Torino sotto la neve
Torino sotto la neve
Dal 20 Dicembre 2011 al 30 Marzo 2012
Torino | Visualizza tutte le mostre a Torino
Luogo: Archivio Storico
Indirizzo: Via Barbaroux 32
Orari: lunedì-venerdì 8,30-16,30 festivi chiuso
Costo del biglietto: ingresso libero
Telefono per informazioni: +39 0114431811
E-Mail info: archiviostorico@comune.torino.it
Quattro tempere ottocentesche che ritraggono suggestivi scorci invernali della città presa dal fiume Po sono state lo spunto da cui è nata Torino sotto la neve, la trentatreesima mostra della serie inaugurata nel 1999 con l’apertura della sede di via Barbaroux 32 dell’Archivio Storico della Città con l’intento di avvicinare anche il pubblico dei non addetti ai lavori a un patrimonio poco visibile e quindi scarsamente conosciuto.
L’apparato iconografico è costituito da tempere, litografie e acqueforti realizzate tra l’inizio dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento, ma soprattutto da fotografie della «Gazzetta del Popolo», scattate tra gli anni ’40 e ’70 del secolo scorso. Uno spazio particolare è inoltre dedicato alle immagini di Torino sotto la neve dopo le incursioni aeree di novembre e dicembre 1942 attraverso la documentazione fotografica dell’Ufficio Protezione Antiaerea.
A questo nucleo si aggiunge una sezione documentaria poiché la neve è sì sorpresa, gioia per gli occhi, poesia pura che trasfigura ogni cosa, ma la città, a differenza del villaggio che vive al ritmo delle stagioni, non si adegua semplicemente alla sua presenza, ma deve limitarne l’impatto affinché la vita prosegua sempre uguale, scandita dagli stessi ritmi indipendentemente dal clima e dagli agenti atmosferici. E così, a partire dal 1700, si susseguono i provvedimenti per lo sgombero della neve. A leggerli uno dietro l’altro seguendo l’ordine cronologico la città si trasforma da borgo in cui ciascun abitante è chiamato a tener pulito il tratto di strada adiacente alla propria abitazione a prima capitale d’Italia, quando l’amministrazione civica predispone un piano d’intervento coordinato che prevede l’utilizzo di quasi quattromila persone.
Se le copiose nevicate invernali erano fonte di non pochi grattacapi per gli abitanti e le autorità cittadine, in estate poter disporre di neve e ghiaccio era un privilegio riservato a pochi fortunati. Una sezione della mostra è pertanto dedicata ai provvedimenti emanati a partire dal XVII secolo, con cui i duchi di Savoia concessero a persone di fiducia la privativa del commercio dei due prodotti nella capitale del regno, dove la presenza di un nucleo consistente di famiglie agiate garantiva un consumo superiore al resto del paese.
Sono inoltre esposti i progetti edilizi delle ghiacciaie ottocentesche, il cui impianto architettonico si evolve adeguandosi allo sviluppo degli studi di ingegneria. I depositi del ghiaccio naturale e della neve sopravvissero fino a quando l’invenzione del frigorifero e la sua diffusione su larga scala ne decretarono la fine; allora le antiche ghiacciaie furono abbattute, oppure mutarono destinazione d’uso, o più semplicemente furono abbandonate divenendo in breve tempo architetture dimenticate: la neve aveva ormai perso i requisiti che per secoli l’avevano resa un bene economico prezioso e insostituibile.
Questi argomenti sono approfonditi nella pubblicazione che come sempre accompagna l’esposizione, in cui un capitolo è infine dedicato a una piccola antologia di brani di scrittori torinesi e non che hanno raccontato la nostra città sotto la neve.
L’apparato iconografico è costituito da tempere, litografie e acqueforti realizzate tra l’inizio dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento, ma soprattutto da fotografie della «Gazzetta del Popolo», scattate tra gli anni ’40 e ’70 del secolo scorso. Uno spazio particolare è inoltre dedicato alle immagini di Torino sotto la neve dopo le incursioni aeree di novembre e dicembre 1942 attraverso la documentazione fotografica dell’Ufficio Protezione Antiaerea.
A questo nucleo si aggiunge una sezione documentaria poiché la neve è sì sorpresa, gioia per gli occhi, poesia pura che trasfigura ogni cosa, ma la città, a differenza del villaggio che vive al ritmo delle stagioni, non si adegua semplicemente alla sua presenza, ma deve limitarne l’impatto affinché la vita prosegua sempre uguale, scandita dagli stessi ritmi indipendentemente dal clima e dagli agenti atmosferici. E così, a partire dal 1700, si susseguono i provvedimenti per lo sgombero della neve. A leggerli uno dietro l’altro seguendo l’ordine cronologico la città si trasforma da borgo in cui ciascun abitante è chiamato a tener pulito il tratto di strada adiacente alla propria abitazione a prima capitale d’Italia, quando l’amministrazione civica predispone un piano d’intervento coordinato che prevede l’utilizzo di quasi quattromila persone.
Se le copiose nevicate invernali erano fonte di non pochi grattacapi per gli abitanti e le autorità cittadine, in estate poter disporre di neve e ghiaccio era un privilegio riservato a pochi fortunati. Una sezione della mostra è pertanto dedicata ai provvedimenti emanati a partire dal XVII secolo, con cui i duchi di Savoia concessero a persone di fiducia la privativa del commercio dei due prodotti nella capitale del regno, dove la presenza di un nucleo consistente di famiglie agiate garantiva un consumo superiore al resto del paese.
Sono inoltre esposti i progetti edilizi delle ghiacciaie ottocentesche, il cui impianto architettonico si evolve adeguandosi allo sviluppo degli studi di ingegneria. I depositi del ghiaccio naturale e della neve sopravvissero fino a quando l’invenzione del frigorifero e la sua diffusione su larga scala ne decretarono la fine; allora le antiche ghiacciaie furono abbattute, oppure mutarono destinazione d’uso, o più semplicemente furono abbandonate divenendo in breve tempo architetture dimenticate: la neve aveva ormai perso i requisiti che per secoli l’avevano resa un bene economico prezioso e insostituibile.
Questi argomenti sono approfonditi nella pubblicazione che come sempre accompagna l’esposizione, in cui un capitolo è infine dedicato a una piccola antologia di brani di scrittori torinesi e non che hanno raccontato la nostra città sotto la neve.
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