Lina Bo Bardi in Italia. Quello che volevo, era avere Storia
© Instituto LinaBoe PMBardi | Lina sulla nave Almirante Jaceguay verso il Brasile, 1946
Dal 19 Dicembre 2014 al 15 Marzo 2015
Luogo: MAXXI - Museo nazionale delle arti del XXI secolo
Indirizzo: via Guido Reni 4/a
Orari: martedì, mercoledì, giovedì, venerdì, domenica 11-19; sabato 11-22
Curatori: Margherita Guccione
Telefono per informazioni: +39 06 3201954
E-Mail info: info@fondazionemaxxi.it
Sito ufficiale: http://www.fondazionemaxxi.it
Una “piccola” mostra dedicata a una “grande figura”, Lina Bo Bardi, una pioniera dell’architettura italiana, divenuta famosa dopo essere emigrata in Brasile nel 1946.
Si tratta di Lina Bo Bardi in Italia. "Quello che volevo, era avere Storia", organizzata dal MAXXI.
Architettura in occasione del centenario della nascita, il 5 dicembre. La mostra sarà aperta al pubblico dal 19 dicembre al 15 marzo 2015.
La mostra, a cura di Margherita Guccione, ripercorre - a ritroso - gli anni italiani di Lina, quelli degli esordi, dalla laurea nel 1939 a Roma, sua città natale, all’attività editoriale nel periodo della guerra a Milano, fino al viaggio in nave che la porterà, insieme al marito Pietro Maria Bardi, a trasferirsi in Brasile.
A un'emblematica foto è affidato il racconto dell’arrivo di Lina Bo Bardi in Brasile: i suoi occhi guardano il nuovo mondo – “mi sono sentita in un Paese inimmaginabile, dove tutto era possibile” – ma nella sua mente c’è ancora l’Italia, le macerie della guerra e l’intenso periodo di vita milanese. Dopo la laurea Lina infatti si sposta a Milano e, nell’impossibilità di esercitare appieno la professione negli anni del conflitto, si impegna nelle redazioni di numerosi periodici di architettura e riviste divulgative. Oltre all’attività redazionale, progetta architetture e arredi per le pagine di riviste come Domus e Lo Stile collaborando con Giò Ponti. Cura contemporaneamente testi e illustrazioni per una rubrica di interni su Grazia. Un'amica al vostro fianco. Insieme a Bruno Zevi e Carlo Pagani fonda la rivista A, concepita come un vero e proprio rotocalco di architettura. Le idee di Lina in questa fase italiana sono sviluppate su carta, ma avranno seguito in molte delle sue opere in Brasile, dove ancor più avrà modo di manifestarsi la sua attenzione all’uomo, “costante protagonista fisico di ciò che denominiamo l’avventura architettonica”. Ne sono testimoni le opere esposte nella mostra che, realizzata con la collaborazione della rivista Domus e dell'Istituto Lina Bo e P. M. Bardi di San Paolo in Brasile, presenta bozzetti originali, fotografie, riviste d'epoca, documenti d’archivio e testimonianze video. Ma anche le parole del Curriculum letterario, una sorta di autobiografia cui Lina affida la sua versione dei fatti: il dettagliato racconto degli anni in Italia, che ci introduce alla mostra, mette in luce quanto questo periodo sia stato determinante per la costruzione del suo pensiero futuro. “Lina è una delle figure più affascinanti dell'architettura del Novecento per la sua personalità e per l'impegno progettuale profuso a tutto campo – dice Margherita Guccione - dall'editoria al design, dalla museografia al cinema, dalle attività educative alle opere di straordinaria forza espressiva realizzate in Brasile, a San Paolo e a Bahia. Di questa donna piena di talento, attiva in un mondo di uomini, il Museo di architettura ripercorre gli anni in Italia, prima a Roma e poi a Milano, fondanti per la sua opera e determinanti per comprenderne il profilo intellettuale e l'attualità delle sue idee.”
Si tratta di Lina Bo Bardi in Italia. "Quello che volevo, era avere Storia", organizzata dal MAXXI.
Architettura in occasione del centenario della nascita, il 5 dicembre. La mostra sarà aperta al pubblico dal 19 dicembre al 15 marzo 2015.
La mostra, a cura di Margherita Guccione, ripercorre - a ritroso - gli anni italiani di Lina, quelli degli esordi, dalla laurea nel 1939 a Roma, sua città natale, all’attività editoriale nel periodo della guerra a Milano, fino al viaggio in nave che la porterà, insieme al marito Pietro Maria Bardi, a trasferirsi in Brasile.
A un'emblematica foto è affidato il racconto dell’arrivo di Lina Bo Bardi in Brasile: i suoi occhi guardano il nuovo mondo – “mi sono sentita in un Paese inimmaginabile, dove tutto era possibile” – ma nella sua mente c’è ancora l’Italia, le macerie della guerra e l’intenso periodo di vita milanese. Dopo la laurea Lina infatti si sposta a Milano e, nell’impossibilità di esercitare appieno la professione negli anni del conflitto, si impegna nelle redazioni di numerosi periodici di architettura e riviste divulgative. Oltre all’attività redazionale, progetta architetture e arredi per le pagine di riviste come Domus e Lo Stile collaborando con Giò Ponti. Cura contemporaneamente testi e illustrazioni per una rubrica di interni su Grazia. Un'amica al vostro fianco. Insieme a Bruno Zevi e Carlo Pagani fonda la rivista A, concepita come un vero e proprio rotocalco di architettura. Le idee di Lina in questa fase italiana sono sviluppate su carta, ma avranno seguito in molte delle sue opere in Brasile, dove ancor più avrà modo di manifestarsi la sua attenzione all’uomo, “costante protagonista fisico di ciò che denominiamo l’avventura architettonica”. Ne sono testimoni le opere esposte nella mostra che, realizzata con la collaborazione della rivista Domus e dell'Istituto Lina Bo e P. M. Bardi di San Paolo in Brasile, presenta bozzetti originali, fotografie, riviste d'epoca, documenti d’archivio e testimonianze video. Ma anche le parole del Curriculum letterario, una sorta di autobiografia cui Lina affida la sua versione dei fatti: il dettagliato racconto degli anni in Italia, che ci introduce alla mostra, mette in luce quanto questo periodo sia stato determinante per la costruzione del suo pensiero futuro. “Lina è una delle figure più affascinanti dell'architettura del Novecento per la sua personalità e per l'impegno progettuale profuso a tutto campo – dice Margherita Guccione - dall'editoria al design, dalla museografia al cinema, dalle attività educative alle opere di straordinaria forza espressiva realizzate in Brasile, a San Paolo e a Bahia. Di questa donna piena di talento, attiva in un mondo di uomini, il Museo di architettura ripercorre gli anni in Italia, prima a Roma e poi a Milano, fondanti per la sua opera e determinanti per comprenderne il profilo intellettuale e l'attualità delle sue idee.”
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