Dal 1 dicembre al 31 gennaio
A Cortina il segreto del Bambin Gesù delle Mani di Pinturicchio
Dettaglio del Bambin Gesù delle Mani, Pinturicchio
Ludovica Sanfelice
25/11/2015
Belluno - “Il Bambin Gesù delle Mani”, celebre e misterioso dipinto murale di Pinturicchio, sarà esposto al Museo d’Arte Moderna Mario Rimoldi di Cortina d’Ampezzo dal 1 dicembre al 31 gennaio. Al dipinto rinascimentale sarà dedicata una mostra-evento volta ad approfondire l’intrigo che avvolge la scandalosa genesi dell’opera commissionata dal Papa Alessandro VI per decorare l’appartamento Borgia in Vaticano.
Il Vasari ne rivelò l’esistenza nelle sue “Vite”, ma la scena da lui raccontata fu ritenuta falsa per l’indicibile scandalo a cui faceva riferimento. Secondo la sua ricostruzione, la rappresentazione dell’adorazione della Madonna da parte del Papa costituiva infatti una testimonianza della relazione tra il Pontefice e Giulia Farnese, amante e madre di un figlio a lui attribuito. Il volto della Vergine altro non era che un ritratto della nobildonna e non si esclude pertanto che il Bambino fosse dipinto a immagine del figlio del Borgia.
Del capolavoro smembrato si persero le tracce quando venne smurato e probabilmente in parte distrutto dai successori di Alessandro VI, per rimuovere la memoria dannata di cui era segreto custode. In epoca moderma il Ricci ne segnalò la presenza all’interno delle collezioni di Palazzo Chigi al Corso, e ricerche successive lo ricollegarono alla composizione descritta da Vasari.
Il Vasari ne rivelò l’esistenza nelle sue “Vite”, ma la scena da lui raccontata fu ritenuta falsa per l’indicibile scandalo a cui faceva riferimento. Secondo la sua ricostruzione, la rappresentazione dell’adorazione della Madonna da parte del Papa costituiva infatti una testimonianza della relazione tra il Pontefice e Giulia Farnese, amante e madre di un figlio a lui attribuito. Il volto della Vergine altro non era che un ritratto della nobildonna e non si esclude pertanto che il Bambino fosse dipinto a immagine del figlio del Borgia.
Del capolavoro smembrato si persero le tracce quando venne smurato e probabilmente in parte distrutto dai successori di Alessandro VI, per rimuovere la memoria dannata di cui era segreto custode. In epoca moderma il Ricci ne segnalò la presenza all’interno delle collezioni di Palazzo Chigi al Corso, e ricerche successive lo ricollegarono alla composizione descritta da Vasari.
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