Dal 6 ottobre a Palazzo Braschi
Presto a Roma un Keith Haring senza confini
Keith Haring, Icons / Icone, 1990. Serigrafia su carta con goffratura, 53,5 × 63,5 cm © Keith Haring Foundation I Courtesy of Nakamura Keith Haring Collection
Francesca Grego
19/07/2026
Roma - Nel 1984 un Keith Haring ventiseienne lasciava il segno nel cuore di Roma: un lungo graffito fucsia sulla parete laterale del Palazzo delle Esposizioni, popolato da figure iconiche come la gioia di vivere, il cane che abbaia, l’uomo in rivolta. Più tardi fu il turno delle pareti trasparenti della metropolitana su Ponte Pietro Nenni, nelle vicinanze di Piazzale Flaminio. Entrambe le opere sarebbero state rimosse per motivi di “decoro urbano”, ma un fotografo, Stefano Fontebasso De Martino, documentò gli interventi.
Inizia qui il racconto della mostra Keith Haring. Art without borders, a Palazzo Braschi - Museo di Roma dal 6 ottobre 2026 all’11 aprile 2027. L’artista statunitense torna nella Capitale con oltre 140 opere e materiali esclusivi eccezionalmente concessi dalla Nakamura Keith Haring Collection, la più grande raccolta al mondo a lui dedicata, accanto a importanti prestiti pubblici e privati. A cura di Kaoru Yanase, Ilaria Miarelli Mariani e Claudio Zambianchi, l’esposizione ricostruirà l’intero percorso creativo di Haring, dai primi lavori a New York e dagli iconici Subway Drawings fino ai poster politici, alle sculture, ai dipinti. Uno spazio speciale, come dicevamo, sarà riservato ai rapporti dell’artista con l’Italia, con opere e documenti legati ai suoi trascorsi a Napoli, Milano e Pisa, dove è ancora visibile il grande murale Tuttomondo.

Keith Haring, Three lithographs / Tre litografie, 1985. Litografia su carta, 101,5 × 81 cm © Keith Haring Foundation I Courtesy of Nakamura Keith Haring Collection
Al centro del progetto c’è l’idea di Haring che “Il pubblico ha diritto all’arte. L’arte è per tutti”: un principio che oggi musei, artisti e professionisti del settore sono impegnati a rincorrere e sbandierare in modi talvolta retorici, e che invece l’artista americano ha perseguito con naturalezza e semplicità. Nelle sue opere bambini radianti, cani che abbaiano, figure che danzano, angeli, cuori, televisori e piramidi sono vocaboli di un linguaggio concepito fin dall'origine come universale, che tuttora continua a parlare a culture e generazioni diverse.
A Palazzo Braschi lo scopriremo in un itinerario articolato per temi: la strada e la metropolitana, l'impegno politico e sociale, il corpo e l'energia vitale, la dimensione simbolica e spirituale. Le esperienze italiane sono parte integrante di questo racconto: qui Haring trovò spazi pubblici, progetti e galleristi capaci di dialogare con la sua idea di arte urbana e collettiva. Aderendo al pensiero dell’artista, la mostra sarà accompagnata da un ricco programma didattico per i giovani e per le scuole, con attività pensate per avvicinare i ragazzi al suo linguaggio immediato e inclusivo, accanto a percorsi destinati agli adulti desiderosi di esplorare il mondo di Keith Haring nei suoi diversi aspetti.

Makoto Murata, 1983 Photo by © Makoto Murata Keith Haring artwork © Keith Haring Foundation
Inizia qui il racconto della mostra Keith Haring. Art without borders, a Palazzo Braschi - Museo di Roma dal 6 ottobre 2026 all’11 aprile 2027. L’artista statunitense torna nella Capitale con oltre 140 opere e materiali esclusivi eccezionalmente concessi dalla Nakamura Keith Haring Collection, la più grande raccolta al mondo a lui dedicata, accanto a importanti prestiti pubblici e privati. A cura di Kaoru Yanase, Ilaria Miarelli Mariani e Claudio Zambianchi, l’esposizione ricostruirà l’intero percorso creativo di Haring, dai primi lavori a New York e dagli iconici Subway Drawings fino ai poster politici, alle sculture, ai dipinti. Uno spazio speciale, come dicevamo, sarà riservato ai rapporti dell’artista con l’Italia, con opere e documenti legati ai suoi trascorsi a Napoli, Milano e Pisa, dove è ancora visibile il grande murale Tuttomondo.

Keith Haring, Three lithographs / Tre litografie, 1985. Litografia su carta, 101,5 × 81 cm © Keith Haring Foundation I Courtesy of Nakamura Keith Haring Collection
Al centro del progetto c’è l’idea di Haring che “Il pubblico ha diritto all’arte. L’arte è per tutti”: un principio che oggi musei, artisti e professionisti del settore sono impegnati a rincorrere e sbandierare in modi talvolta retorici, e che invece l’artista americano ha perseguito con naturalezza e semplicità. Nelle sue opere bambini radianti, cani che abbaiano, figure che danzano, angeli, cuori, televisori e piramidi sono vocaboli di un linguaggio concepito fin dall'origine come universale, che tuttora continua a parlare a culture e generazioni diverse.
A Palazzo Braschi lo scopriremo in un itinerario articolato per temi: la strada e la metropolitana, l'impegno politico e sociale, il corpo e l'energia vitale, la dimensione simbolica e spirituale. Le esperienze italiane sono parte integrante di questo racconto: qui Haring trovò spazi pubblici, progetti e galleristi capaci di dialogare con la sua idea di arte urbana e collettiva. Aderendo al pensiero dell’artista, la mostra sarà accompagnata da un ricco programma didattico per i giovani e per le scuole, con attività pensate per avvicinare i ragazzi al suo linguaggio immediato e inclusivo, accanto a percorsi destinati agli adulti desiderosi di esplorare il mondo di Keith Haring nei suoi diversi aspetti.

Makoto Murata, 1983 Photo by © Makoto Murata Keith Haring artwork © Keith Haring Foundation
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