Cloaca Turbo

The Toilet Gallery di Londra
28/11/2003
Il 25 ottobre scorso è stata celebrata la riapertura del Centro Pecci, completamente restaurato e riconsegnato alla cittadinanza pratese, col nome C.Arte Prato. Neodirettore Daniel Soutif, ex del Pompidou che ha voluto festeggiare con una carrellata di ben sei mostre. Tra i vari giovani artisti spicca una star al di sopra di tutte, Wim Delvoye. Dal 2 novembre al 6 gennaio 2004, una grande antologica presenterà una selezione delle sue opere: la serie inedita Early works, collage e disegni della sua infanzia, Goals, porte di campi di calcio con motivi dell’arte tradizionale, X-rays, immagini erotiche riprese ai raggi x, Anal kisses, baci anali impressi sulla carta intestata degli hotel di tutto il mondo, Atlas, cartografie immaginarie che richiamano profili di oggetti di uso comune, Gas Cans, bobole di gas ricoperte di porcellane di Delft, Marble Floors, superfici realizzate con salumi imitanti pavimenti in marmo, Cement Truck, il camion betoniera di legno intagliato in stile Rococò già esposta alla Biennale di Venezia. Ma l’artista belga ha pensato di esporsi soprattutto con un’indefinibile creazione, Cloaca Turbo.
Una gigante struttura di vetro e acciaio che ingerisce e smaltisce proprio come l’apparato digerente umano, che sarà ospitata qui in anteprima mondiale. E come un enorme intestino ingerirà 125 pasti al giorno e produrrà 40 chilogrammi di autentiche feci. Dalla dieta della macchina sono esclusi però peperoncino e alcool. Soutif ha tenuto a spiegare che l’opera di Delvoye non è altro che una grande metafora dell’inferno contemporaneo in cui siamo gettati, un mondo che tutto ingurgita producendo profondo disordine. L’intento non è didattico, non intende, dunque, spiegarci le funzioni fisiologiche del nostro corpo, ma farci riflettere. La Cloaca è una macchina pessimistica del mondo odierno, il simbolo dell’umanità di oggi, della tecnologia e i danni che produce. Insomma, questo novello Duchamp (che stupì il mondo intero quando nel ’17 presentò il suo Orinatoio), sembra essere un po’ filosofo, un po’ provocatore e un po’ un furbone. Chissà se dietro quest’opera tanto annunciata non ci sia una mossa pubblicitaria per l’apertura del rinnovato Centro Pecci.
Fatto sta che l’artista fiammingo lavora a questo progetto da anni e lo ha già presentato in varie dimensioni in altre gallerie. Cloaca è un progetto mastodontico che prevede oltre che la produzione, anche la conservazione di questi artistici escrementi. Saranno, infatti, tenuti in una cella frigorifera a Zurigo e con fare provocatorio annuncia che il prezzo a barile di questa produzione triplicherà nelle prossime stagioni dell’arte. Rivolgendosi ai suoi detrattori poi, afferma che forse la bellezza può salvare il mondo, l’arte no. La Cloaca asseconda così tutte le persone che hanno un’opinione negativa dell’arte contemporanea. Ma, Cloaca è anche il simbolo di una visione estremamente democratica della società: la fanno tutti e allo stesso modo.
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