia, tracciando percorsi indeterminati in cui lo smarrimento dell’identità e dell’autobiografia si presentano come l’unica esperienza autentica. In questo senso Schnabel, in linea con l’orizzonte culturale dell’eclettismo nuovayorkese, azzera storia e geografia, stabilizzandosi in un asse che è tanto più forte quanto più è antropologico, materiale e inaccessibile a una traduzione definita".
Una occasione dunque unica per apprezzare la potenza poetica e cromatica di un grande artista sempre alla ricerca di nuovi stimoli e suggestioni da riportare nelle sue opere grandiose, che hanno segnato in modo indelebile l'arte contemporanea internazionale degli ultimi cinquant'anni.
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