ISTITUTO DEL MONDO ARABO

Jean Nouvel
 

12/11/2001

Nel dicembre del 1987 apre le porte a Parigi l’Institut du Monde Arabe progettato da Jean Nouvel, Pierre Soria, Gilbert Lezénés e Architecture Studio, vincitori del concorso bandito dal Comune di Parigi nel 1981 a cui parteciparono sette gruppi di architetti francesi. La sfida di Nouvel era quella di contenere una grande complessità di elementi in una forma semplice. L’edificio dell'Institut è costituito sostanzialmente di due grossi corpi uno rettangolare che affaccia su una grande piazza e uno fortemente appuntito con un profilo rettilineo e uno curvo verso la Senna. In realtà l’IMA non è solo un’istituto di cultura araba: è un luogo dove si incontrano i parigini, è un museo e una biblioteca, è un incredibile belvedere ma è anche un cafè dove conversare e rilassarsi, è un luogo di studio e di confronto tra le due culture più rappresentate a Parigi, quella occidentale e quella islamica. Il sito in cui sorge l’edificio è molto ricco di suggestioni: siamo nel cuore della città, sul lungosenna di fronte al pont de Sully, che unisce la riva sinistra all’île St-Louis. La pianta dell’IMA è quindi legata al contesto: si tratta di una realizzazione molto urbana che tiene conto dello sviluppo della zona che la ospita. Dalla terrazza superiore si ha una splendida vista sulla città: a Nord la Parigi medievale e Haussmaniana, (la facciata Nord, completamente vetrata, riflette la cattedrale di Notre Dame sull’île de la cité ), ad Est c’è la Parigi del XX° secolo con l’imponente Université de Jussieu, caratteristica architettura anni ’50-’60 in cemento e metallo con un fronte su pilastri di oltre 400 metri verso la Senna. La forte relazione con il luogo è uno dei punti di partenza del lavoro di Nouvel - "ciò che mi interessa è la pertinenza di una risposta rispetto ad un contesto specifico" ha affermato il celebre architetto – che non ama gli architetti che adottano soluzioni formali sempre uguali in ogni luogo di progetto. Ma un buon progetto per Jean Nouvel nasce non solo da un’attenta analisi del luogo ma anche dall’uso di nuovi materiali e tecnologie. L’edificio di Jean Nouvel, interamente in metallo e vetro, ha la sua forza proprio nella coerenza data dal rigore geometrico e dall’armonia dei materiali utilizzati. Qui utilizza un dispositivo dichiaratamente “high tech” nel trattare il fronte verso la piazza: le finestre infatti sono pensate come diaframmi mobili di una macchina fotografica. La luce filtra nell’edificio in quantità inversamente proporzionale alla sua intensità, grazie a speciali dispositivi che reagiscono al calore, modificando di fatto l’immagine del prospetto esterno durante tutto l’arco della giornata. Questo gli permette di rendere omaggio alla cultura araba realizzando una facciata che nella trama astratta e geometrica richiama in qualche modo gli “arabeschi” e ottenendo un suggestivo spazio interno in cui la luce non è diffusa né concentrata in poche aperture ma entra negli ambienti attraverso piccoli e numerosi fasci luminosi che conferiscono un carattere quasi sacrale allo spazio.

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