Dal 21 febbraio al Museo di San Domenico
Il gran teatro del Barocco è in arrivo a Forlì
Tanzio da Varallo, Davide con la testa di Golia (dettaglio), 1623-25 circa. Varallo, Palazzo dei Musei, Pinacoteca
Francesca Grego
11/12/2025
Forlì-Cesena - Le meraviglie del Barocco brillano nella prossima grande mostra al Museo di San Domenico di Forlì. Dal 21 febbraio al 28 giugno 2026 la stagione dell’estro e dello stupore tornerà in scena in un progetto ricco e approfondito realizzato in collaborazione con le Gallerie Nazionali di Arte Antica - Palazzo Barberini e Galleria Corsini di Roma. In arrivo oltre 200 opere riunite da importanti musei italiani ed europei: Gian Lorenzo Bernini, Guido Reni, Anton Van Dyck, Francesco Borromini, Orazio e Artemisia Gentileschi, Pietro da Cortona, Andrea Pozzo, Nicolas Poussin, Pieter Paul Rubens, Francisco de Zurbaràn sono tra i protagonisti di Barocco. Il gran teatro delle idee, che promette di illustrare nel modo più completo possibile il dirompente fenomeno artistico alle origini della modernità.
Una storia che inizia nella Roma dei papi per poi contagiare tutte le regioni d’Europa, in una febbre vivificante che spinge sovrani e mecenati a promuovere un profondo rinnovamento nella pittura e nelle lettere, nell’architettura e nell’urbanistica. “La forma inquieta, il ritmo alternato, la sregolatezza, il naufragio dei sensi, l’esaltazione della festa, il teatro dell’esistenza: questo è il Barocco. Qui nasce la scienza e si afferma il primato della coscienza”, si legge nella presentazione della mostra, che, forte di ampie basi scientifiche, è pronta a ricostruire genesi e sviluppi del fenomeno culturale seicentesco da Roma alle corti europee, analizzando il ruolo di artisti e committenti, evidenziando le idee e le immagini che diedero forma al nuovo linguaggio. Sullo sfondo, una delle epoche più intricate e affascinanti della storia europea, con il suo complesso intreccio di arte, potere, fede, scienza e società.
Ma non finisce qui, così come la fortuna del Barocco non si esaurisce nel Seicento. Al Museo di San Domenico avremo modo di esplorarne l’eredità attraverso il lavoro di alcuni grandi maestri del secolo scorso. “La riscoperta novecentesca del Barocco, da Vienna a Dresda, all’Italia degli anni Trenta è decisiva per intendere parte della rivoluzione artistica del primo Novecento”, è la tesi di Daniele Benati, Enrico Colle e Fernando Mazzocca, curatori del progetto con la collaborazione di Bernard Aikema. I capolavori del XVII secolo dialogheranno perciò in nome di una comune inquietudine con opere molto più recenti, da Giovanni Boldini a Umberto Boccioni, da Giorgio De Chirico a Fausto Melotti, da Lucio Fontana a Francis Bacon.
Una storia che inizia nella Roma dei papi per poi contagiare tutte le regioni d’Europa, in una febbre vivificante che spinge sovrani e mecenati a promuovere un profondo rinnovamento nella pittura e nelle lettere, nell’architettura e nell’urbanistica. “La forma inquieta, il ritmo alternato, la sregolatezza, il naufragio dei sensi, l’esaltazione della festa, il teatro dell’esistenza: questo è il Barocco. Qui nasce la scienza e si afferma il primato della coscienza”, si legge nella presentazione della mostra, che, forte di ampie basi scientifiche, è pronta a ricostruire genesi e sviluppi del fenomeno culturale seicentesco da Roma alle corti europee, analizzando il ruolo di artisti e committenti, evidenziando le idee e le immagini che diedero forma al nuovo linguaggio. Sullo sfondo, una delle epoche più intricate e affascinanti della storia europea, con il suo complesso intreccio di arte, potere, fede, scienza e società.
Ma non finisce qui, così come la fortuna del Barocco non si esaurisce nel Seicento. Al Museo di San Domenico avremo modo di esplorarne l’eredità attraverso il lavoro di alcuni grandi maestri del secolo scorso. “La riscoperta novecentesca del Barocco, da Vienna a Dresda, all’Italia degli anni Trenta è decisiva per intendere parte della rivoluzione artistica del primo Novecento”, è la tesi di Daniele Benati, Enrico Colle e Fernando Mazzocca, curatori del progetto con la collaborazione di Bernard Aikema. I capolavori del XVII secolo dialogheranno perciò in nome di una comune inquietudine con opere molto più recenti, da Giovanni Boldini a Umberto Boccioni, da Giorgio De Chirico a Fausto Melotti, da Lucio Fontana a Francis Bacon.
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