La fattoria degli animali meccanici. Sculture di Patrizia Lottini
La fattoria degli animali meccanici. Sculture di Patrizia Lottini
Dal 6 February 2013 al 2 March 2013
Roma
Luogo: Sala Santa Rita
Indirizzo: via Montanara
Orari: da martedì a sabato 11-19
Curatori: Norberto Vezzoli
Enti promotori:
- Assessorato alle Politiche Culturali e Centro Storico di Roma Capitale Dipartimento Cultura – Ufficio Programmazione e Gestione Spazi Culturali
Costo del biglietto: ingresso gratuito
Telefono per informazioni: +39 06 0608
E-Mail info: g.gnetti@zetema.it
Sito ufficiale: http://www.salasantarita.culturaroma.it
Vecchi attrezzi, ferri rugginosi, tubi e falcetti dimenticati in cantine, parti di macchine in disuso: sono gli oggetti preziosi reinventati dalla scultrice grossetana Patrizia Lottini. Dall’assemblaggio riconoscibile di questa ferraglia arrugginita l’artista fa nascere nuove forme di vita meccanica, gli animali astratti e fantasiosi che trovano la loro collocazione ideale alla Sala Santa Rita di Roma dal 6 febbraio al 2 marzo 2013.
Il percorso creativo che conduce a questa sorprendente Fattoria degli animali meccanici nasce dallo stretto rapporto dell’artista con la natura, in particolare con l’ambiente della maremma, suo specifico luogo d’origine e di vita. Il contatto costante con l’esperienza di fattoria, la conoscenza della funzione degli attrezzi e la dimestichezza con la vita degli animali si unisce allo studio delle antiche saghe e leggende locali, costituendo il filo di collegamento coerente di tutto il lavoro della scultrice.
Il disco della frizione di una vecchia millecento che diventa il guscio di una chiocciola o un vecchio forcone che forma la coda di un gallo sono i materiali che, incontrandosi e sovrapponendosi, creano nuove forme e figure dando origine alla fattoria con diversi tipi di vita animale e sconosciuti abitanti dei boschi maremmani, in bilico tra saghe, fantasia ed estro creativo. Sono attrezzi e macchine che raccontano del lavoro nei campi e che l’artista destruttura e recupera a nuova vita, dando nuova dimensione alle forme, nuove vite plasmate dall’arte e dalla fantasia.
Nel lavoro di Patrizia Lottini prevale la manualità, la costruzione procede con tempi lunghi e la scultura prende forma lentamente, in linea con i ritmi delle stagioni per dare poi vita all’arte.
L’artista descrive così le proprie sculture ed il percorso per realizzarle:
I vecchi attrezzi, i pezzi di ferro rugginosi e le nuvole, hanno una poesia comune: spetta alla nostra fantasia scoprirla!
Materiali legati l’uno all’altro che, incontrandosi, sovrapponendosi, come le nuvole, creano nuove forme e figure; innovative forme di vita pur se meccanica, una sinfonia colorata dalla ruggine che ne ha segnato il tempo ma non la fine!
Forse è una bizzarra evoluzione della specie e forse Darwin era un fabbro…
Il percorso creativo che conduce a questa sorprendente Fattoria degli animali meccanici nasce dallo stretto rapporto dell’artista con la natura, in particolare con l’ambiente della maremma, suo specifico luogo d’origine e di vita. Il contatto costante con l’esperienza di fattoria, la conoscenza della funzione degli attrezzi e la dimestichezza con la vita degli animali si unisce allo studio delle antiche saghe e leggende locali, costituendo il filo di collegamento coerente di tutto il lavoro della scultrice.
Il disco della frizione di una vecchia millecento che diventa il guscio di una chiocciola o un vecchio forcone che forma la coda di un gallo sono i materiali che, incontrandosi e sovrapponendosi, creano nuove forme e figure dando origine alla fattoria con diversi tipi di vita animale e sconosciuti abitanti dei boschi maremmani, in bilico tra saghe, fantasia ed estro creativo. Sono attrezzi e macchine che raccontano del lavoro nei campi e che l’artista destruttura e recupera a nuova vita, dando nuova dimensione alle forme, nuove vite plasmate dall’arte e dalla fantasia.
Nel lavoro di Patrizia Lottini prevale la manualità, la costruzione procede con tempi lunghi e la scultura prende forma lentamente, in linea con i ritmi delle stagioni per dare poi vita all’arte.
L’artista descrive così le proprie sculture ed il percorso per realizzarle:
I vecchi attrezzi, i pezzi di ferro rugginosi e le nuvole, hanno una poesia comune: spetta alla nostra fantasia scoprirla!
Materiali legati l’uno all’altro che, incontrandosi, sovrapponendosi, come le nuvole, creano nuove forme e figure; innovative forme di vita pur se meccanica, una sinfonia colorata dalla ruggine che ne ha segnato il tempo ma non la fine!
Forse è una bizzarra evoluzione della specie e forse Darwin era un fabbro…
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