Douglas Beasley. Sacred Lanscape
Douglas Beasley. Sacred Lanscape
Dal 12 Novembre 2012 al 30 Novembre 2012
Luogo: Officine Fotografiche
Indirizzo: via Libetta 1
Orari: da lunedì a venerdì 10-19
Costo del biglietto: ingresso libero
Telefono per informazioni: +39 06 5125019
E-Mail info: of@officinefotografiche.org
Sito ufficiale: http://officinefotografiche.org
Officine Fotografiche apre la stagione espositiva con il fotografo americano Douglas Beasley che, il 9 novembre, presenta Sacred Landscape, un percorso intimo che esprime i valori e la spiritualità dei luoghi sacri degli Indiani nordamericani. L’autore, il 10 e l’11 novembre, condurrà anche un workshop perfetto per chi desidera connettersi con il proprio io e cogliere l’essenza nella propria visione.
La visione personale del fotografo americano Douglas Beasley, esplora gli aspetti spirituali della gente e dei luoghi e si occupa di come il sacro è riconosciuto ed espresso nella vita quotidiana. Egli auspica che le sue fotografie agiscano come delle offerte-preghiera e sono da intendersi come punto di partenza sia per il proprio cammino spirituale o visivo che per quello dello spettatore.
Nelle immagini scelte per la mostra “Sacred Landscape” (Paesaggio Sacro), presentata nel 2011 a Genova, la maggior parte fatte nel Sud Dakota nei territori degli Indiani Lakota - Sioux, Beasley opera la scelta precisa di cercare di trasmettere la sensazione, la spiritualità di un luogo ribaltando le aspettative di ciò che significa “vedere”. L’immagine deve scaturire, deve crearsi dal rapporto con il soggetto: la ricerca dell’essenza, della spiritualità di quello che si ha davanti all’obiettivo.
Nello specifico: il vento sulle acque del Lago Michigan, Wisconsin o fra gli alberi presso il sito del massacro di Corn Creek, South Dakota. Un temporale in arrivo sulle Badlands, South Dakota, rocce e ghiaccio sul Lago Superior, Minnesota. Un sasso a forma di cuore legato intorno ad un tronco con del filo spinato come tributo personale ai caduti di Wounded Knee, South Dakota. Preghiere e offerte in forma di strisce di stoffa annodate ai rami degli alberi di Bear Butte, South Dakota o il telaio di un Sweat Lodge (capanna sudatoria) presso Pipestone, Minnesota.
Se la fotografia è l’arte di riconoscere ed onorare la vita in un singolo momento, fotografando il paesaggio sacro, Beasley, come scrive Maria Camilla De Palma – Direttrice Castello D’Albertis, Museo delle Culture del Mondo – al quale Beasley ha donato un’istallazione di 11 opere
permettendo di aprire una nuova sezione permanente del museo dedicata al paesaggio sacro nordamericano - “ha scelto di onorare gli Indiani nordamericani fotografando quanto a loro è più sacro e quanto maggiormente esprime i loro valori e la loro spiritualità: un paesaggio che è sacro perché vi sono vissuti gli antenati, perché è stato consegnato loro dagli antenati e soprattutto perché rappresenta gli antenati stessi”. Ma questa mostra non è solo sul passato; questi luoghi sono ancora oggi considerati sacri e sono attivamente utilizzati dalle popolazioni indiane d’America per le loro cerimonie e i loro “viaggi” spirituali. Le fotografie di Beasley sono intese per chi le osserva come un’apertura a trovare una connessione emotiva con questi luoghi sacri. La maggior parte delle fotografie sono state create usando un vecchio banco ottico di legno 4”x5”, la pellicola Polaroid Tipo 55 bianco e nero, positivo/negativo in grado di fornire sia una stampa positiva che un negativo 9x11,5cm a sviluppo immediato. Dopo lo sviluppo e l'apertura il negativo così trattato viene subito fissato in Sodio iposolfito al 18% e poi lavato. Per le altre immagini è stata usata una Hasselblad medio formato con pellicola Kodak Tri-X 400 120mm. I negativi sono stati scansionati a tamburo e le immagini finali sono delle stampe d’archivio a getto d’inchiostro su carta da acquarello.
La visione personale del fotografo americano Douglas Beasley, esplora gli aspetti spirituali della gente e dei luoghi e si occupa di come il sacro è riconosciuto ed espresso nella vita quotidiana. Egli auspica che le sue fotografie agiscano come delle offerte-preghiera e sono da intendersi come punto di partenza sia per il proprio cammino spirituale o visivo che per quello dello spettatore.
Nelle immagini scelte per la mostra “Sacred Landscape” (Paesaggio Sacro), presentata nel 2011 a Genova, la maggior parte fatte nel Sud Dakota nei territori degli Indiani Lakota - Sioux, Beasley opera la scelta precisa di cercare di trasmettere la sensazione, la spiritualità di un luogo ribaltando le aspettative di ciò che significa “vedere”. L’immagine deve scaturire, deve crearsi dal rapporto con il soggetto: la ricerca dell’essenza, della spiritualità di quello che si ha davanti all’obiettivo.
Nello specifico: il vento sulle acque del Lago Michigan, Wisconsin o fra gli alberi presso il sito del massacro di Corn Creek, South Dakota. Un temporale in arrivo sulle Badlands, South Dakota, rocce e ghiaccio sul Lago Superior, Minnesota. Un sasso a forma di cuore legato intorno ad un tronco con del filo spinato come tributo personale ai caduti di Wounded Knee, South Dakota. Preghiere e offerte in forma di strisce di stoffa annodate ai rami degli alberi di Bear Butte, South Dakota o il telaio di un Sweat Lodge (capanna sudatoria) presso Pipestone, Minnesota.
Se la fotografia è l’arte di riconoscere ed onorare la vita in un singolo momento, fotografando il paesaggio sacro, Beasley, come scrive Maria Camilla De Palma – Direttrice Castello D’Albertis, Museo delle Culture del Mondo – al quale Beasley ha donato un’istallazione di 11 opere
permettendo di aprire una nuova sezione permanente del museo dedicata al paesaggio sacro nordamericano - “ha scelto di onorare gli Indiani nordamericani fotografando quanto a loro è più sacro e quanto maggiormente esprime i loro valori e la loro spiritualità: un paesaggio che è sacro perché vi sono vissuti gli antenati, perché è stato consegnato loro dagli antenati e soprattutto perché rappresenta gli antenati stessi”. Ma questa mostra non è solo sul passato; questi luoghi sono ancora oggi considerati sacri e sono attivamente utilizzati dalle popolazioni indiane d’America per le loro cerimonie e i loro “viaggi” spirituali. Le fotografie di Beasley sono intese per chi le osserva come un’apertura a trovare una connessione emotiva con questi luoghi sacri. La maggior parte delle fotografie sono state create usando un vecchio banco ottico di legno 4”x5”, la pellicola Polaroid Tipo 55 bianco e nero, positivo/negativo in grado di fornire sia una stampa positiva che un negativo 9x11,5cm a sviluppo immediato. Dopo lo sviluppo e l'apertura il negativo così trattato viene subito fissato in Sodio iposolfito al 18% e poi lavato. Per le altre immagini è stata usata una Hasselblad medio formato con pellicola Kodak Tri-X 400 120mm. I negativi sono stati scansionati a tamburo e le immagini finali sono delle stampe d’archivio a getto d’inchiostro su carta da acquarello.
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