Al Museo Archeologico Nazionale
Un nuovo spazio per il Vaso François
Il Vaso François (570 a.C) nella nuova sala al Museo Archeologico Nazionale di Firenze
Samantha De Martin
09/04/2018
Firenze - Il rex vasorum ha finalmente un nuovo spazio. Il celebre Vaso François, capolavoro dell’arte vascolare greca che tanto fascino ha esercitato sugli aristocratici etruschi della potente città di Chiusi - che tra il 565 e il 550 a.C. lo acquistarono per porlo in una grande tomba a sette camere - è al centro di un nuovo allestimento che permetterà ai visitatori di apprezzarne ancor più la storia e la bellezza.
A rendere più avvincente il percorso espositivo saranno un apparato didattico bilingue e due postazioni informatiche nelle quali il pubblico potrà agevolmente scorrere le immagini, approfondire i miti e le storie di dei ed eroi della Grecia classica.
Il grande vaso a figure nere, opera di Ergotimos e Kleitias, il più antico cratere a volute dell’arte ceramica attica, era stato rinvenuto in frammenti in una necropoli etrusca di Chiusi, ad opera di Alessandro François, lo scopritore della celebre Tomba François di Vulci. I suoi cocci che, nonostante le ripetute ricerche, non sono mai stati interamente ritrovati, furono inviati a Firenze per un accurato restauro, in seguito al quale l’oggetto fu acquisito ed esposto al Museo Archeologico nazionale.
Adesso, per la prima volta, il reperto avrà una sala tutta per sé, dove saranno posti anche due vasi figurati - provenienti dalla bottega del pittore Lydos - che recenti ricerche d’archivio hanno individuato come possibili elementi del corredo funerario di cui il Vaso François faceva parte. Uno dei due raffigura il Giudizio di Paride sulla bellezza di Era, Atena e Afrodite.
In questo nuovo allestimento, accanto all’antico vaso - finora inserito nell’ordinario percorso di visita del museo - trova posto lo sgabello con cui il 9 settembre del 1900 un custode del museo, in preda all'ira, disintegrò il cratere in 638 pezzi, rendendo necessario un secondo restauro e una certosina opera di ricomposizione.
Ma il rinnovamento dell’apparato espositivo all’Archeologico riguarda anche il Sarcofago delle Amazzoni del 350 a.C. Si tratta di un esempio unico al mondo di sepolcro di marmo dipinto, destinato a un'aristocratica dama di Tarquinia, nonna di un alto magistrato.
Un nuovo apparato didascalico e didattico in doppia lingua illustra adesso le scene figurate, traducendo le iscrizioni incise sulla superficie. Come per il Vaso François, due postazioni informatiche offriranno la possibilità di scorrere immagini e approfondimenti circa le raffigurazioni, la scoperta, le scene e i miti raccontati.
Tra le novità del Museo Archeologico Nazionale c’è infine un importante settore - che si aggiunge ai capolavori già esposti nella Sezione delle Collezioni - costituito dai nuovi spazi dedicati ai bronzetti greco-romani. Tre ambienti e undici vetrine che accolgono circa 200 statuette in bronzo, tra originali greci e copie di età romana, un tempo parte della grande collezione mediceo-lorenese, e in parte restaurate e integrate da artigiani e artisti di corte.
Accanto a queste, si fanno spazio ritratti di tragediografi, poeti e filosofi greci, ma anche statue in marmo e oreficerie che permettono un confronto tra quanto raffigurato su alcune opere in bronzo e gli oggetti reali.
A rendere possibile l’allestimento delle tre nuove sale, i generosi finanziamenti dei mecenati Laura and Jack Winchester, liberalmente offerti al Museo Archeologico attraverso la Fondazione no profit Friends of Florence.
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Il grande vaso a figure nere, opera di Ergotimos e Kleitias, il più antico cratere a volute dell’arte ceramica attica, era stato rinvenuto in frammenti in una necropoli etrusca di Chiusi, ad opera di Alessandro François, lo scopritore della celebre Tomba François di Vulci. I suoi cocci che, nonostante le ripetute ricerche, non sono mai stati interamente ritrovati, furono inviati a Firenze per un accurato restauro, in seguito al quale l’oggetto fu acquisito ed esposto al Museo Archeologico nazionale.
Adesso, per la prima volta, il reperto avrà una sala tutta per sé, dove saranno posti anche due vasi figurati - provenienti dalla bottega del pittore Lydos - che recenti ricerche d’archivio hanno individuato come possibili elementi del corredo funerario di cui il Vaso François faceva parte. Uno dei due raffigura il Giudizio di Paride sulla bellezza di Era, Atena e Afrodite.
In questo nuovo allestimento, accanto all’antico vaso - finora inserito nell’ordinario percorso di visita del museo - trova posto lo sgabello con cui il 9 settembre del 1900 un custode del museo, in preda all'ira, disintegrò il cratere in 638 pezzi, rendendo necessario un secondo restauro e una certosina opera di ricomposizione.
Ma il rinnovamento dell’apparato espositivo all’Archeologico riguarda anche il Sarcofago delle Amazzoni del 350 a.C. Si tratta di un esempio unico al mondo di sepolcro di marmo dipinto, destinato a un'aristocratica dama di Tarquinia, nonna di un alto magistrato.
Un nuovo apparato didascalico e didattico in doppia lingua illustra adesso le scene figurate, traducendo le iscrizioni incise sulla superficie. Come per il Vaso François, due postazioni informatiche offriranno la possibilità di scorrere immagini e approfondimenti circa le raffigurazioni, la scoperta, le scene e i miti raccontati.
Tra le novità del Museo Archeologico Nazionale c’è infine un importante settore - che si aggiunge ai capolavori già esposti nella Sezione delle Collezioni - costituito dai nuovi spazi dedicati ai bronzetti greco-romani. Tre ambienti e undici vetrine che accolgono circa 200 statuette in bronzo, tra originali greci e copie di età romana, un tempo parte della grande collezione mediceo-lorenese, e in parte restaurate e integrate da artigiani e artisti di corte.
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