Simona Muzzeddu e Francesco Gibin. Amistade 0

Simona Muzzeddu e Francesco Gibin. Amistade 0, Villa Sarsina, Anzio (RM)
Dal 04 Settembre 2014 al 12 Settembre 2014
Anzio | Roma
Luogo: Villa Sarsina
Indirizzo: via F. Breschi
Curatori: Manuela Vela
Telefono per informazioni: +39 389 9719051
E-Mail info: amistadelab@gmail.com
Sito ufficiale: http://www.amistadelab.com/
Il 6 settembre, alle ore 18.00, nella splendida cornice di Villa Sarsina ad Anzio, sarà inaugurata la mostra “Amistade 0” con le opere degli artisti gallaratesi Simona Muzzeddu e Francesco Gibin,entrambi diplomati all’Accademia di Belle Arti di Brera. La mostra è patrocinata dal Comune di Anzio, dalla Asl Roma He vede la partecipazione della Dott.a Maria Luisa Agostinelli, Analista Junghiana e autrice di numerosi libri sul tema della malattia mentale, del Dott. Vincenzo Monti, appassionato scrittore della storia dei luoghi e delle tradizioni di Anzio e Nettuno, del Dott. in Filosofia Gino Querini e, infine, dell’Arch. ed esperta di Design Sara De Franceschi.
La mostralancia le premesse per la collaborazione artistica tra la Fotografa e Video Artista Simona Muzzeddu e lo Scultore Francesco Gibin, nel primo laboratorio artistico del Progetto “AmistedeLab”, durante il quale i due artisti realizzeranno assieme una linea di gioielli. Il Progetto Amistadelab, nato dall’incontro dei due artisti con Gino Querini e la sottoscritta, dà il via a una serie di laboratori artistici condivisi, volti alla realizzazione di una o più opera d’arte da parte di artisti, di volta in volta diversi, che accetteranno di collaborare assieme. I laboratori saranno introdotti e seguiti da mostre che permetteranno al visitatore di seguire il percorso artistico degli artisti coinvolti.
“Amistade 0” introduce, dunque, le tematiche affini all’opera della Muzzeddu e di Gibin, che hanno lavorato a lungo individualmente sul concetto dell’equilibrio effimero dell’esistenza di individui e di oggetti. Le opere dei due artisti s’incastrano in un percorso concettuale costruito sulla base del dualismo “vuoto - pieno”. In alcune dottrine orientali ilVuoto e il Pieno sono elementi fondamentali e indivisibili dell’esistenza: il vuoto, infatti, è lo spazio ideale dell’esistenza perché è sempre pronto a ricevere e ad essere riempito e, dunque, implica il costante azzeramento di uno spazio pienodefinito dalla forma e dalla materia in continuo mutamento.
Nella nostra mostra, il senso di vuoto lasciato dalla serie fotografica e dalla videoinstallazione “Borderline, la linea di confine” e “Borderline, Psychotic Activity” di Simona Muzzeddu, che affrontano gli effetti sulla coscienza umana delle malattie neuropsichiatriche, viene riempito dall’operazione artistica di Francesco Gibin, che compone i volumi e le forme delle sue sculture a partire dagli “oggetti di scarto” e solo apparentemente “fuori uso”. Nell’eterno divenire della forma e della sostanza delle cose, anche i reperti archeologici conservati all’interno della settecentesca Villa Sarsina, oggetto di un lungo periodo di restauro, acquistano un significato simbolico rispetto alla nostra mostra e racchiudono l’idea del dualismo dello spazio dell’esistenza. Difatti, giunte a noi da tempi remoti, le rovine del passato, con lo scorrere del tempo, sono soggette a continui mutamenti di aspetto, significato e interpretazione. Le loro parti mancanti, o lacune, diventano dunque fonte di ricostruzione e di stimolo allo studio e alla conoscenza da parte di storici, archeologi e restauratori di ogni epoca. Riscopriamo, così, anche nei reperti archeologici il fascino dello spazio vuoto come principio inesauribile del creare e dell’agire.
La mostralancia le premesse per la collaborazione artistica tra la Fotografa e Video Artista Simona Muzzeddu e lo Scultore Francesco Gibin, nel primo laboratorio artistico del Progetto “AmistedeLab”, durante il quale i due artisti realizzeranno assieme una linea di gioielli. Il Progetto Amistadelab, nato dall’incontro dei due artisti con Gino Querini e la sottoscritta, dà il via a una serie di laboratori artistici condivisi, volti alla realizzazione di una o più opera d’arte da parte di artisti, di volta in volta diversi, che accetteranno di collaborare assieme. I laboratori saranno introdotti e seguiti da mostre che permetteranno al visitatore di seguire il percorso artistico degli artisti coinvolti.
“Amistade 0” introduce, dunque, le tematiche affini all’opera della Muzzeddu e di Gibin, che hanno lavorato a lungo individualmente sul concetto dell’equilibrio effimero dell’esistenza di individui e di oggetti. Le opere dei due artisti s’incastrano in un percorso concettuale costruito sulla base del dualismo “vuoto - pieno”. In alcune dottrine orientali ilVuoto e il Pieno sono elementi fondamentali e indivisibili dell’esistenza: il vuoto, infatti, è lo spazio ideale dell’esistenza perché è sempre pronto a ricevere e ad essere riempito e, dunque, implica il costante azzeramento di uno spazio pienodefinito dalla forma e dalla materia in continuo mutamento.
Nella nostra mostra, il senso di vuoto lasciato dalla serie fotografica e dalla videoinstallazione “Borderline, la linea di confine” e “Borderline, Psychotic Activity” di Simona Muzzeddu, che affrontano gli effetti sulla coscienza umana delle malattie neuropsichiatriche, viene riempito dall’operazione artistica di Francesco Gibin, che compone i volumi e le forme delle sue sculture a partire dagli “oggetti di scarto” e solo apparentemente “fuori uso”. Nell’eterno divenire della forma e della sostanza delle cose, anche i reperti archeologici conservati all’interno della settecentesca Villa Sarsina, oggetto di un lungo periodo di restauro, acquistano un significato simbolico rispetto alla nostra mostra e racchiudono l’idea del dualismo dello spazio dell’esistenza. Difatti, giunte a noi da tempi remoti, le rovine del passato, con lo scorrere del tempo, sono soggette a continui mutamenti di aspetto, significato e interpretazione. Le loro parti mancanti, o lacune, diventano dunque fonte di ricostruzione e di stimolo allo studio e alla conoscenza da parte di storici, archeologi e restauratori di ogni epoca. Riscopriamo, così, anche nei reperti archeologici il fascino dello spazio vuoto come principio inesauribile del creare e dell’agire.
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