Patrick Mimran. Billboard Project
Manifesto di Patrick Mimran
Dal 4 Maggio 2026 al 17 Maggio 2026
Venezia | Visualizza tutte le mostre a Venezia
Luogo: Mostra diffusa
Indirizzo: Sedi varie
Dal 4 al 17 maggio 2026, in concomitanza con l’apertura della 61. Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, Patrick Mimran presenta una nuova attivazione del suo Billboard Project, diffondendo 42 manifesti nello spazio urbano.
Non immagini, ma frasi. Non narrazione, ma attrito.
Distribuiti da Piazzale Roma alla Salute, da Ca’ Rezzonico ai Giardini, da Rialto a Murano, i billboard introducono nel paesaggio veneziano enunciati brevi, diretti, spesso ironici e spiazzanti:
“Art and fashion are a mismatched couple.”
“There are two universal languages: art and stupidity.”
“Artists who talk too much about their art only create art that has nothing to say.”
Sono frasi che non spiegano, ma interrompono. Non accompagnano lo sguardo: lo deviano.
Nato a New York nel 2001 e sviluppato nel tempo in numerose città internazionali, il Billboard Project utilizza il linguaggio della comunicazione pubblicitaria per rovesciarne la funzione, sottraendolo alla logica persuasiva per trasformarlo in un dispositivo critico.
Il manifesto, per definizione strumento di vendita, diventa qui luogo di attrito.
In questo slittamento, l’opera non si offre: accade.
E accade nello spazio più instabile, quello pubblico.
“Art is not where you think you are going to find it.”
L’intervento veneziano si inserisce nel momento di massima concentrazione simbolica della Biennale Arte, ma opera ai suoi margini, nei percorsi quotidiani, nelle traiettorie non intenzionali. Qui l’arte non chiede attenzione: la intercetta.
Le frasi di Mimran non costruiscono un discorso lineare, ma una costellazione di posizioni critiche che attraversano il sistema dell’arte, il suo linguaggio e le sue economie:
“Artists and art dealers are just an unfaithful couple.”
“Art is nothing more than a commodity for collectors and a pastime for the people.”
“Art that feeds on politics will eventually die of malnutrition.”
È in questa tensione tra sintesi e frizione che il progetto trova la propria efficacia: un linguaggio ridotto all’essenziale che produce, paradossalmente, un’espansione del senso.
Nel contesto della Biennale, questa disseminazione assume una particolare evidenza: mentre le istituzioni organizzano il discorso, Mimran lo interrompe. Mentre il sistema espone, lui inserisce interferenze.
“Contemporary art is a discourse always explained but never understood.”
L’opera, qui, non coincide con l’oggetto ma con l’incontro. Non con la visione, ma con l’attrito che produce.
“If art is useful, what is it good for?”
“In an ideal world, beauty is like money: it should be shared.”
In occasione dei 25 anni del Billboard Project, il 30 aprile 2026 esce il volume Patrick Mimran. Billboard Project, pubblicato da Marsilio, con testi dell’artista e di Denis Curti. Il libro ricostruisce la genesi e lo sviluppo internazionale del progetto, restituendone la dimensione concettuale attraverso immagini e riflessioni che ne confermano la natura di intervento diretto, mobile, non mediato.
Distribuiti in modo capillare nello spazio urbano, i billboard attraversano Venezia seguendo le sue principali direttrici di accesso e percorrenza: dai nodi di arrivo e transito – Piazzale Roma, Ferrovia Santa Lucia, Tronchetto – lungo l’asse Cannaregio–Lista di Spagna fino a Rialto, cuore commerciale e simbolico della città.
Da qui, l’intervento si irradia verso il sistema monumentale di San Marco e dell’area Biennale – San Zaccaria, Giardini, Celestia –, per poi scendere lungo Dorsoduro e le Zattere, fino alla Salute e allo Spirito Santo, e attraversare la laguna verso la Giudecca e San Giorgio.
La disseminazione si estende inoltre verso la laguna nord – Fondamente Nove, Madonna dell’Orto, Sant’Alvise, Tre Archi –, fino a raggiungere Murano e l’area del Cimitero, includendo anche Sant’Elena, punto di soglia tra città e mare.
Una geografia diffusa e non gerarchica, che intercetta luoghi di passaggio e margini, traiettorie quotidiane e punti simbolici, trasformando l’intera città in un campo di apparizione e frizione.
Patrick Mimran (Parigi, 1956) vive e lavora in Svizzera. Artista multidisciplinare, ha sviluppato una pratica che attraversa pittura, fotografia, musica e installazione, esponendo in istituzioni e contesti internazionali, tra l’Europa e gli Stati Uniti.
Non immagini, ma frasi. Non narrazione, ma attrito.
Distribuiti da Piazzale Roma alla Salute, da Ca’ Rezzonico ai Giardini, da Rialto a Murano, i billboard introducono nel paesaggio veneziano enunciati brevi, diretti, spesso ironici e spiazzanti:
“Art and fashion are a mismatched couple.”
“There are two universal languages: art and stupidity.”
“Artists who talk too much about their art only create art that has nothing to say.”
Sono frasi che non spiegano, ma interrompono. Non accompagnano lo sguardo: lo deviano.
Nato a New York nel 2001 e sviluppato nel tempo in numerose città internazionali, il Billboard Project utilizza il linguaggio della comunicazione pubblicitaria per rovesciarne la funzione, sottraendolo alla logica persuasiva per trasformarlo in un dispositivo critico.
Il manifesto, per definizione strumento di vendita, diventa qui luogo di attrito.
In questo slittamento, l’opera non si offre: accade.
E accade nello spazio più instabile, quello pubblico.
“Art is not where you think you are going to find it.”
L’intervento veneziano si inserisce nel momento di massima concentrazione simbolica della Biennale Arte, ma opera ai suoi margini, nei percorsi quotidiani, nelle traiettorie non intenzionali. Qui l’arte non chiede attenzione: la intercetta.
Le frasi di Mimran non costruiscono un discorso lineare, ma una costellazione di posizioni critiche che attraversano il sistema dell’arte, il suo linguaggio e le sue economie:
“Artists and art dealers are just an unfaithful couple.”
“Art is nothing more than a commodity for collectors and a pastime for the people.”
“Art that feeds on politics will eventually die of malnutrition.”
È in questa tensione tra sintesi e frizione che il progetto trova la propria efficacia: un linguaggio ridotto all’essenziale che produce, paradossalmente, un’espansione del senso.
Nel contesto della Biennale, questa disseminazione assume una particolare evidenza: mentre le istituzioni organizzano il discorso, Mimran lo interrompe. Mentre il sistema espone, lui inserisce interferenze.
“Contemporary art is a discourse always explained but never understood.”
L’opera, qui, non coincide con l’oggetto ma con l’incontro. Non con la visione, ma con l’attrito che produce.
“If art is useful, what is it good for?”
“In an ideal world, beauty is like money: it should be shared.”
In occasione dei 25 anni del Billboard Project, il 30 aprile 2026 esce il volume Patrick Mimran. Billboard Project, pubblicato da Marsilio, con testi dell’artista e di Denis Curti. Il libro ricostruisce la genesi e lo sviluppo internazionale del progetto, restituendone la dimensione concettuale attraverso immagini e riflessioni che ne confermano la natura di intervento diretto, mobile, non mediato.
Distribuiti in modo capillare nello spazio urbano, i billboard attraversano Venezia seguendo le sue principali direttrici di accesso e percorrenza: dai nodi di arrivo e transito – Piazzale Roma, Ferrovia Santa Lucia, Tronchetto – lungo l’asse Cannaregio–Lista di Spagna fino a Rialto, cuore commerciale e simbolico della città.
Da qui, l’intervento si irradia verso il sistema monumentale di San Marco e dell’area Biennale – San Zaccaria, Giardini, Celestia –, per poi scendere lungo Dorsoduro e le Zattere, fino alla Salute e allo Spirito Santo, e attraversare la laguna verso la Giudecca e San Giorgio.
La disseminazione si estende inoltre verso la laguna nord – Fondamente Nove, Madonna dell’Orto, Sant’Alvise, Tre Archi –, fino a raggiungere Murano e l’area del Cimitero, includendo anche Sant’Elena, punto di soglia tra città e mare.
Una geografia diffusa e non gerarchica, che intercetta luoghi di passaggio e margini, traiettorie quotidiane e punti simbolici, trasformando l’intera città in un campo di apparizione e frizione.
Patrick Mimran (Parigi, 1956) vive e lavora in Svizzera. Artista multidisciplinare, ha sviluppato una pratica che attraversa pittura, fotografia, musica e installazione, esponendo in istituzioni e contesti internazionali, tra l’Europa e gli Stati Uniti.
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