Giglia Acquaviva. Personale
© Giglia Acquaviva
Dal 6 July 2017 al 1 August 2017
Montecatini Val di Cecina | Pisa
Luogo: Castello Ginori di Querceto
Indirizzo: via del Borgo
Orari: tutti i giorni 11-13 / 16-20
Telefono per informazioni: +39 0588 37472
Sito ufficiale: http://www.castelloginoridiquerceto.it/
Influenze dell’arte greca, etrusca, azteca, inca, romana, orientale. Un amalgama tecnico-espressivo che racconta della mistica globale della Natura.
Giglia Acquaviva, pittrice argentina di Mendoza, cresciuta in California, in Italia dal 2003, porta i suoi arazzi, i dipinti stilizzati e animati, ma anche la circolarità episodica dei suoi sogni visivi, al Castello Ginori di Querceto (Montecatini VC – PI), con la mostra personale in corso da giovedì 6 luglio, fino al 1 agosto 2017, nello Spazio Enoteca.
Per la programmazione “Castello in Jazz sulle note dell’arte” dei Marchesi Ginori Lisci, una maestra di forma e colore, dal tratto gentile, ma sicuro attraverso mondi, paesaggi, castelli e “castellucci”. Un gioco serio che si lascia coinvolgere nell’infinità espressività intrinseca dei luoghi, reali o immaginari, del mondo.
Nata in una famiglia dove musica, pittura e teatro, erano scenario attivo del quotidiano, Giglia Acquavivatrascorre l’infanzia giocando sui tasti del pianoforte, “sognando di imitare i musicisti jazz”. “Durante un lungo soggiorno della famiglia in California, cresce all’ombra delle montagne del Yosemite Park, un luogo che suscita in lei una forte emozione per la bellezza e la forza della Natura, che risveglia la necessità di un linguaggio per esprimerla”.
A dieci anni il ritorno in Argentina, dove intraprende seriamente gli studi di musica, ma con “angosciante energia” è attratta da un altro medium espressivo: il colore.
“Arazzi in cuoio, forme incastrate di bellissima tessitura e coloratura” e la riproduzione di opere di grandi maestri - Picasso, Gauguin, Magritte, Klimt, Cézanne - ma anche di artisti anonimi, ne
improntano la prima carriera pittorica.
Dalla importante produzione di arazzi ai disegni più propri ricerca in seguito una nuova tecnica “in grado di rispondere alla spontaneità delle idee”, mantenendo la carica espressiva. “Sono stati così amalgamati l’acrilico e la sabbia con l’uso di strumenti di lavoro non convenzionali: tubi, pennelli, carta, spugne e, naturalmente, spazzole.”
Una pittura assorbita da stucco e sabbia, per dare consistenza materica e persistenza ad antiche memorie, personali ed universali.
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