Belek - Biennale Arte Venezia 2026
Dal 9 Maggio 2026 al 22 Novembre 2026
Venezia | Visualizza tutte le mostre a Venezia
Luogo: Ex Chiesa di Santa Caterina - Padiglione Kirghizistan
Indirizzo: Cannaregio 4941
Curatori: Geraldine Leardi (curator)
Enti promotori:
- Embassy of the Kyrgyz Republic
I paesaggi montani del Kirghizistan, i suoi ghiacciai, fiumi e le monumentali strutture idro-ingegneristiche costituiscono il punto di partenza di BELEK, una grande installazione immersiva di Alexey Morosov, che presenta il Padiglione della Repubblica del Kirghizistan alla 61. Esposizione Internazionale d'Arte – La Biennale di Venezia.
La mostra, curata da Geraldine Leardi, è allestita presso il Convitto Foscarini, nel sestiere di Cannaregio, all'interno dell'ex chiesa di Santa Caterina, edificio storico risalente al XIV secolo e più volte trasformato nel corso dei secoli. L'esposizione occupa circa 600 metri quadrati e si configura come un ambiente immersivo, al centro del quale si colloca un monumentale affresco video in dialogo con elementi scultorei.
Mettendo in relazione le immagini delle imponenti strutture idro-ingegneristiche che hanno trasformato il paesaggio geofisico del Kirghizistan nella seconda metà del Novecento con la memoria culturale di una civiltà nomade e con l'antico gioco equestre Kok-Böru, il padiglione si sviluppa come un ambiente artistico stratificato che combina video, scultura, pittura e suono.
Il titolo BELEK si traduce dal kirghiso come "dono": è in questo senso che l'acqua appare come un dono primordiale della natura, fonte della vita e fondamento dell'esistenza in una regione montuosa. Allo stesso tempo, il patrimonio immateriale del popolo kirghiso — memoria culturale, tradizioni e forme condivise di esperienza collettiva — può anch'esso essere inteso come un dono trasmesso di generazione in generazione.
Tra le immagini chiave del progetto emerge il Kok-Böru, antico gioco equestre che nell'opera di Morosov assume un valore che va oltre la dimensione folklorica, diventando simbolo antropologico, espressione dello spirito collettivo e della forza dell'azione condivisa. Nella dinamica del gioco si manifesta un'armonia particolare tra uomo e cavallo, che riflette il ritmo del movimento e il respiro stesso del paesaggio montano.
Nato nel 1974 a Bishkek, Morosov lavora tra scultura, architettura, media art e pittura, realizzando spesso progetti che si confrontano con la storia, la memoria e l'identità culturale di un luogo specifico. Formatosi nella cultura nomade kirghisa, ha iniziato a viaggiare per il mondo all'età di diciassette anni e risiede oggi in Italia. Dal 2014 è membro del Presidium dell'Accademia Russa delle Arti
La mostra, curata da Geraldine Leardi, è allestita presso il Convitto Foscarini, nel sestiere di Cannaregio, all'interno dell'ex chiesa di Santa Caterina, edificio storico risalente al XIV secolo e più volte trasformato nel corso dei secoli. L'esposizione occupa circa 600 metri quadrati e si configura come un ambiente immersivo, al centro del quale si colloca un monumentale affresco video in dialogo con elementi scultorei.
Mettendo in relazione le immagini delle imponenti strutture idro-ingegneristiche che hanno trasformato il paesaggio geofisico del Kirghizistan nella seconda metà del Novecento con la memoria culturale di una civiltà nomade e con l'antico gioco equestre Kok-Böru, il padiglione si sviluppa come un ambiente artistico stratificato che combina video, scultura, pittura e suono.
Il titolo BELEK si traduce dal kirghiso come "dono": è in questo senso che l'acqua appare come un dono primordiale della natura, fonte della vita e fondamento dell'esistenza in una regione montuosa. Allo stesso tempo, il patrimonio immateriale del popolo kirghiso — memoria culturale, tradizioni e forme condivise di esperienza collettiva — può anch'esso essere inteso come un dono trasmesso di generazione in generazione.
Tra le immagini chiave del progetto emerge il Kok-Böru, antico gioco equestre che nell'opera di Morosov assume un valore che va oltre la dimensione folklorica, diventando simbolo antropologico, espressione dello spirito collettivo e della forza dell'azione condivisa. Nella dinamica del gioco si manifesta un'armonia particolare tra uomo e cavallo, che riflette il ritmo del movimento e il respiro stesso del paesaggio montano.
Nato nel 1974 a Bishkek, Morosov lavora tra scultura, architettura, media art e pittura, realizzando spesso progetti che si confrontano con la storia, la memoria e l'identità culturale di un luogo specifico. Formatosi nella cultura nomade kirghisa, ha iniziato a viaggiare per il mondo all'età di diciassette anni e risiede oggi in Italia. Dal 2014 è membro del Presidium dell'Accademia Russa delle Arti
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