Una grande mostra apre le celebrazioni per i 500 anni del Sanzio

In arrivo a ottobre Raffaello e gli amici di Urbino

Raffaello Sanzio, Madonna Aldobrandini, 1510 circa. Olio su tavola. National Gallery, Londra
 

Francesca Grego

27/06/2019

Pesaro e Urbino - Mentre siamo immersi nelle celebrazioni per i 500 anni dalla morte di Leonardo, ferve l’attesa per l’anniversario di un altro altissimo interprete del Rinascimento. Oltre un trentennio più giovane del genio di Vinci, Raffaello Sanzio gli sopravvisse soltanto di un anno: si spense a Roma il 6 aprile del 1520 dopo 15 giorni di febbre acuta e continua, ma la sua breve vita bastò per lasciarsi dietro la fama di “divin pittore” e una gran quantità di capolavori.

A pochi mesi dal cinquecentenario, Urbino dà inizio ai festeggiamenti in onore dell’artista con una mostra che ruota attorno ai suoi rapporti con la città natale, dove Raffaello respirò “aria di arte” fin dall’infanzia e dall’adolescenza: nella bottega del padre Giovanni Santi, nel confronto con gli artisti impegnati alla corte dei Montefeltro e a Palazzo Ducale, ornato da opere di Piero della Francesca, Luciano Laurana, Pollaiolo e altri grandi maestri.
È proprio qui che dal 3 ottobre 2019 al 19 gennaio 2020 “Raffaello e gli amici di Urbino” offrirà uno spaccato dell’esperienza del pittore, in un confronto con i colleghi che ne accompagnarono la giovinezza, la sua transizione verso la maniera moderna e i suoi sviluppi durante la memorabile stagione romana.

Capolavori come il San Sebastiano dell’Accademia Carrara di Bergamo e la Madonna Aldobrandini della National Gallery di Londra dialogheranno con La Muta della Galleria Nazionale delle Marche, tra preziose opere di maestri come Pietro Perugino (la Maddalena della Galleria Palatina di Firenze), Luca Signorelli e Girolamo Genga (il Martirio di San Sebastiano degli Uffizi).
“La mostra è un’occasione per misurare, in un contesto specifico di estrema rilevanza come quello urbinate e nelle sue tappe maggiori, la grande trasformazione che coinvolse la cultura figurativa italiana nel passaggio tra il Quattro e il Cinquecento”, spiegano le curatrici Barbara Agosti e Silvia Ginzburg: dal “momento iniziale dell’adesione dei pittori alle prime novità introdotte da Leonardo, ovvero alla adozione di quella dolcezza nei colori unita, che cominciò a usare nelle cose sue il Francia bolognese, e Pietro Perugino; et i popoli nel vederla corsero come matti a questa bellezza nuova e più viva, parendo loro assolutamente che e’ non si potesse già mai far meglio”, come scrisse Giorgio Vasari.

Parallelamente a “Raffaello e gli amici di Urbino”, un’altra mostra approfondirà il contesto artistico dell’epoca in territorio marchigiano: “Raffaello ware. I colori del Rinascimento” punterù l’attenzione sulle ceramiche cinquecentesche che nel Ducato raggiunsero livelli di altissima qualità.
Aspettando il 2020 per un grande progetto espositivo costruito in collaborazione con i Musei Vaticani e Mobilier National de France. “Sul filo di Raffaello” presenterà i preziosi cartoni realizzati dal Sanzio per gli arazzi della Cappella Sistina, che conobbero un successo talmente vasto e duraturo da essere replicati fin sulle soglie dell’età moderna. Ad accompagnarli saranno raffinati “quadri tessuti” prodotti in un ampio arco di tempo, con in testa la serie conservata nella Sala del Trono del Palazzo Ducale di Urbino.

Chi visiterà la città marchigiana in occasione del cinquecentenario di Raffaello potrà inoltre ammirare i nuovi allestimenti della Galleria Nazionale delle Marche, ideati nel segno del divin pittore ma destinati a durare nel tempo: dagli Appartementi della Duchessa, destinati a ospitare la sezione dedicata a Raffaello e alla sua cerchia, al secondo piano dedicato alle ceramiche, entrambi arricchiti di supporti interattivi di ultima generazione.

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