Maurizio Galimberti. Frames of Italy
Maurizio Galimberti. Frames of Italy
Dal 4 Settembre 2015 al 13 Settembre 2015
Monteleone d'Orvieto | Terni | Visualizza tutte le mostre a Terni
Luogo: Palazzo storico
Indirizzo: piazza Bilancini
Curatori: Artistocratic, in collaborazione con Giart
Enti promotori:
- Comune di Monteleone d'Orvieto
- A.T. Pro Loco
Telefono per informazioni: +39 051 222837
E-Mail info: info@artistocratic.com
Sito ufficiale: http://photoartfestival.com
La galleria Artistocratic, in collaborazione con Giart, presenta la mostra Frames of Italy di Maurizio Galimberti, in occasione di #PAF2015!! Photo & Art Festival a Monteleone d’Orvieto, dal 4 al 13 settembre 2015.
Il festival, organizzato dall'Associazione di Promozione Sociale #PAF!! con il patrocinio del Comune di Monteleone d'Orvieto e della A.T. Pro Loco, prevede mostre di pittura, fotografia, scultura ed eventi live che per tre giorni trasformeranno il borgo medievale in un mondo fatto di osmosi tra arti visive, storia e musica.
«Com'è difficile capire nel fare un quadro qual è il momento esatto in cui l’imitazione della natura deve fermarsi. Un quadro non è un processo verbale. Quando si tratta di un paesaggio, io amo quei quadri che mi fanno venir voglia di entrarci dentro per andarci a spasso» (Pierre-Auguste Renoir)
Maurizio Galimberti in Frames of Italy riscopre e racconta il nostro Paese, ci fa entrare e ci porta a spasso attraverso il paesaggio articolato e vario dell’Italia. Coglie l’anima di ciò che ritrae, di un soggetto, di un’architettura o di una città e la trasforma secondo la sua personale visione e tecnica artistica, quella del mosaico di Polaroid. Come egli stesso l’ha definito «è un grand tour personale, ma che molti ritroveranno di certo familiare». Un diario di viaggio, dove l’artista appunta i suoi luoghi, scorci di città, dettagli di monumenti, porzioni di cielo o di mare frammentati, attraverso diverse modalità tecniche e di espressione, dai mosaici alle singole istantanee, dai ready-made alle manipolazioni sulle Polaroid.
Galimberti racconta la storia di un viaggio che ha dato vita a un’antologica - Paesaggio Italia - a cura di Benedetta Donato, presentata a Venezia poi Bologna, e a un libro opera (edito da Marsilio) di 300 immagini realizzate in Italia dai primi anni ’90. E ora in mostra, in occasione di Photo & Art Festival - l'ultimo progetto di Galimberti realizzato con le Polaroid, attualmente non più in produzione (oggi l’artista lavora con le pellicole istantanee Fuji) - che vede una selezione di scatti dei luoghi davanti ai quali l’artista si è fermato, catturato da un’emozione: «non c’è Piazza del Campo a Siena, non c’è Piazza della Signoria a Firenze, non c’è un sacco di luoghi importanti dell’Italia. Ho fotografato solo le emozioni, spesso più periferiche che cittadine».
È una narrazione guidata dalle emozioni, dal sentire e dall’istinto, dove il ritmo delle sue opere porta al dinamismo, al movimento: scompone e ricompone per presentare una realtà sempre soggettiva e non più oggettiva. Una scomposizione che ricorda l’arte antica del mosaico; come l’ha definito Walter Gaudagnini è un mosaicista, poiché concepisce la Polaroid come tessera quadrangolare che utilizza per frantumare l’immagine, sarà poi lo spettatore che dovrà ricreare la forma originaria. Nei suoi lavori ritornano concetti classici che si uniscono a una contaminazione di movimenti artistici contemporanei, dal cubismo al futurismo, al surrealismo, fino ad arrivare al “Nudo che scende le scale” di Duchamp, è da qui che arriva il senso di tridimensionalità delle sue foto.
In mostra un’accurata selezione di opere della serie Paesaggio Italia per far viaggiare lo spettatore da Nord a Sud lungo la penisola, dai palazzi rossi bolognesi al candore delle pareti delle case di Ostuni, passando per le immagini caleidoscopiche che catturano il giocoso movimento della torre di Pisa e delle colonne del tempio di Selinute. Poi le Polaroid singole che formano un piccolo e intimo catalogo di momenti, oggetti, dettagli simboli dell’Italia e infine i ready-made dove l’artista “duchampiano” gioca con oggetti della quotidianità, cartoline, cartine geografiche, ritagli di giornale, timbri, francobolli che accostati e assemblati alle Polaroid vengono modificati per diventare altro.
Il festival, organizzato dall'Associazione di Promozione Sociale #PAF!! con il patrocinio del Comune di Monteleone d'Orvieto e della A.T. Pro Loco, prevede mostre di pittura, fotografia, scultura ed eventi live che per tre giorni trasformeranno il borgo medievale in un mondo fatto di osmosi tra arti visive, storia e musica.
«Com'è difficile capire nel fare un quadro qual è il momento esatto in cui l’imitazione della natura deve fermarsi. Un quadro non è un processo verbale. Quando si tratta di un paesaggio, io amo quei quadri che mi fanno venir voglia di entrarci dentro per andarci a spasso» (Pierre-Auguste Renoir)
Maurizio Galimberti in Frames of Italy riscopre e racconta il nostro Paese, ci fa entrare e ci porta a spasso attraverso il paesaggio articolato e vario dell’Italia. Coglie l’anima di ciò che ritrae, di un soggetto, di un’architettura o di una città e la trasforma secondo la sua personale visione e tecnica artistica, quella del mosaico di Polaroid. Come egli stesso l’ha definito «è un grand tour personale, ma che molti ritroveranno di certo familiare». Un diario di viaggio, dove l’artista appunta i suoi luoghi, scorci di città, dettagli di monumenti, porzioni di cielo o di mare frammentati, attraverso diverse modalità tecniche e di espressione, dai mosaici alle singole istantanee, dai ready-made alle manipolazioni sulle Polaroid.
Galimberti racconta la storia di un viaggio che ha dato vita a un’antologica - Paesaggio Italia - a cura di Benedetta Donato, presentata a Venezia poi Bologna, e a un libro opera (edito da Marsilio) di 300 immagini realizzate in Italia dai primi anni ’90. E ora in mostra, in occasione di Photo & Art Festival - l'ultimo progetto di Galimberti realizzato con le Polaroid, attualmente non più in produzione (oggi l’artista lavora con le pellicole istantanee Fuji) - che vede una selezione di scatti dei luoghi davanti ai quali l’artista si è fermato, catturato da un’emozione: «non c’è Piazza del Campo a Siena, non c’è Piazza della Signoria a Firenze, non c’è un sacco di luoghi importanti dell’Italia. Ho fotografato solo le emozioni, spesso più periferiche che cittadine».
È una narrazione guidata dalle emozioni, dal sentire e dall’istinto, dove il ritmo delle sue opere porta al dinamismo, al movimento: scompone e ricompone per presentare una realtà sempre soggettiva e non più oggettiva. Una scomposizione che ricorda l’arte antica del mosaico; come l’ha definito Walter Gaudagnini è un mosaicista, poiché concepisce la Polaroid come tessera quadrangolare che utilizza per frantumare l’immagine, sarà poi lo spettatore che dovrà ricreare la forma originaria. Nei suoi lavori ritornano concetti classici che si uniscono a una contaminazione di movimenti artistici contemporanei, dal cubismo al futurismo, al surrealismo, fino ad arrivare al “Nudo che scende le scale” di Duchamp, è da qui che arriva il senso di tridimensionalità delle sue foto.
In mostra un’accurata selezione di opere della serie Paesaggio Italia per far viaggiare lo spettatore da Nord a Sud lungo la penisola, dai palazzi rossi bolognesi al candore delle pareti delle case di Ostuni, passando per le immagini caleidoscopiche che catturano il giocoso movimento della torre di Pisa e delle colonne del tempio di Selinute. Poi le Polaroid singole che formano un piccolo e intimo catalogo di momenti, oggetti, dettagli simboli dell’Italia e infine i ready-made dove l’artista “duchampiano” gioca con oggetti della quotidianità, cartoline, cartine geografiche, ritagli di giornale, timbri, francobolli che accostati e assemblati alle Polaroid vengono modificati per diventare altro.
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