Turbamenti del corpo. Immagini e immaginari nella prima età moderna
© Genève, collection Jean Bonna | Att. Pirro Ligorio, Cinq figures masculines attachées à un arbre, v. 1535, sanguine sur papier vergé, 272x2223 mm.
Dal 26 November 2020 al 28 November 2020
Luogo: Piattaforma Zoom
Indirizzo: online
Orari: giovedì 10-13 / 14.30-17.30; venerdì 10-12.30 / 14.30-17.30; sabato 10-13
Costo del biglietto: La registrazione è gratuita, ma obbligatoria. È necessaria una sola registrazione per i tre giorni di conferenza
Telefono per informazioni: +39 06 67 61 245
Nella cultura visiva della prima età moderna, le raffigurazioni di corpi contorti, disarticolati o frammentari, di visi distorti in smorfie o deformati da particolari emozioni o azioni, di corpi aperti che svelano organi e orifizi, possono suscitare nello spettatore una reazione di sorpresa come anche di turbamento. Sarebbe tuttavia riduttivo pensare queste configurazioni corporee e i dispositivi che le rivelano come mere sperimentazioni formali, trovate iconografiche, motivi dell’eccesso o della trasgressione, associati agli immaginari infernali od onirici, all’estetica del grottesco o del ‘mondo alla rovescia’.
Questo tipo di immagini del corpo provoca sensazioni o sentimenti di turbamento, d’incongruità spesso anche aggressiva, che può essere percepita, anche soltanto intuitivamente, come significante e sconcertante. Ma cos’è che causa questo turbamento? Da dove proviene? è sempre stato percepito nello stesso modo attraverso il tempo ed in altre culture che la nostra?
Provare questo stato e considerare quei modi di raffigurare il corpo nell’immagine che provocano turbamento – perché agiscono sullo spirito e sul corpo dell’osservatore e, dunque, ne orientano o alterano la percezione dell’immagine – significa interrogare l’articolazione di due oggetti di studio complessi, da un punto di vista storico e culturale: da un lato, la percezione di ciò che è un corpo, dall’altro, la definizione stessa del ‘turbamento’ come affetto.
Queste espressioni inquietanti o conturbanti del corpo – di un corpo che lo spettatore riconosce come ‘analogo’ al suo – emergono dal contrasto con una concezione idealizzata ed univoca del corpo come nozione storicamente determinata e attore di ogni utopia, continuamente ripensata e trasfigurata dalle costruzioni culturali delle società (Foucault).
Col dare forma ad un corpo dis-idealizzato, certe immagini premoderne seducono e attirano, ma al contempo si caricano di un’aggressività, di un potere di provocazione, di una tonalità oscena o ridicola; possono suscitare non solo disorientamento, disgusto, ma anche eccitazione grazie a configurazioni, gesti, posizioni e movimenti corporei ‘eccessivi’, innaturali, incongrui, inscenati nelle immagini.
Quest’impressione/reazione complessa in cui si innestano incongruità, confusione e minaccia è già stata avvertita in passato di fronte a certi dispositivi visuali: davanti al Giudizio universale di Michelangelo, Pirro Ligorio esprime il malessere provocato da ciò che chiama un “caos di corpi di pasta”, corpi “snocciolati”, storti, senza senso e “fuor di natura”.
La distorsione, la frammentazione, la porosità del corpo nell’immagine gli conferiscono un’espressività specifica, perché « il corpo parla di sé, da sé » (Dekoninck) diventando così l’agente di fenomeni e significati che vanno ben oltre un approccio iconologico. L’implicazione della sensibilità ricettrice è dunque decisiva ! La difficolta è allora per lo storico di cogliere come il turbamento – che è un effetto di seduzione sensibile– può diventare consustanziale all’avvenimento e al potere dell’immagine come anche alla trasmissione del senso.
Aldilà dell’inquietudine che provocano l’alterità, la deformità, l’ibridazione o la malattia del corpo – problematiche affrontate da numerosi studi –, l’atelier di ricerca si dà come obiettivo di interrogare le configurazioni visive grazie alle quali l’immagine di un corpo provoca turbamento, di verificare come lo sguardo premoderno percepisce questo turbamento e, infine, di definire questa percezione da un punto di vista storico e culturale. L’atelier di ricerca è pensato come un momento per sondare la fecondità e la ricchezza di questi immaginari nella pratica artistica e nella produzione di immagini ed aspira a considerare in nuova luce le pratiche e i fenomeni che determinano e orientano tanto le produzione visive quanto la loro ricezione e fruizione sensibile, cognitiva, psichica e fisiologica. Si tratterà, dunque, di pensare il turbamento provocato dal corpo raffigurato attraverso problematiche d’ordine morale, sociopolitiche, etiche, estetiche e culturali che condizionano l’idea stessa d’Uomo, moltiplicando gli approcci epistemici e gli scambi fra aree cronologiche.
Nell’ambito del ciclo di workshops già organizzati a Parigi e a Tours, questo incontro è il frutto di una collaborazione tra il Centre André Chastel (CNRS-Sorbonne Université) il Centre d’Études Supérieures de la Renaissance (CNRS-Université de Tours), l’Università IUAV di Venezia e l’Accademia di Francia a Roma.
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