Dal 12 marzo al 28 giugno a Palazzo Fava

Bologna riscopre il Polittico Griffoni

Francesco del Cossa, San Floriano, Washington, National Gallery of Art, Washington
 

Samantha De Martin

07/01/2020

Bologna - A 550 anni dalla sua realizzazione e a 300 dall'inesorabile disgregazione, il Polittico Griffoni, uno dei massimi capolavori del Rinascimento, opera di Francesco del Cossa ed Ercole de’ Roberti, torna a splendere nella sua integrità grazie a una mostra a Palazzo Fava.
L’esposizione, in programma dal 12 marzo al 28 giugno - voluta da Genus Bononiae. Musei nella città, con il supporto della Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna - ricostruirà per la prima volta tutte le parti esistenti del capolavoro, grazie agli straordinari prestiti dei nove musei proprietari, dalla National Gallery di Londra alla Pinacoteca di Brera, dal Louvre alla National Gallery of Art di Washington.

L’evento consta di due iniziative: la prima, curata da Mauro Natale in collaborazione con Cecilia Cavalca, sarà incentrata sulla pala d'altare e sulla sua importanza storica; l’altra, a cura di Adam Lowe, Guendalina Damone e il team della Fondazione, esplorerà l’operato di Factum Foundation e le tecnologie digitali utili alla tutela e alla condivisione del patrimonio culturale.

La realizzazione della superba Pala d’altare dedicata a San Vincenzo Ferrer - concepita tra il 1470 e il 1472 per la cappella di famiglia di Floriano Griffoni all'interno della Basilica di San Petronio a Bologna - era stata affidata al pittore ferrarese Francesco del Cossa, allora all’apice di una straordinaria carriera artistica. L’opera segnò anche l’inizio di uno dei più formidabili sodalizi artistici del secondo Quattrocento italiano: la collaborazione di Cossa con il più giovane Ercole de’ Roberti. Tuttavia, nel 1725, il nuovo proprietario della cappella, Monsignore Pompeo Aldrovandi, fece smantellare la pala, destinando le singole porzioni figurate a “quadri distanza” della residenza di campagna della famiglia a Mirabello, nei pressi di Ferrara. Nel corso dell’Ottocento i dipinti furono dispersi entrando nel giro del mercato antiquario e del collezionismo, prima di pervenire nei nove musei che oggi li custodiscono.

Se il primo ad avanzare un’ipotesi ricostruttiva del Polittico fu, nel 1888, lo storico d’arte lombardo Gustavo Frizzoni, soltanto nel 1934 Roberto Longhi ne immaginò una ricostruzione virtuale, vicina per struttura ai grandi polittici quattrocenteschi.
“Il Polittico - spiega il curatore Mauro Natale - nasce in un momento cruciale della storia dell’arte italiana, cui Francesco del Cossa ed Ercole de’ Roberti partecipano appieno. Illustrare il risultato della loro collaborazione significa evidenziare il rilievo di Bologna nel più ampio panorama dell’arte rinascimentale. Con il Polittico si inventa un nuovo canone di resa dello spazio e dei volumi. La strada verso la modernità indicata dai due ferraresi nel Polittico Griffoni può considerarsi alternativa a quella di Piero della Francesca e Andrea Mantegna. Si tratta in qualche modo di un ‘mosaico figurativo’, che corrisponde poi al destino della dispersione delle varie parti”.

Accanto all’esposizione delle singole opere, al piano nobile di Palazzo Fava, i visitatori potranno ammirare la ricostruzione del Polittico operata da Adam Lowe, fondatore di Factum Foundation, impegnato negli ultimi 20 anni nella registrazione, archiviazione, nel restauro digitale ad alta risoluzione e nella produzione di copie esatte di opere d’arte che uniscono tecnologia e artigianato. L’iniziativa nasce dalla collaborazione tra la Basilica di San Petronio, lo studio Cavina Terra Architetti e Factum Foundation, che, a partire dal 2012, hanno documentato i sedici pannelli del Polittico Griffoni, in ciascuno dei Musei proprietari.
“Attraverso la registrazione ad alta risoluzione, la mediazione digitale e le nuove tecnologie di visualizzazione e ri-materializzazione - spiega Adam Lowe - possiamo avere una più profonda comprensione degli aspetti materiali che rendono qualsiasi oggetto quello che è. Questa prova rivela non solo come è stato realizzato un oggetto, ma anche come è stato curato, valutato, trasformato e spostato da una città all'altra o da un tipo di istituzione a un’altra”.
La sezione della mostra curata da Adam Lowe, Guendalina Damone e il team di Factum Foundation, mostrerà al pubblico le tecnologie più avanzate impiegate per la tutela e la condivisione del patrimonio culturale, dalla ri-materializzazione del Polittico Griffoni alla ricostruzione di opere e documenti perduti.

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