La grande mostra a Palazzo Bonaparte
A Roma l’autunno è di Kandinskij
Vasilij Kandinskij, Giallo-Rosso-Blu, 1925. Olio su tela. Donation Nina Kandinskij 1976, Centre Pompidou, Parigi, Musée National d’Art Moderne - Centre de Création Industrielle
Francesca Grego
03/07/2026
Roma - Mancava da più di 25 anni a Roma una grande mostra su Vasilij Kandinskij. Ora il maestro dell’Astrattismo si prepara a tornare nella Capitale in un progetto espositivo ampio e approfondito: in arrivo a Palazzo Bonaparte oltre 70 capolavori da collezioni internazionali, con la collaborazione del Centre Pompidou che, grazie al lascito della moglie dell’artista Nina Kandinskij, detiene oggi il più importante nucleo di sue opere. L’occasione è offerta dalla chiusura per restauri che nei prossimi mesi interesserà il museo francese, dando il via libera al prestito di dipinti che raramente lasciano Parigi.
Dal 15 settembre al 2026 al 14 febbraio 2027, a Palazzo Bonaparte la parabola di Kandinskij andrà in scena in versione completa, ricostruendo il percorso che condusse un giovane studioso di giurisprudenza ed economia a diventare uno degli artisti più rivoluzionari della storia. Nato a Mosca nel 1866, a trent’anni Kandinskij prende una decisione radicale: abbandonare una promettente carriera accademica per dedicarsi totalmente alla pittura, trasferendosi a Monaco di Baviera, all’epoca tra i crogioli dell’avanguardia europea. Passo dopo passo, la mostra romana racconterà come il maestro russo passò dall’arte figurativa degli esordi a un linguaggio completamente nuovo fatto di linee e colori che, come in un’orchestra, danno vita sinfonie di suoni ed emozioni.

Vasilij Kandinskij, Combattimento del drago, 1913. Olio su tela. Centre Pompidou, Parigi, Musée National d’Art Moderne - Centre de Création Industrielle
Due episodi accesero in lui l’intuizione che l’avrebbe portato verso l’arte astratta. La prima fu l’incontro con i Covoni di Claude Monet: davanti a quelle forme che sembravano dissolversi nel colore, Kandinskij comprese che un dipinto può comunicare con lo spettatore anche senza rappresentare fedelmente la realtà. La seconda fu l'ascolto del Lohengrin di Richard Wagner al Teatro Bol'šoj di Mosca, un'illuminazione che gli suggerì la possibilità di un'arte senza oggetto, capace di agire - come la musica - evocando emozioni, ricordi e immagini interiori.
Dagli anni del movimento Blaue Reiter (Il cavaliere azzurro) al ritorno in Russia all’alba della rivoluzione, dall’insegnamento al Bauhaus fino al trasferimento a Parigi dopo l’avvento del nazismo in Germania, seguiremo le peregrinazioni di Kandinskij attraverso l’Europa mentre le sue geniali idee artistiche fioriscono tra i tumulti della storia. Approfondimenti speciali racconteranno le teorie del maestri sui rapporti tra colore, forme e musica, accanto a capolavori assoluti come L’arco nero (1912) o Giallo-Rosso-Blu (1925).

Vasilij Kandinskij, Parco di Saint-Cloud, viale ombreggiato, 1906. Olio su tela. Legs de Nina Kandinskij 1981, Centre Pompidou, Parigi, Musée National d’Art Moderne - Centre de Création Industrielle
Fotografie, oggetti personali, documenti e materiali provenienti dalla Bibliothèque Kandinsky del Centre Pompidou introdurranno gli spettatori alla dimensione intima e quotidiana dell’artista. Per la prima volta in Italia, infine, l’esposizione romana approfondirà il ruolo di Gabriele Münter, compagna del maestro per dieci anni, nonché esponente centrale del Espressionismo tedesco e del movimento Blaue Reiter, presente in mostra con opere centrali della sua produzione.
Realizzata in collaborazione con il Centre Pompidou di Parigi e con il patrocinio dell’Ambasciata di Francia in Italia, Kandinsky è curata da Angela Lampe, conservatrice delle collezioni moderne del Musée National d’Art Moderne con la consulenza scientifica ed editoriale di Francesca Villanti per i contenuti divulgativi.

Vasilij Kandinskij, Freschezza oscura, gennaio 1927. Olio su tela incollata su tavola. Legs de Nina Kandinskij 1981, Centre Pompidou, Parigi, Musée National d’Art Moderne - Centre de Création Industrielle
Dal 15 settembre al 2026 al 14 febbraio 2027, a Palazzo Bonaparte la parabola di Kandinskij andrà in scena in versione completa, ricostruendo il percorso che condusse un giovane studioso di giurisprudenza ed economia a diventare uno degli artisti più rivoluzionari della storia. Nato a Mosca nel 1866, a trent’anni Kandinskij prende una decisione radicale: abbandonare una promettente carriera accademica per dedicarsi totalmente alla pittura, trasferendosi a Monaco di Baviera, all’epoca tra i crogioli dell’avanguardia europea. Passo dopo passo, la mostra romana racconterà come il maestro russo passò dall’arte figurativa degli esordi a un linguaggio completamente nuovo fatto di linee e colori che, come in un’orchestra, danno vita sinfonie di suoni ed emozioni.

Vasilij Kandinskij, Combattimento del drago, 1913. Olio su tela. Centre Pompidou, Parigi, Musée National d’Art Moderne - Centre de Création Industrielle
Due episodi accesero in lui l’intuizione che l’avrebbe portato verso l’arte astratta. La prima fu l’incontro con i Covoni di Claude Monet: davanti a quelle forme che sembravano dissolversi nel colore, Kandinskij comprese che un dipinto può comunicare con lo spettatore anche senza rappresentare fedelmente la realtà. La seconda fu l'ascolto del Lohengrin di Richard Wagner al Teatro Bol'šoj di Mosca, un'illuminazione che gli suggerì la possibilità di un'arte senza oggetto, capace di agire - come la musica - evocando emozioni, ricordi e immagini interiori.
Dagli anni del movimento Blaue Reiter (Il cavaliere azzurro) al ritorno in Russia all’alba della rivoluzione, dall’insegnamento al Bauhaus fino al trasferimento a Parigi dopo l’avvento del nazismo in Germania, seguiremo le peregrinazioni di Kandinskij attraverso l’Europa mentre le sue geniali idee artistiche fioriscono tra i tumulti della storia. Approfondimenti speciali racconteranno le teorie del maestri sui rapporti tra colore, forme e musica, accanto a capolavori assoluti come L’arco nero (1912) o Giallo-Rosso-Blu (1925).

Vasilij Kandinskij, Parco di Saint-Cloud, viale ombreggiato, 1906. Olio su tela. Legs de Nina Kandinskij 1981, Centre Pompidou, Parigi, Musée National d’Art Moderne - Centre de Création Industrielle
Fotografie, oggetti personali, documenti e materiali provenienti dalla Bibliothèque Kandinsky del Centre Pompidou introdurranno gli spettatori alla dimensione intima e quotidiana dell’artista. Per la prima volta in Italia, infine, l’esposizione romana approfondirà il ruolo di Gabriele Münter, compagna del maestro per dieci anni, nonché esponente centrale del Espressionismo tedesco e del movimento Blaue Reiter, presente in mostra con opere centrali della sua produzione.
Realizzata in collaborazione con il Centre Pompidou di Parigi e con il patrocinio dell’Ambasciata di Francia in Italia, Kandinsky è curata da Angela Lampe, conservatrice delle collezioni moderne del Musée National d’Art Moderne con la consulenza scientifica ed editoriale di Francesca Villanti per i contenuti divulgativi.

Vasilij Kandinskij, Freschezza oscura, gennaio 1927. Olio su tela incollata su tavola. Legs de Nina Kandinskij 1981, Centre Pompidou, Parigi, Musée National d’Art Moderne - Centre de Création Industrielle
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