Durante i restauri di Santa Maria della Neve a Pisogne
Dietro un armadio scoperto un affresco del Romanino
Un affresco del Romanino nella chiesa di Pisogne
E. Bramati
08/04/2014
Brescia - Manca poco alla fine dei lavori che riporteranno all'antico splendore la facciata della Chiesa di Santa Maria della Neve a Pisogne, in Valcamonica, ed ecco che al suo interno spunta un nuovo affresco da salvare.
La scoperta, del tutto inaspettata, è avvenuta spostando un armadio di uno stanzino, dietro al quale da anni si celava un dipinto piuttosto danneggiato di Girolamo Romanino, raffigurante Cristo alla colonna.
In effetti la chiesa, in cui l'artista lavorò tra il 1533 e il 1534, rappresenta uno sei suoi capolavori più riusciti, una sorta di Cappella Sistina del popolo in cui egli adottò un linguaggio pittorico semplice e realistico ma di grande impatto, in controtendenza con l'ufficialità rinascimentale.
Le ultime tracce dell'affresco, nei secoli dimenticato, risalgono all'800. Una sua descrizione compare anche nel "Dizionario odeporico, o sia socio-politico-naturale della provincia bergamasca", scritto nel 1819 da Giovanni Maironi da Ponte. L'autore descrive Santa Maria della Neve "tutta dipinta a fresco come si vuole del celebre Romanino. Sopratutto poi è rimarcabile un Cristo alla colonna dello stesso autore, dipinto in un camerino dietro al campanile di essa chiesa, quale viene considerato per opera pregievolissima da tutti gli intendenti".
In attesa della sua riqualificazione altre opere del Romanino, tra cui un dipinto di "Sansone e Dalila", saranno in mostra a Palazzo Martinengo fino al 1° giugno 2014, insieme a quelle di Moretto, Savoldo, Ceruti e altri maestri dalle collezioni bresciane. Con l'occasione è stato inoltre organizzato il percorso monotematico "Romanino in Valcamonica".
La scoperta, del tutto inaspettata, è avvenuta spostando un armadio di uno stanzino, dietro al quale da anni si celava un dipinto piuttosto danneggiato di Girolamo Romanino, raffigurante Cristo alla colonna.
In effetti la chiesa, in cui l'artista lavorò tra il 1533 e il 1534, rappresenta uno sei suoi capolavori più riusciti, una sorta di Cappella Sistina del popolo in cui egli adottò un linguaggio pittorico semplice e realistico ma di grande impatto, in controtendenza con l'ufficialità rinascimentale.
Le ultime tracce dell'affresco, nei secoli dimenticato, risalgono all'800. Una sua descrizione compare anche nel "Dizionario odeporico, o sia socio-politico-naturale della provincia bergamasca", scritto nel 1819 da Giovanni Maironi da Ponte. L'autore descrive Santa Maria della Neve "tutta dipinta a fresco come si vuole del celebre Romanino. Sopratutto poi è rimarcabile un Cristo alla colonna dello stesso autore, dipinto in un camerino dietro al campanile di essa chiesa, quale viene considerato per opera pregievolissima da tutti gli intendenti".
In attesa della sua riqualificazione altre opere del Romanino, tra cui un dipinto di "Sansone e Dalila", saranno in mostra a Palazzo Martinengo fino al 1° giugno 2014, insieme a quelle di Moretto, Savoldo, Ceruti e altri maestri dalle collezioni bresciane. Con l'occasione è stato inoltre organizzato il percorso monotematico "Romanino in Valcamonica".
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