Tim Parchikov. I’m not taking part in it
Tim Parchikov, I’m not taking part in it, 2026, Galleria 200C, Venezia | Courtesy © the artist
Dal 8 Maggio 2026 al 20 Settembre 2026
Venezia | Visualizza tutte le mostre a Venezia
Luogo: Galleria 200C
Indirizzo: Giudecca, Fondamenta S. Giacomo, 200/C
Orari: Gio - Sab 11.00 - 17.00 | Dom - Mer chiuso
Curatori: Olga Strada
Costo del biglietto: Ingresso gratuito
E-Mail info: olga1strada@gmail.com
Sito ufficiale: http://www.galleria200cgiudecca.com
La Galleria 200C di Venezia presenta I’m not taking part in it, la nuova installazione site-specific dell’artista franco-russo Tim Parchikov. La mostra, a cura di Olga Strada, è visitabile dall’8 maggio al 20 settembre, si compone di otto specchi che integrano al loro interno scritte al neon. Attraverso un gioco di riflessi e intersezioni visive, l’artista coinvolge direttamente il pubblico in una riflessione profonda sulla responsabilità collettiva e sulle sue intrinseche contraddizioni. La mostra si svolge in occasione della 61. Esposizione internazionale d’Arte di Venezia.
Lo specchio come atto di responsabilità Il fulcro dell'opera risiede nell'interazione tra il soggetto e la propria immagine riflessa. L’atto di specchiarsi, pur nella sua neutralità gestuale, è per Parchikov una dichiarazione di appartenenza alla realtà circostante. Nonostante il desiderio individuale di estraniarsi dalle contingenze attuali, l’installazione suggerisce che siamo tutti inevitabilmente attori del presente. Il sottotesto filosofico dell’opera richiama il pensiero di Karl Jaspers sulla "colpa metafisica", che sorge quando viene meno la solidarietà umana. Parchikov esplora il momento in cui l’individuo, omettendo di agire contro le ingiustizie, diviene partecipe della colpa collettiva. Il gesto privato dello specchiarsi è così il simbolo di un'empatia che, rimanendo circoscritta alla sfera personale, alimenta la responsabilità comune.
L’opera si inserisce coerentemente nel percorso di Parchikov, artista che nasce fotografo e la cui estetica è nota per porre domande “disturbanti". I suoi lavori sono caratterizzati da una “suspense vibrante”, dove la realtà sembra celare costantemente un segreto. Questa tensione è rintracciabile sia nei precedenti progetti fotografici come “Visioni periferiche” e “Suspense”, sia in lavori concettuali come “Burning News” - che analizza l’effetto anestetizzante del flusso informativo - e “Mene, Mene, Tekel, Upharsin”, riflessione profetica sulla temporalità del potere. Con “I’m not taking part in it”, Parchikov esorta esplicitamente lo spettatore ad abbandonare la propria zona di comfort esistenziale per guardarsi, letteralmente e metaforicamente, per quello che è.
Nato a Mosca nel 1983, Tim Parchikov vive e lavora a Parigi. Si è formato alla Scuola di Cinematografia di Mosca (VGIK), dove ha concluso gli studi nel 2007, sviluppando uno stile che fonde estetica cinematografica e fotografia contemporanea. Nel corso della sua carriera ha esposto in prestigiose istituzioni internazionali, tra cui il Multimedia Art Museum e il MMOMA di Mosca, la Maison Européenne de la Photographie di Parigi, il Centro Pompidou e la Hayward Gallery di Londra. Ha partecipato ad importanti rassegne globali come la Biennale di Venezia (2011), la Biennale di Chengdu (2026) e il Lianzhou Foto Festival in Cina. Le sue opere sono incluse in rilevanti collezioni pubbliche e private, tra cui la Galleria Tretyakov di Mosca, il Museo di Belle Arti di Bilbao e la Caixa Art Collection.
Lo specchio come atto di responsabilità Il fulcro dell'opera risiede nell'interazione tra il soggetto e la propria immagine riflessa. L’atto di specchiarsi, pur nella sua neutralità gestuale, è per Parchikov una dichiarazione di appartenenza alla realtà circostante. Nonostante il desiderio individuale di estraniarsi dalle contingenze attuali, l’installazione suggerisce che siamo tutti inevitabilmente attori del presente. Il sottotesto filosofico dell’opera richiama il pensiero di Karl Jaspers sulla "colpa metafisica", che sorge quando viene meno la solidarietà umana. Parchikov esplora il momento in cui l’individuo, omettendo di agire contro le ingiustizie, diviene partecipe della colpa collettiva. Il gesto privato dello specchiarsi è così il simbolo di un'empatia che, rimanendo circoscritta alla sfera personale, alimenta la responsabilità comune.
L’opera si inserisce coerentemente nel percorso di Parchikov, artista che nasce fotografo e la cui estetica è nota per porre domande “disturbanti". I suoi lavori sono caratterizzati da una “suspense vibrante”, dove la realtà sembra celare costantemente un segreto. Questa tensione è rintracciabile sia nei precedenti progetti fotografici come “Visioni periferiche” e “Suspense”, sia in lavori concettuali come “Burning News” - che analizza l’effetto anestetizzante del flusso informativo - e “Mene, Mene, Tekel, Upharsin”, riflessione profetica sulla temporalità del potere. Con “I’m not taking part in it”, Parchikov esorta esplicitamente lo spettatore ad abbandonare la propria zona di comfort esistenziale per guardarsi, letteralmente e metaforicamente, per quello che è.
Nato a Mosca nel 1983, Tim Parchikov vive e lavora a Parigi. Si è formato alla Scuola di Cinematografia di Mosca (VGIK), dove ha concluso gli studi nel 2007, sviluppando uno stile che fonde estetica cinematografica e fotografia contemporanea. Nel corso della sua carriera ha esposto in prestigiose istituzioni internazionali, tra cui il Multimedia Art Museum e il MMOMA di Mosca, la Maison Européenne de la Photographie di Parigi, il Centro Pompidou e la Hayward Gallery di Londra. Ha partecipato ad importanti rassegne globali come la Biennale di Venezia (2011), la Biennale di Chengdu (2026) e il Lianzhou Foto Festival in Cina. Le sue opere sono incluse in rilevanti collezioni pubbliche e private, tra cui la Galleria Tretyakov di Mosca, il Museo di Belle Arti di Bilbao e la Caixa Art Collection.
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