Universo Tascalbile - Biennale Arte Venezia 2026
Ásta Fanney Sigurðardóttir, Hero Form, 2026 | Courtesy © the artist © Ásta Fanney Sigurðardóttir, ph: Sandijs Ruluks
Dal 9 Maggio 2026 al 22 Novembre 2026
Venezia | Visualizza tutte le mostre a Venezia
Luogo: Docks Cantieri Cucchini - Padiglione Islanda
Indirizzo: San Pietro di Castello
Orari: Mar - Dom 11.00 - 18.00
Curatori: Margrét Áskelsdóttir, Unnar Örn Auðarson (curators)
Sito ufficiale: http://www.icelandicartcenter.is/biennale-arte/icelandic-pavilion-2026
L'Icelandic Art Center presenta Universo Tascabile, una nuova mostra multidisciplinare dell'artista, poetessa, compositrice e regista Ásta Fanney Sigurðardóttir, che rappresenta l'Islanda alla 61. Esposizione Internazionale d'Arte della Biennale di Venezia. La mostra si focalizza sulla trasformazione delle prospettive attraverso speranza, immaginazione e fede, suggerendo che, anche in tempi di instabilità, un cambiamento di prospettiva possa aprire nuove possibilità. Il processo artistico di Ásta può essere descritto come una forma di "flusso spirituale", con una qualità onirica che fonde mondi e discipline artistiche differenti. Attraverso suono, performance, immagini in movimento, scultura e installazione, l'artista crea esperienze mutevoli, in cui diventa difficile distinguere il confine in cui un elemento inizia e l'altro finisce. Anziché inseguire una narrazione lineare, il suo lavoro unisce trame e sequenze temporali diverse, permettendo a mondi stratificati di apparire e scomparire. Non esiste un'interpretazione univoca, ma solo tracce e indizi che guidano ciascun visitatore verso una comprensione personale ed emotiva. Allestita nella nuova sede del Padiglione islandese presso i Docks Cantieri Cucchini, un ex cantiere navale situato tra i Giardini e l'Arsenale, Universo Tascabile si svolgerà attraverso spazi interni ed esterni interconnessi. Muovendosi tra il cosmico e il quotidiano, la mostra unisce elementi ludici e surreali a momenti di contemplazione, invitando il pubblico a vagare, soffermarsi e seguire il proprio percorso. Concepita come un'esposizione d'incontro più che di spettacolo, le opere prendono la forma di una costellazione di frammenti, destinati ad evolversi nel corso della Biennale, attraverso live action e performance. Gli oggetti sono caricati e attivati dalla presenza dell'artista, mentre gesti e azioni emergono brevemente, in modo inatteso, per poi riapparire nel tempo. In Universo Tascabile, Ásta propone un invito a tornare al punto di partenza, focalizzandosi sull'idea di inizio, sullo smantellamento dei sistemi esistenti e sulla possibilità di riformularli. Miti, narrazioni, viaggi e avventure ricorrono in tutta l'opera. Una barca affiora, voci risuonano e luci orientano il cammino, evocando la promessa di una partenza e l'orizzonte di una nuova destinazione. Al centro della presentazione si colloca un'opera di immagini in movimento che raffigura un personaggio chiamato "Creatura Zero", nel suo viaggio alla ricerca della "roccia originaria", immaginata come il primo passo nella creazione della Terra. Girata in luoghi associati ad energie mistiche "invisibili", l'opera attinge a storie e miti di diverse culture, intrecciando molteplici elementi in un racconto universale. Ciò che accomuna queste narrazioni è l'atto stesso del creare il mondo e il ruolo della fede e delle credenze nel guidare le persone nel loro avanzare. Attraverso l'intera mostra, Ásta esplora il modo in cui inganniamo noi stessi nell'adottare nuovi modi di pensare. I temi della fortuna, del caso e dell'opportunità percorrono Universo Tascabile, manifestandosi in strutture ludiche che ricordano giochi, in cui è sempre possibile tornare al punto di partenza. Sfere, amuleti e talismani compaiono come piccoli oggetti carichi di energia, animati dall'artista. Vengono suggerite regole familiari, ma gli esiti restano sconosciuti, lasciando spazio alla trasformazione attraverso il rischio, il gioco e la navigazione dell'incertezza. L'artista, Ásta Fanney Sigurðardóttir, afferma: "Siamo sulla soglia di tempi diversi. In momenti come questo, l'immaginazione ha la capacità di orientarci e di indicarci la direzione verso cui possiamo dirigerci. Credo che le piccole cose possano innescare grandi azioni. A volte basta un'idea, un tocco di speranza o di fede, una visione. Dipende molto dalla prospettiva: se vediamo il mondo come qualcosa di fisso o come qualcosa che può essere ristrutturato. Quando la realtà appare bloccata o caotica, diventa difficile immaginare il cambiamento, o perfino riconoscere la possibilità. La mostra esplora queste idee attraverso miti e racconti, destino e libero arbitrio, cambiamenti di prospettiva e il linguaggio visivo della fortuna e della speranza; interrogandosi su come proteggere la fragilità del morbido e dell'ignoto mentre tessiamo nuovi fili nella nostra storia. C'è una mite ribellione nello scegliere di essere presenti, soprattutto in un mondo che tende a catturare costantemente la nostra attenzione. Sono attratta dai momenti semplici, dalle persone che si riuniscono e creano un'atmosfera condivisa, qualcosa di collettivo. Per me, l'immaginazione non è una via di fuga, ma uno strumento per cambiare il nostro sguardo sulle cose, per vedere le sfide come aperture e non come vicoli ciechi." La curatrice, Margrét Áskelsdóttir, dichiara: "Considero il Padiglione una rimembranza della nostra forza interiore. Attraverso amuleti, miti e oggetti associati all'energia intangibile, la mostra suggerisce che ciò in cui scegliamo di credere plasma cosa può diventare possibile. Invece di proporre analisi o frammentazione, Ásta offre una modalità di coinvolgimento più silenziosa e fiduciosa, aprendo uno spazio di interazione, contemplazione e immaginazione di modi di pensare alternativi, e ricordandoci i fili invisibili — come il cielo sopra — che ci collegano tutti." L'Islanda partecipa all'Esposizione Internazionale d'Arte della Biennale di Venezia dagli anni Sessanta e presenta il proprio padiglione nazionale dal 1984. Tra le sue recenti esposizioni figurano "That's a Very Large Number - A Commerzbau" di Hildigunnur Birgisdóttir (2024), "Perpetual Motion" di Sigurður Guðjónsson (2022) e "Chromo sapiens" di Shoplifter (2019). Il Padiglione Islandese è commissionato dall'Icelandic Art Center, che promuove e sostiene l'arte contemporanea islandese a livello internazionale attraverso sovvenzioni, collaborazioni e progetti. La National Gallery of Iceland è partner ufficiale del Padiglione Islandese.
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