Un nuovo gioiello etrusco nelle collezioni del MAF
Al Museo Archeologico di Firenze arriva la "Testa Lorenzini"
La “Testa Lorenzini”, 480 a.C., Firenze, Museo Archeologico Nazionale
Samantha De Martin
05/06/2019
Firenze - Databile intorno al 480 a.C. e probabilmente parte di una grande statua di culto del dio Apollo che si ergeva in un tempio dell’antica Volterra, era stata definita dall'archeologo Ranuccio Bianchi Bandinelli “la più greca delle opere etrusche”.
Ed in effetti la “Testa Lorenzini” è davvero il più antico esempio noto nell’Etruria centro-settentrionale di una figura scolpita nel marmo delle Alpi Apuane (il marmor lunensis dei Romani, oggi di Carrara).
Dal 5 giugno questo capolavoro della scultura etrusca sarà esposto stabilmente nel Museo Archeologico Nazionale di Firenze accanto alla Mater Matuta, il sarcofago di un defunto accompagnato dalla divinità infernale Vanth, e al grande coperchio di sarcofago detto dell’Obesus etruscus.
Fino al 1997 la celebre scultura, già di proprietà della famiglia Lorenzini, da cui ha preso il nome, era stata data in prestito dai proprietari ed esposta nel Museo Etrusco Guarnacci di Volterra.
All’inizio del 2019 il Mibac ha esercitato il diritto di prelazione per questo prezioso reperto, mettendo a disposizione la cifra di 355mila euro. Grazie a questo acquisto, la "Testa Lorenzini", rimasta inaccessibile al pubblico per ben 22 anni, torna ad essere patrimonio di tutti.
La scultura, come statua di culto, divenne presto fonte di ispirazione per una serie di statuette in bronzo diffuse in tutto il territorio volterrano e adoperate quasi sicuramente per i culti domestici.
La massiccia volumetria, i grandi occhi a mandorla, gli zigomi alti e prominenti fanno pensare che la statua sia il frutto dell’abilità di uno scultore etrusco il cui stile rivela forti influssi greco-orientali.
La scultura presenta anche caratteristiche tipiche dell’arte etrusca, come la fronte bombata, la complessa acconciatura dei capelli che rigonfiano il profilo della calotta cranica e la resa a rilievo delle arcate sopraciliari.
Gli occhi, in pasta vitrea e in altri materiali semipreziosi, derivano dalla tecnica delle statue in bronzo.
Leggi anche:
• Al Museo Archeologico di Firenze torna a splendere l' "Afrodite ritrovata"
Ed in effetti la “Testa Lorenzini” è davvero il più antico esempio noto nell’Etruria centro-settentrionale di una figura scolpita nel marmo delle Alpi Apuane (il marmor lunensis dei Romani, oggi di Carrara).
Dal 5 giugno questo capolavoro della scultura etrusca sarà esposto stabilmente nel Museo Archeologico Nazionale di Firenze accanto alla Mater Matuta, il sarcofago di un defunto accompagnato dalla divinità infernale Vanth, e al grande coperchio di sarcofago detto dell’Obesus etruscus.
Fino al 1997 la celebre scultura, già di proprietà della famiglia Lorenzini, da cui ha preso il nome, era stata data in prestito dai proprietari ed esposta nel Museo Etrusco Guarnacci di Volterra.
All’inizio del 2019 il Mibac ha esercitato il diritto di prelazione per questo prezioso reperto, mettendo a disposizione la cifra di 355mila euro. Grazie a questo acquisto, la "Testa Lorenzini", rimasta inaccessibile al pubblico per ben 22 anni, torna ad essere patrimonio di tutti.
La scultura, come statua di culto, divenne presto fonte di ispirazione per una serie di statuette in bronzo diffuse in tutto il territorio volterrano e adoperate quasi sicuramente per i culti domestici.
La massiccia volumetria, i grandi occhi a mandorla, gli zigomi alti e prominenti fanno pensare che la statua sia il frutto dell’abilità di uno scultore etrusco il cui stile rivela forti influssi greco-orientali.
La scultura presenta anche caratteristiche tipiche dell’arte etrusca, come la fronte bombata, la complessa acconciatura dei capelli che rigonfiano il profilo della calotta cranica e la resa a rilievo delle arcate sopraciliari.
Gli occhi, in pasta vitrea e in altri materiali semipreziosi, derivano dalla tecnica delle statue in bronzo.
Leggi anche:
• Al Museo Archeologico di Firenze torna a splendere l' "Afrodite ritrovata"
LA MAPPA
NOTIZIE
VEDI ANCHE
-
Venezia | Dal 9 maggio al 22 novembre
“In Minor Keys”. Venezia svela la Biennale Arte 2026
-
Milano | In mostra alla GAM dal 27 febbraio
La riscoperta di Troubetzkoy, dal Musée d’Orsay a Milano
-
Da Dostoevskij a Yoko Ono: quando l'arte interpreta l'Homo Ludens
Il gioco nell’arte, tra destino e rappresentazione
-
Forlì-Cesena | Fino al 28 giugno al Museo di San Domenico
Tutte le sfumature del Barocco in mostra a Forlì
-
I programmi dal 23 al 29 febbraio
La settimana dell’arte in tv, da Brunelleschi a Matisse
-
Roma | Dal 20 febbraio al 19 luglio
I 150 anni di Brancusi ai Mercati di Traiano