Home Beirut. Sounding the Neighbors

Stèphanie Saadé, A Map of Good Memories, 2015-2017

 

Dal 14 Novembre 2017 al 08 Aprile 2018

Roma

Luogo: MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo

Curatori: Hou Hanru, Giulia Ferracci

Costo del biglietto: intero € 12, ridotto € 8 / € 4, gratuito minori di 14 anni; disabili che necessitano di accompagnatore; accompagnatore del disabile; dipendenti MiBACT; accompagnatori e guide turistiche Regione Lazio; 1 insegnante ogni 10 studenti; membri ICOM; soci AMACI; giornalisti accreditati; possessori della membership card del MAXXI; studenti universitari di Arte e Architettura dal martedì al venerdì*; il giorno del tuo compleanno presentando un documento di identità

Telefono per informazioni: +39 06 3201954

E-Mail info: infopoint@fondazionemaxxi.it

Sito ufficiale: http://www.maxxi.art


Comunicato Stampa:
. La diversità culturale, la memoria della guerra, l’effervescenza del presente, la profonda trasformazione urbana, le prospettive per il futuro: tutto questo è Home Beirut Sounding the Neighbors,al MAXXI dal 15 novembre 2017 al 20 maggio 2018.
La mostra,a cura di Hou Hanru e Giulia Ferracci, è un nuovo capitolo del progetto Interactions across the Mediterranean che, dopo i focus sulla scena artistica contemporanea in Iran (2014- 2015) e a Istanbul (2015-2016), questa volta si concentra su Beirut, città dinamica di elaborazione del passato e laboratorio di futuro, e la racconta attraverso oltre 100 opere di 36 artisti, espressione di una cultura inter-mediterranea in forte crescita.
 
LA MOSTRA
Negli ultimi due decenni, Beirut è diventata esempio di resilienza, dinamismo, vivacità culturale e speranza di cui l’arte contemporanea è sia testimone che motore, anche in questo momento di rinnovata tensione.
La storia stessa della città riflette e interagisce con gli eventi - vitali, conflittuali e complessi - che accadono nelle zone vicine e lontane. Beirut, caratterizzata da forti diversità culturali, economiche e politiche, è costantemente in trasformazione, in un confronto stringente con il mondo globalizzato. Ma è una città segnata anche da una sorta di ossessione: come affrontare l’idea di appartenenza, come rendere questo luogo, dove ogni singolo ha un diverso senso di identità, una “casa” per tutti?  
Da qui il titolo della mostra, Home Beirut Sounding the Neighbors.
Con un allestimento che fa “navigare” i visitatori nella complessità della città, la mostra è organizzata in quattro sezioni, ognuna concepita come una “casa” dedicata a un aspetto della sua caleidoscopica realtà artistica: memoria (Home for Memory), accoglienza (Home for Everyone?), mappa del territorio (Home for Remapping), gioia (Home for Joy).
 
HOME FOR MEMORY affronta il tema esistenziale, comune a molti artisti, della contraddizione tra il ricordo del conflitto e la volontà di ricostruire una nuova società civile.
In questa sezione ci sono soprattutto fotografie e video, frutto di raccolte, documentazioni, archiviazioni personali. Ci sono inoltre  lavori a metà strada tra testimonianza e immaginazione, laddove la ricostruzione degli avvenimenti rappresenta una sfida costante, se non impossibile.
La memoria diventa un ponte che connette passato, presente e futuro, come nel lavoro di Collapsing Clouds of Gas and Dust (2014) di Vartan Avakian, una serie di cristalli creati artificialmente da polveri recuperate in un edificio utilizzato dai cecchini durante la guerra, metafora della ciclicità della storia e riflessione sul concetto di monumento commemorativo o nel video Beirut Exploded Views (2014) di Akram Zaatari, ambientato in una città post apocalittica. Tra le opere di questa sezione, le serie di disegni 33 Jours e Beirut, July – August 2006, di Laure Ghorayeb e Mazen Kerbaj, madre e figlio: lei poetessa, giornalista e illustratrice, lui musicista e illustratore. Insieme hanno raccontato la guerra del 2006, durata 33 giorni, disegnando su carta fatti ed emozioni e pubblicando sul blog di lui i disegni. L’ormai storico video Measures of Distance (1988) di Mona Hatoum, costretta a rimanere a Londra allo scoppio della guerra del 1975, racconta attraverso frammenti di lettere, conversazioni intime e immagini il rapporto con la madre lontana. Qui la dimensione privata delle relazione madre-figlia si intreccia a quella pubblica della tragica guerra. Untitled (2013) è l’arazzo di Etel Adnan, artista e poetessa tra le voci principali del Libano contemporaneo, in cui i colori diventano l’equivalente dell’espressione poetica.
 
HOME FOR EVERYONE? La migrazione è un tema che a Beirut è sempre stato contemporaneo. Ieri come oggi, a causa di conflitti e movimenti migratori, armeni, greci, siriani, palestinesi, popoli con origini e religioni diverse hanno scelto questa città come nuova casa per pochi mesi o per tutta la vita.
Tutto questo ha contribuito alla creazione di una cultura ricca, complessa e cosmopolita.
In questa sezione troviamo la doppia video installazione Remembering the Light (2016) di Joana Hadjithomas & Khalil Joreige, vincitori del Premio Marcel Duchamp 2017: l’elemento acquatico pervade entrambi i video che evocano l’attuale fenomeno migratorio affidando alla poesia delle immagini una riflessione sul destino umano.
Il video A Spectacle Of Privacy (2014) di Roy Dib racconta, attraverso il dialogo di una coppia sui problemi di relazione, la questione israelo–palestinese mettendola in analogia con un rapporto sessuale; i video di Jalal Toufic (2007)sono invece dedicati all’Āshūrā, una ricorrenza religiosa islamica che assume diversi significati secondo il contesto.
 
HOME FOR REMAPPING indaga iltema dei profondi cambiamenti vissuti da Beirut: dalle ferite della guerra ai disastri naturali, al boom edilizio, la città si è trasformata radicalmente. Tutti i conflitti sociali e le riconciliazioni degli ultimi 40 anni sono “scritti” nella sua planimetria in continua trasformazione. Tra le opere esposte: Beirut Caoutchouc (2004-2006),la grande mappa in gomma della città di Marwan Rechmaoui, distesa a terra, dove il pubblico è invitato a camminare; la video installazione After the River (2016) di Lamia Joreige dedicata al fiume che attraversa Beirut, uno spazio capace di raccontare la storia della città attraverso il suo progressivo deterioramento. In questa sezione anche il lavoro Shipping Container Floor (2016) di Caline Aoun, vincitrice del Premio Deutsche Bank's Artist of the Year 2018, calco in carta carbone del fondo di un container, testimonianza e riflessione critica sull’invasione del capitalismo globale nella città contemporanea.
 
HOME FOR JOY. Beirut ha sempre prodotto bellezza, anche nei periodi di maggiore difficoltà: arti visive, musica, danza, cinema, poesia non hanno mai cessato di esistere, anzi la distruzione della guerra le ha alimentate come forma di resistenza e resilienza. La città pullula di infrastrutture culturali – fondazioni, gallerie, archivi, centri artistici - e offre una ricca produzione di arti visive, musica, danza, teatro, cinema, poesia, raccontate in questa sezione. Qui sono esposti, tra gli altri, i disegni del progetto One Year (2016) di Mazen Kerbaj, autore della copertina del catalogo della mostra: un disegno al giorno, un diario visivo che registra in modo giocoso il tempo che passa. La musica come espressione di gioia è invece al centro dell’installazione video Wa (2004) di Ziad Antar. L’immagine più emblematica è quella del danzatore Alexandre Pauliketvitch che, di fronte alla telecamera di Sirine Fattouh, danza come un’Araba Fenice  fra le rovine di un villaggio distrutto in una sorta di estasi nel video Entre les Ruines (2014).
 
PERFORMANCE
In occasione dell’inaugurazione, martedì 14 novembre, ci saranno le performance di Mazen Kerbaj e Tarek Atoui e quella di Roy Dib. La prima vede protagonisti i due artisti e musicisti che si esibiscono in un concerto altamente sperimentale di musica elettronica realizzato con strumenti non convenzionali.
La seconda, di grande forza e poesia, si ispira ai cittadini di Aleppo che, per proteggersi dai cecchini, si nascondevano dietro le tende degli edifici. L’attrice Sara El Debuç, di origine siriana, ai piedi dell’installazione Here and There, Rome Edition, a forma di tenda, taglia rettangoli di stoffa con messaggi di pace che distribuisce come amuleti al pubblico.

APPUNTAMENTI
Durante tutto il periodo di mostra, un ricco programma di approfondimento ne svilupperà i temi: talk, proiezioni video e film d’artista si alterneranno a performance, workshop, progetti educativi.
Si inizia mercoledì 15 novembre, alle ore 18.00, con l’incontro con Khalil Joreige, le cui opere Remembering the Light e Distracted Bullets realizzate insieme a Joana Hadjithomas,sono esposte in mostra.
I due artisti aprono anche il nuovo capitolo di Artapes, la rassegna di film d’artista nella video gallery del museo, dedicata a Beirut. I talk con gli artisti della mostra continueranno il 19 gennaio 2018 (Eric Baudelaire) e l’11 aprile (Bernard Khoury).
A gennaio, nell’ambito di Cinema al MAXXI, in collaborazione con Fondazione Cinema per Roma, ci sarà una rassegna che prevede le retrospettive dedicate ai registi Ziad Doueiri, Nadine Labaki e Randa Chahal. E poi un workshop sul graphic design (febbraio 2018) e uno sulla musica elettronica sperimentale (maggio 2018); laboratori didattici per le scuole e le famiglie, per adulti e ragazzi, un simposio internazionale sui temi sviluppati dalla mostra (primavera).
 
Home Beirut Sounding the Neighbors fa luce su uno straordinario processo di riqualificazione urbana e riabilitazione sociale, dà voce alla comunità di artisti, musicisti, editori, designer e performer che lavorano per creare un futuro più promettente per la città. In opposizione all’ascesa di ideologie neonazionaliste e populiste Beirut con la sua vivacità culturale è una perla di speranza in un Mediterraneo agitato.
 
La mostra è accompagnata da un catalogo edito da CURA. con testi di Maroun El-Dacacche, Roy Dib, Rosita Di Peri, Giulia Ferracci, Hou Hanru, Haten Imam, Bernard Koury, Hussein Nassereddine, Sharif Sehnaoui, Stefan Tarnowski, Jalal Toufic, Paola Yacoub. 

Ziad Abillama / Shirin Abu Shaqra / Etel Adnan / Tamara Al-Samerraei / Mounira Al Solh / Haig Aivazian / Ziad Antar / Caline Aoun / Marwa Arsanios / Tarek Atoui / Vartan Avakian / Eric Baudelaire / Tony Chakar / Ali Cherri / Roy Dib / Maroun El-Daccache / Fouad Elkoury / Sirine Fattouh / Laure Ghorayeb / Ahmad Ghossein / Mona Hatoum / Joana Hadjithomas & Khalil Joreige / Hatem Imam / Lamia Joreige / Mazen Kerbaj / Bernard Khoury / Walid Raad / Marwan Rechmaoui / Graziella Rizkallah Toufic / Stéphanie Saadé / Rania Stephan / Jalal Toufic / Paola Yacoub / Akram Zaatari / Cynthia Zaven

con la partecipazione di 
Al Maslakh / Annihaya / Arab Center for Architecture / Foundation for Arab Music Archiving & Research Inaugurazione 14 novembre h 19.30

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