Marcello Gallian. La deformazione della realtà
Marcello Gallian. La deformazione della realtà, Complesso dei Dioscuri al Quirinale, Roma
Dal 15 October 2013 al 24 October 2013
Roma
Luogo: Complesso dei Dioscuri al Quirinale
Indirizzo: via Piacenza 1
Orari: da lunedì a venerdì 9-18
Curatori: Silvana Cirillo, Claudio Crescentini
Enti promotori:
- Giampiero Gallian
Telefono per informazioni: +39 06 47826087/ 347 1006230
E-Mail info: info@pc-communication.it
Sito ufficiale: http://www.060608.it/it/cultura-e-svago/beni-culturali/sedi-espositive/complesso-dei-dioscuri-al-quirinale.html
Una grande mostra dedicata a Marcello Gallian sarà realizzata a Roma, promossa e organizzata da Giampiero Gallian, a cura di Silvana Cirillo e Claudio Crescentini. In esposizione circa settanta dipinti su tela e su tavola, mai esposti in precedenza insieme ad una selezionata documentazione (carte autografe, lettere, fotografie, ecc.) proveniente dal “Fondo Gallian”, conservato nel Fondo Manoscritti dell’Università di Pavia.
Scrittore, drammaturgo, pittore, Marcello Gallian è oggi un artista pressoché dimenticato, ma che merita una rilettura per la spregiudicatezza e lo sperimentalismo del suo linguaggio artistico. Nonostante l’adesione appassionata alla prima fase del Regime, in realtà la irriverenza dei suoi romanzi e modelli umani e le prese di posizione socio-culturali, furono così lontane da quelle manifestate e imposte dal Fascismo , che ne subì spesso la censura, come nel caso dell’opera teatrale La scoperta della terra (1930), che vide solo pochissime repliche, o in quello del romanzo Bassofondo (1935), da Mussolini mutilato degli ultimi tre capitoli, che uscì con un linguaggio”purificato” e con il titolo ben più anonimo di In fondo al quartiere.
Attivissimo nel mondo dell’avanguardia romana degli anni Venti e Trenta, su Gallian hanno scritto, con vivo apprezzamento, molti critici e intellettuali, da Enrico Falqui, di cui le lettere con Gallian sono conservate nell’ “Archivio del '900” della “Sapienza” Università di Roma, a Giuseppe Ungaretti, da Curzio Malaparte e Indro Montanelli a Sibilla Aleramo, Cesare Zavattini e, sopra a tutti, Massimo Bontempelli che lo inserì fra gli artisti di “900”. Nel dopoguerra Gallian restò isolato dal mondo intellettuale della prima Repubblica, soprattutto perché, in vista della ricercata pacificazione nazionale, si andavano dimenticando molte personalità artistiche ancora scopertamente anarchiche e rivoluzionarie, come lui.
Le sue opere pittoriche risultano in linea con il linguaggio cosiddetto “degenerato” e grottesco dell’espressionismo e affini al colorismo esasperato di Scipione, del primo Scialoja. Negli anni Quaranta-Cinquanta, amico sincero di Afro, Avenali, Fazzini, Mafai, Rosai e Zavattini, Gallian ha sempre perseguito, anche in pittura, una ricerca autonoma e anarchica di un modello espressivo diverso, “altro” rispetto all’estetica borghese e all’accademia.
Cinque le sezioni tematiche in cui è suddivisa la mostra che rispecchiano i temi figurativi centrali delle opere di Gallian: 1. Le prime impressioni pittoriche; 2. Le donne di Gallian; 3. Le prove di Crocifissioni; 4. Al Circo con Gallian; 5. Andamenti domestici. Fra queste spiccano, sia per qualità che per quantità, i dipinti che Gallian ha dedicato alle donne, suo tema preferito e alle “Donne perdute”, come si diceva all’epoca, forme distorte da colori violenti, tratti marcati ed essenziali di una tragicità urlata e senza parole.
Alla giornata inaugurale è abbinata una tavola rotonda su Gallian scrittore e pittore, alla quale parteciperanno, oltre ai curatori, Paolo Buchignani, Renzo Cremante, Cesare de Michelis, Nicoletta Trotta.
Scrittore, drammaturgo, pittore, Marcello Gallian è oggi un artista pressoché dimenticato, ma che merita una rilettura per la spregiudicatezza e lo sperimentalismo del suo linguaggio artistico. Nonostante l’adesione appassionata alla prima fase del Regime, in realtà la irriverenza dei suoi romanzi e modelli umani e le prese di posizione socio-culturali, furono così lontane da quelle manifestate e imposte dal Fascismo , che ne subì spesso la censura, come nel caso dell’opera teatrale La scoperta della terra (1930), che vide solo pochissime repliche, o in quello del romanzo Bassofondo (1935), da Mussolini mutilato degli ultimi tre capitoli, che uscì con un linguaggio”purificato” e con il titolo ben più anonimo di In fondo al quartiere.
Attivissimo nel mondo dell’avanguardia romana degli anni Venti e Trenta, su Gallian hanno scritto, con vivo apprezzamento, molti critici e intellettuali, da Enrico Falqui, di cui le lettere con Gallian sono conservate nell’ “Archivio del '900” della “Sapienza” Università di Roma, a Giuseppe Ungaretti, da Curzio Malaparte e Indro Montanelli a Sibilla Aleramo, Cesare Zavattini e, sopra a tutti, Massimo Bontempelli che lo inserì fra gli artisti di “900”. Nel dopoguerra Gallian restò isolato dal mondo intellettuale della prima Repubblica, soprattutto perché, in vista della ricercata pacificazione nazionale, si andavano dimenticando molte personalità artistiche ancora scopertamente anarchiche e rivoluzionarie, come lui.
Le sue opere pittoriche risultano in linea con il linguaggio cosiddetto “degenerato” e grottesco dell’espressionismo e affini al colorismo esasperato di Scipione, del primo Scialoja. Negli anni Quaranta-Cinquanta, amico sincero di Afro, Avenali, Fazzini, Mafai, Rosai e Zavattini, Gallian ha sempre perseguito, anche in pittura, una ricerca autonoma e anarchica di un modello espressivo diverso, “altro” rispetto all’estetica borghese e all’accademia.
Cinque le sezioni tematiche in cui è suddivisa la mostra che rispecchiano i temi figurativi centrali delle opere di Gallian: 1. Le prime impressioni pittoriche; 2. Le donne di Gallian; 3. Le prove di Crocifissioni; 4. Al Circo con Gallian; 5. Andamenti domestici. Fra queste spiccano, sia per qualità che per quantità, i dipinti che Gallian ha dedicato alle donne, suo tema preferito e alle “Donne perdute”, come si diceva all’epoca, forme distorte da colori violenti, tratti marcati ed essenziali di una tragicità urlata e senza parole.
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