Nella Sala XVII della Pinacoteca Vaticana fino al 21 gennaio

Ai Musei Vaticani gli ori e i fasti di Carlo Crivelli

Carlo Crivelli, Madonna col Bambino e Santi, 1481 (dopo il restauro). Courtesy Musei Vaticani
 

Samantha De Martin

18/11/2019

Mondo - L'intenso blu del mantello della Vergine - ottenuto sovrapponendo all’indaco una stesura di preziosa azzurrite che crea un effetto trasparenza - ha riacquistato il suo originario aspetto brillante e accompagna lo sguardo del visitatore verso le figure, lo induce a scrutare i dettagli, ad accogliere il trionfo del colore, a condividere i sentimenti dei personaggi.
Anche la tavola di pioppo con la Madonna con il Bambino, dipinta a tempera con velature ad olio, dopo il restauro, ha recuperato la policromia originale, restituendo la bellezza dell’oro e dei pigmenti blu, rossi, verdi, applicati sul disegno minuzioso per ottenere un effetto di morbide tonalità.
La maestria di Carlo Crivelli - pittore rinascimentale attivo, nella seconda metà del Quattrocento, in Dalmazia, nel Veneto e nelle Marche, fondendo magistralmente un moderno studio delle figure e della prospettiva con originali effetti decorativi di derivazione tardogotica impreziositi dall’oro - è tutta racchiusa in tre opere conservate presso i Musei Vaticani dalla prima metà dell’Ottocento, oggetto di un accurato restauro e fino al 21 gennaio in mostra nella Sala XVII dei musei del Papa.
Per l’ultimo appuntamento del 2019 con Museums at Work - l’iniziativa nata per dar conto delle tante attività di restauro e ricerca che si svolgono nei Musei Vaticani - è stato scelto l’artista noto per l’eleganza delle sue invenzioni stilistiche e raffigurative.

Il polittico Madonna col Bambino e Santi (1481), la tavola Madonna col Bambino (1482) e la lunetta Cristo in pietà tra la Madonna, Maria Maddalena e San Giovanni Evangelista (1488-1489), con la composizione volumetrica e vivace, delicata e preziosa nei colori, estrosa nei motivi ornamentali, evidenziano la maestria dell’artista.
Oggetto di un delicato intervento eseguito dal Laboratorio di Restauro Dipinti e Materiali Lignei, con il supporto di speciali indagini scientifiche a cura del Laboratorio di Diagnostica per la Conservazione e il Restauro e la consulenza dell’Ufficio del Conservatore, le opere hanno rivelato dettagli inediti, aprendo la strada a prospettive critiche prima inimmaginabili.

Il polittico Madonna col Bambino e Santi, attribuito al fratello meno talentuoso di Carlo, Vittore Crivelli, indurrebbe ad assegnare a Carlo l’ideazione della scena e l’esecuzione delle figure. Non è tuttavia da escludere un pur ridotto intervento di Vittore.
Il restauro dell’opera ha consentito di liberare le superfici dalle pesanti vernici che le offuscavano. Il volto di San Silvestro appare infatti sovrapponibile a quello del San Pietro della Pinacoteca di Brera, frammento di un trittico dipinto da Carlo per la Chiesa di San Domenico a Camerino.
La riflettografia ha inoltre permesso di individuare un minuzioso disegno nelle parti anatomiche di San Girolamo, come le rughe d’espressione del volto, la resa dei capelli, della barba e degli occhi.
Firmata e datata "Opus Caroli Crivelli Veneti 1482", la tavola Madonna col Bambino riutilizza invece l’iconografia dell'omonimo capolavoro del 1480, conservato allo Szépmüvészeti Múzeum di Budapest. Il visitatore ha modo di apprezzare elementi iconografici attardati, come la piccola figura di frate francescano in basso a sinistra, inginocchiato a mani giunte, da identificare con il committente. Questo motivo richiama prototipi tardomedievali come la Madonna con il Bambino e il donatore Vulciano Belgarzone, realizzata nel 1394 da Nicolò di Pietro e oggi alle Gallerie dell’Accademia di Venezia.
Il rosso intenso del manto della Vergine rivela l’utilizzo dell'indaco, mentre la stratigrafia del mantello al di sotto del ginocchio sinistro ha fatto riemergere una preparazione composta da gesso e colla con sopra una miscela di biacca e indaco.

Il pathos che caratterizza la pittura a tema cristologico dell’artista veneziano è invece particolarmente evidente nella Pietà, come testimoniano le bellissime lacrime che solcano i volti delle figure. Le testine angeliche dipinte su foglia d’oro contribuiscono invece a stemperare il dramma dell’immagine.
Il dipinto, realizzato a tempera con velature ad olio su un supporto formato da sei assi di pioppo, è stato, più volte nell’Ottocento, oggetto di restauro. L’ultimo intervento, nel 2011, ha consentito di esaltare la policromia dell’opera, ottenuta con l’impiego di azzurrite, indaco, verde rame, cinabro e ampia profusione di foglia d’oro.

L’esposizione, piccola, ma molto esaustiva anche grazie al materiale didascalico che approfondisce il restauro, è a cura di Guido Cornini con la collaborazione di Fabrizio Biferali e sarà visitabile dal lunedì al sabato, dalle 9 alle 18 con ultimo accesso alle 16 (visita libera inclusa nel biglietto d’ingresso dei Musei Vaticani).
Gli accurati interventi sono stati resi possibili grazie al generoso contributo dei Capitoli California e New England dei Patrons of the Arts in the Vatican Museums, che, per significativa coincidenza, iniziarono la loro storia contemporaneamente alle nuove relazioni diplomatiche fra la Santa Sede e gli Stati Uniti d’America, delle quali ricorre il 35esimo anniversario.

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