Mattia Sinigaglia. L’animale che dunque sono
Mattia Sinigaglia, Ti vede, Olio, foglia d'oro argento multocolore su tela, 200 × 300 cm | Courtesy A plus A Gallery | © Mattia Sinigaglia
Dal 25 January 2025 al 21 March 2025
Venezia | Visualizza tutte le mostre a Venezia
Luogo: A plus A Gallery
Indirizzo: San Marco 3073
Orari: Mer - Sab 14 - 18 | Dom - Mar su appuntamento
E-Mail info: info@aplusa.it
Sito ufficiale: http://www.aplusa.it
La pittura nasce come incontro tra uomo e animale. Nei primi esempi a Lascaux, Chauvet e Cosquer non c’è traccia del volto umano. Non si dipingono paesaggi, né gli astri o le sembianze degli dei, né fiori, alberi o cose, e nemmeno i primi manufatti, ma soltanto animali. C’è il segno negativo della mano dell’artista sulla parete, lasciato con la tecnica a spruzzo, qualche forma geometrica e qualche segno, ma soprattutto la tridimensionalità della parete è coperta da animali: cavalli, orsi e leoni, rinoceronti, bufali, mammut, pinguini e stambecchi. Si crede che la parete tridimensionale e site-specific delle grotte sia una sorta di vela, che separa ma anche congiunge il mondo con gli spiriti. Alla luce di una torcia tremolante in mano, i primi uomini, animisti, sciamani, cacciatori e artisti in una persona sola, animavano e tracciavano con la legna carbonizzata e alcuni colori, con tratti veloci, geniali, sicuri, i volti e i corpi degli animali su una parete. 36.000 anni dopo una mattina, Jacques Derrida, terminata la doccia, si trovava nudo davanti al suo animale domestico, il suo gatto, che lo osservava immobile. E lì, Derrida, a tu per tu con il suo felino, provava un senso di pudore. Non davanti a una persona, ma al suo gatto; un animale. Questo incontro dava lo spunto a un seminario che il filosofo ha tenuto verso la fine della sua vita di cui il suo ultimo libro è la trascrizione: L’animale che dunque sono - un titolo che ispira la mostra personale di Mattia Sinigaglia in A plus A. Il dipinto Ti vede è il più rappresentativo in questa mostra. Una natura di un verde acceso, con un deserto all’orizzonte, accoglie una volpe immobile al centro. L’animale guarda l’osservatore dritto negli occhi; l’unica interferenza tra loro è un’apparizione: un volto di donna greca enorme, ma trasparente, che invade la scena. Il dipinto di Sinigaglia è nato da un incontro reale e inaspettato con una volpe nei boschi presso il suo studio sull’Appenino tosco-emiliano ad un’ora da Bologna.
Il lavoro di Sinigaglia è più conscio della storia delle forme e dei simbolismi di quanto lo siano gli animali di Lascaux, Chauvet e Cosquer. La posizione dell’artista oggi è necessariamente più imbevuta di tradizioni artistiche e delle sue contraddizioni. Il mondo greco e romano, le prime grandi civiltà e le loro teologie, il Medioevo e il Rinascimento, il capitalismo e la tecnica hanno messo al centro il loro corpo e il volto umano, emarginando l’animale e l’animismo. Modernismo e arte concettuale si sono allontanati dal modello della natura. La distanza tra uomo e animale è oggi infinitamente più grande. Lo sguardo intimo sull’animale, naturalistico e allo stesso tempo spirituale di Lascaux, Chauvet e Cosquer è ormai irrecuperabile. Ma sempre dello stesso incontro e dello stesso sguardo in pittura si tratta. Perché in verità l’arte non conosce unicamente una storia evolutiva, in quanto perfetta sin dalle sue origini. E sin dalle sui origini l’incontro con l’animale è essenziale per l’arte.
Mattia Sinigaglia vive e lavora attualmente tra Venezia e l’Appenino tosco-emiliano. Sinigaglia trae ispirazione da elementi simbolici presenti nella storia dell’arte, da figure di natura alchemica e nozioni di natura scientifica. In questo nuovo ciclo di lavori di piccoli dipinti scultorei e tele di grandi dimensioni il fil rouge è il rapporto e l’incontro tra animalità e umanità, un rapporto che oscilla tra l’unione e il distacco. La sua pratica è caratterizzata dall’alternanza di soggetti tra forme geometriche figurative e aniconiche, esplorando la doppia natura dell’essere umano e il tema della magia. Nelle opere di Sinigaglia la figura dell’uomo e dell’animale appare spesso all’interno di uno spazio misterioso ritratto con colori vibranti, stimolando l’immaginazione più profonda negli spettatori. Le sue narrazioni visive costruite sul linguaggio pittorico aprono una dimensione in cui gli spettatori si connettono con il proprio io interiore attraverso rivelazioni inaspettate che vanno oltre il prevedibile. Il simbolismo è al centro dell’espressione di Sinigaglia e questo collega il suo lavoro profondamente con le pratiche dell’arte simbolista del Rinascimento ma anche del XIX secolo. Questo simbolismo viene ora arricchito e interrogato da una delle più grandi e fondamentali questioni pittoriche e filosofiche: l’incontro con L’animale che dunque sono.
Opening 25 gennaio 2025 alle ore 18
Il lavoro di Sinigaglia è più conscio della storia delle forme e dei simbolismi di quanto lo siano gli animali di Lascaux, Chauvet e Cosquer. La posizione dell’artista oggi è necessariamente più imbevuta di tradizioni artistiche e delle sue contraddizioni. Il mondo greco e romano, le prime grandi civiltà e le loro teologie, il Medioevo e il Rinascimento, il capitalismo e la tecnica hanno messo al centro il loro corpo e il volto umano, emarginando l’animale e l’animismo. Modernismo e arte concettuale si sono allontanati dal modello della natura. La distanza tra uomo e animale è oggi infinitamente più grande. Lo sguardo intimo sull’animale, naturalistico e allo stesso tempo spirituale di Lascaux, Chauvet e Cosquer è ormai irrecuperabile. Ma sempre dello stesso incontro e dello stesso sguardo in pittura si tratta. Perché in verità l’arte non conosce unicamente una storia evolutiva, in quanto perfetta sin dalle sue origini. E sin dalle sui origini l’incontro con l’animale è essenziale per l’arte.
Mattia Sinigaglia vive e lavora attualmente tra Venezia e l’Appenino tosco-emiliano. Sinigaglia trae ispirazione da elementi simbolici presenti nella storia dell’arte, da figure di natura alchemica e nozioni di natura scientifica. In questo nuovo ciclo di lavori di piccoli dipinti scultorei e tele di grandi dimensioni il fil rouge è il rapporto e l’incontro tra animalità e umanità, un rapporto che oscilla tra l’unione e il distacco. La sua pratica è caratterizzata dall’alternanza di soggetti tra forme geometriche figurative e aniconiche, esplorando la doppia natura dell’essere umano e il tema della magia. Nelle opere di Sinigaglia la figura dell’uomo e dell’animale appare spesso all’interno di uno spazio misterioso ritratto con colori vibranti, stimolando l’immaginazione più profonda negli spettatori. Le sue narrazioni visive costruite sul linguaggio pittorico aprono una dimensione in cui gli spettatori si connettono con il proprio io interiore attraverso rivelazioni inaspettate che vanno oltre il prevedibile. Il simbolismo è al centro dell’espressione di Sinigaglia e questo collega il suo lavoro profondamente con le pratiche dell’arte simbolista del Rinascimento ma anche del XIX secolo. Questo simbolismo viene ora arricchito e interrogato da una delle più grandi e fondamentali questioni pittoriche e filosofiche: l’incontro con L’animale che dunque sono.
Opening 25 gennaio 2025 alle ore 18
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