Ritorno alle origini

Bathory
 

12/02/2001

“Volevo fare un grande quadro romantico, una piattaforma petrolifera stravolta dal vento dei mari del Nord, un dramma sottomarino. Necessità umana di quantificare; sangue minerale che sorge. Il petrolio che chiamiamo essenza in francese: l’essence! L’essenza più pura ( derivato di un Fluorocarburo, CF4=CF) è il transportatore intravascolare di ossigeno, un ersatz dell’emoglobina, o l’ultimo piccolo succedaneo che fa sì… che dal composto…rinasca la vita” Dal 14 febbraio al 17 marzo 2001 lo Spazio San Carpoforo a Milano si aprirà ad una mostra estremamente particolare “Coincidentia Oppositorum. Extreme return to the sources” di Eric Bathory. L’artista che si divide tra Parigi, Londra e Venezia, nelle sue opere crea un codice segnico costituto dalla commistione dell’antico sapere e il linguaggio della contemporaneità. Bathory celebra le metaforiche “nozze chimiche” fra la cultura storico scientifica e quella underground. La sua tecnica si affina nelle botteghe urbane, i suoi dipinti puri e caotici come l’esistenza, appaiono pericolosi e disorientanti, quasi impossibili da fruire. Opere estreme eseguite in momenti estremi guidate da una mente nervosa ma lucida. La storia di questa mostra è quella di una rinascita, dello studio sul ciclo della vita, è il racconto di un’ipotesi, di un’idea di macabra speranza su come sarà possibile salvare delle vite umane grazie ad un derivato del petrolio estratto dalla concentrazione di organismi morti milioni di anni fa, che permetterà di sostituire il sangue, come fosse un nuovo carburante. I suoi lavori si presentano come delle installazioni composite che utilizzano i materiali e le tecniche più disparate: lastre retro-illuminate , disegni su pergamena, video, oli, colle organiche, carbone. “Bathory, e ben altri esemplari possiedono una cultura in comune. Questa cultura non si chiama grunge, né cultura della violenza, né cultura rock.. Di questa cultura conosco ben pochi degni rappresentanti. Kim Ohio e Jeremy Prophet ne hanno inventato l’espressione musicale e scenica attraverso il gruppo cult Whitches Valley, Eric Bathory ne ha creato l’espressione pittorica. Rimasto troppo a lungo implicito, un codice articola questa cultura: l’eclat (glamour in inglese), è il sintomo di ciò che nasconde: l’horreur. E viceversa.” Spazio San Campoforo Via San Campoforo 6 20121 Milano Orario 15,00 – 19,00 Chiusura domenica e lunedì Uffcio stampa W.E.A. Tel 02 76008766 Galleria 02 72004740 WEA@arte.it

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