Dal 22 luglio a Palazzo delle Paure
L'altra faccia del Moderno: il Novecento e la figura in mostra a Lecco
Carlo Sbisà, Giovane sciatore, 1935. Collezione privata
Francesca Grego
07/07/2023
Lecco - Dopo il successo della mostra dedicata ai futuristi, l’arte italiana del XX secolo torna in scena a Lecco con Novecento. Il ritorno alla figurazione da Sironi a Guttuso. Dal 22 luglio al 26 novembre maestri come Giorgio Morandi, Carlo Carrà, Felice Casorati, Arturo Martini, Giacomo Manzù si incontreranno a Palazzo delle Paure per raccontare quel “ritorno all’ordine” che seguì alla stagione delle avanguardie, declinando in senso moderno la tradizione artistica del Belpaese. In un percorso trasversale tra pittura e scultura, scopriremo come dopo decenni di audaci sperimentazioni il desiderio di una nuova purezza e semplicità si sia fatto strada tra gli artisti, recuperando la figura e i canoni classici per dare vita a un ampio ventaglio di soluzioni.
Spazio dunque a movimenti come Novecento italiano di Margherita Sarfatti, del quale facevano parte Anselmo Bucci, Leonardo Dudreville, Achille Funi, Gian Emilio Malerba, Piero Marussig, Ubaldo Oppi, Mario Sironi, accumunati dalla volontà di rappresentare un’epoca con la loro pittura e di recuperare lo stile dei grandi maestri del passato. Attorno al gruppo di Novecento gravitavano Felice Casorati, Massimo Campigli, Filippo de Pisis, Giorgio Morandi che, pur sposandone gli ideali, conservarono la propria indipendenza.

Renato Birolli, Arlecchino, 1931. Collezione privata
Un posto speciale sarà riservato ai protagonisti del cosiddetto Realismo Magico che, partendo da stilemi espressivi classici, si fece portatore di una nuova tensione emotiva, distante dalla solenne monumentalità di tanta pittura italiana novecentesca. Accanto a queste opere la mostra indagherà le declinazioni oniriche e visionarie della pittura del vero, dagli episodi di matrice surrealista ai retaggi metafisici.
“Dopo la mostra Futuristi”, spiega la curatrice Simona Bartolena, “si apre ora Novecento, che ne prosegue idealmente il racconto. Gli anni sono i medesimi – dal primo dopoguerra agli anni Quaranta –, ma questa volta il focus è sugli artisti che hanno scelto un ritorno alla figurazione classica. Una tendenza che presenta un ventaglio di possibilità espressive e molteplici possibili sfumature. La complessità del periodo preso in esame si riflette nell’esperienza artistica dei protagonisti della scena culturale del tempo, tra contrasti, contraddizioni e interpretazioni possibili dell’idea di recupero della tradizione figurativa. I colori accesi, la dinamicità, la fantasia e il piglio provocatorio che caratterizzavano le opere della mostra precedente lasciano il passo a composizioni impostate sulla plasticità, la sintesi e la solidità della forma e su tavolozze che prediligono i colori della terra”.

Trento Longaretti, Zingari, 1943. Collezione privata
Spazio dunque a movimenti come Novecento italiano di Margherita Sarfatti, del quale facevano parte Anselmo Bucci, Leonardo Dudreville, Achille Funi, Gian Emilio Malerba, Piero Marussig, Ubaldo Oppi, Mario Sironi, accumunati dalla volontà di rappresentare un’epoca con la loro pittura e di recuperare lo stile dei grandi maestri del passato. Attorno al gruppo di Novecento gravitavano Felice Casorati, Massimo Campigli, Filippo de Pisis, Giorgio Morandi che, pur sposandone gli ideali, conservarono la propria indipendenza.

Renato Birolli, Arlecchino, 1931. Collezione privata
Un posto speciale sarà riservato ai protagonisti del cosiddetto Realismo Magico che, partendo da stilemi espressivi classici, si fece portatore di una nuova tensione emotiva, distante dalla solenne monumentalità di tanta pittura italiana novecentesca. Accanto a queste opere la mostra indagherà le declinazioni oniriche e visionarie della pittura del vero, dagli episodi di matrice surrealista ai retaggi metafisici.
“Dopo la mostra Futuristi”, spiega la curatrice Simona Bartolena, “si apre ora Novecento, che ne prosegue idealmente il racconto. Gli anni sono i medesimi – dal primo dopoguerra agli anni Quaranta –, ma questa volta il focus è sugli artisti che hanno scelto un ritorno alla figurazione classica. Una tendenza che presenta un ventaglio di possibilità espressive e molteplici possibili sfumature. La complessità del periodo preso in esame si riflette nell’esperienza artistica dei protagonisti della scena culturale del tempo, tra contrasti, contraddizioni e interpretazioni possibili dell’idea di recupero della tradizione figurativa. I colori accesi, la dinamicità, la fantasia e il piglio provocatorio che caratterizzavano le opere della mostra precedente lasciano il passo a composizioni impostate sulla plasticità, la sintesi e la solidità della forma e su tavolozze che prediligono i colori della terra”.

Trento Longaretti, Zingari, 1943. Collezione privata
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