India. Due sguardi, un racconto
India. Due sguardi, un racconto, Civico Museo d’Arte Orientale, Trieste
Dal 24 October 2025 al 26 November 2025
Trieste
Luogo: Civico Museo d’Arte Orientale
Indirizzo: Via San Sebastiano 1
Orari: lunedì, martedì, venerdì, sabato e domenica, 10-17
Curatori: Claudia Colecchia
Costo del biglietto: Ingresso gratuito
Telefono per informazioni: +39 040 3220736
E-Mail info: museoarteorientale@comune.trieste.it
Sito ufficiale: http://museoarteorientaletrieste.it
Nell’ambito del Festival Trieste Photo Days, venerdì 24 ottobre, alle ore 10.00, si inaugura la mostra India. Due sguardi, un racconto. Le fotografie di Adriano Perini, conservate nella Fototeca dei Civici Musei di Storia ed Arte, dialogano con le testimonianze di Sandro Antoniolli presso il Civico Museo d’Arte Orientale a Trieste.
L’esposizione propone un viaggio visivo nell’India contemporanea attraverso le fotografie di Adriano Perini e Sandro Antoniolli. Due autori, due sensibilità, due modi distinti di raccontare uno stesso luogo: l’India, colta tra spazio architettonico e vita quotidiana, silenzi e rumori, assenza e presenza.
La mostra, curata da Claudia Colecchia, responsabile della Fototeca dei Civici Musei di Storia ed Arte, in collaborazione con Francesca Avignone, conservatrice del Civico Museo d’Arte Orientale, costruisce un dialogo tra visioni occidentali che si confrontano con l’alterità, offrendo al pubblico non solo un percorso per immagini, ma una riflessione sull’atto stesso del vedere, dell’approcciarsi e del rappresentare.
Nella prima sezione, il fotografo Adriano Perini, grande viaggiatore e già presidente dell’associazione Photo-Imago, il cui l’archivio è oggi custodito presso la Fototeca dei Civici Musei di Storia ed Arte, conduce l’osservatore in un’India composta da architetture e atmosfere sospese, con una particolare attenzione al Rajasthan. Il suo sguardo privilegia la forma, lo spazio costruito, l’equilibrio tra luce e struttura. La presenza umana sempre discreta, spesso femminile, è raramente centrale: l’essere umano è percepito come parte integrata del paesaggio, non suo protagonista. I positivi originali, dal formato medio e dalla raffinata stampa chimica, riflettono un approccio meditativo. Le immagini evocano un tempo dilatato, quasi metafisico, in cui ogni elemento visivo sembra sospeso nell’attesa. Già esposte in Italia e all’estero, questi scatti conservano intatta la loro forza evocativa.
In dialogo/contrasto, le fotografie di Sandro Antoniolli, vincitore della call promossa da Stefano Ambroset, presidente dell’Associazione dotART, propongono un’India più materica, relazionale e immersiva. I suoi scatti restituiscono la vitalità dei luoghi vissuti: corpi, gesti, animali, mercati, e insieme le architetture come contesto pulsante, attraversato e abitato.
La forza narrativa delle immagini è sostenuta da una prossimità empatica tra autore e soggetto, visibile nello sguardo diretto, nel dettaglio delle mani, nell’attenzione ai dettagli. La componente letteraria e culturale, sottotraccia, contribuisce a costruire un racconto per immagini intimo e denso, che si muove tra documentazione e interpretazione.
Quella tra Perini e Antoniolli non è di fatto una contrapposizione estetica, ma una complementarietà: da una parte l’India come spazio da contemplare, dall’altra come corpo da attraversare. Insieme, le loro opere offrono una rappresentazione complessa, stratificata e autentica, che rifugge l’esotismo e restituisce l’alterità con rispetto e profondità.
Il percorso espositivo invita il visitatore a entrare in dialogo con le immagini: a leggere tra le pieghe del visibile, a lasciarsi interrogare dallo scambio silenzioso tra chi guarda e chi è guardato.
Ogni fotografia e ogni testimonianza diventano occasioni per esplorare il modo in cui percepiamo l’altro — non come figura distante, ma come presenza che abita il nostro stesso orizzonte.
Info
La mostra, curata da Claudia Colecchia, responsabile della Fototeca dei Civici Musei di Storia ed Arte, in collaborazione con Francesca Avignone, conservatrice del Civico Museo d’Arte Orientale, costruisce un dialogo tra visioni occidentali che si confrontano con l’alterità, offrendo al pubblico non solo un percorso per immagini, ma una riflessione sull’atto stesso del vedere, dell’approcciarsi e del rappresentare.
Nella prima sezione, il fotografo Adriano Perini, grande viaggiatore e già presidente dell’associazione Photo-Imago, il cui l’archivio è oggi custodito presso la Fototeca dei Civici Musei di Storia ed Arte, conduce l’osservatore in un’India composta da architetture e atmosfere sospese, con una particolare attenzione al Rajasthan. Il suo sguardo privilegia la forma, lo spazio costruito, l’equilibrio tra luce e struttura. La presenza umana sempre discreta, spesso femminile, è raramente centrale: l’essere umano è percepito come parte integrata del paesaggio, non suo protagonista. I positivi originali, dal formato medio e dalla raffinata stampa chimica, riflettono un approccio meditativo. Le immagini evocano un tempo dilatato, quasi metafisico, in cui ogni elemento visivo sembra sospeso nell’attesa. Già esposte in Italia e all’estero, questi scatti conservano intatta la loro forza evocativa.
In dialogo/contrasto, le fotografie di Sandro Antoniolli, vincitore della call promossa da Stefano Ambroset, presidente dell’Associazione dotART, propongono un’India più materica, relazionale e immersiva. I suoi scatti restituiscono la vitalità dei luoghi vissuti: corpi, gesti, animali, mercati, e insieme le architetture come contesto pulsante, attraversato e abitato.
La forza narrativa delle immagini è sostenuta da una prossimità empatica tra autore e soggetto, visibile nello sguardo diretto, nel dettaglio delle mani, nell’attenzione ai dettagli. La componente letteraria e culturale, sottotraccia, contribuisce a costruire un racconto per immagini intimo e denso, che si muove tra documentazione e interpretazione.
Quella tra Perini e Antoniolli non è di fatto una contrapposizione estetica, ma una complementarietà: da una parte l’India come spazio da contemplare, dall’altra come corpo da attraversare. Insieme, le loro opere offrono una rappresentazione complessa, stratificata e autentica, che rifugge l’esotismo e restituisce l’alterità con rispetto e profondità.
Il percorso espositivo invita il visitatore a entrare in dialogo con le immagini: a leggere tra le pieghe del visibile, a lasciarsi interrogare dallo scambio silenzioso tra chi guarda e chi è guardato.
Ogni fotografia e ogni testimonianza diventano occasioni per esplorare il modo in cui percepiamo l’altro — non come figura distante, ma come presenza che abita il nostro stesso orizzonte.
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