Arte, provocazione e divertissement al Casino dell'Aurora Ludovisi

Caravaggio vs. Caravaggio. Una storia in multiproprietà per l'estate romana

B.Zarro interviene su una tavola attribuita a Polidoro da Caravaggio
 

Piero Muscarà

09/06/2026

Roma - Ogni tanto nel mondo dell'arte contemporanea c'è qualcuno che riesce a inventarsi un titolo migliore dell'opera stessa. È il caso di Caravaggio vs Caravaggio, il progetto presentato al Casino dell'Aurora Ludovisi di Roma da B.Zarro, artista romano che da anni pratica l'appropriazione artistica con una certa dose di ironia e una discreta abilità nel costruire cortocircuiti mediatici. Il titolo è infatti quasi perfetto.

Peccato soltanto che i due Caravaggio non abbiano praticamente nulla a che vedere l'uno con l'altro. Da una parte c'è Michelangelo Merisi, il Caravaggio che tutti conoscono, il rivoluzionario del Seicento, il pittore delle taverne, dei santi sporchi e delle ombre drammatiche. Dall'altra c'è Polidoro Caldara da Caravaggio, raffinato artista del primo Cinquecento, decisamente meno noto del primo, formatosi nell'orbita di Raffaello.

In comune hanno soprattutto una cosa: essere nati nella stessa cittadina lombarda da cui hanno preso il nome. Fine delle somiglianze. Eppure l'operazione funziona. Perché si svolge proprio nel Casino Ludovisi, il luogo che custodisce l'unico dipinto murale realizzato dal Merisi. E allora ecco che il gioco è servito: Caravaggio contro Caravaggio, anche se tra i due corre quasi un secolo di storia dell'arte e un oceano di differenze stilistiche.

Va riconosciuto: come trovata di comunicazione è difficile non sorridere. Il secondo coup de théâtre è forse ancora più divertente. B.Zarro interviene infatti su una tavola attribuita a Polidoro da Caravaggio raffigurante Sant'Angelo Carmelitano. Non un capolavoro universalmente noto, non una pala d'altare intatta e venerata dai pellegrini, ma un'opera sopravvissuta ai secoli in condizioni tutt'altro che perfette, segnata da restauri, lacune e ridipinture. 

Il progetto arriva accompagnato da una corposa relazione tecnico-scientifica che certifica come l'intervento sia stato effettuato prevalentemente su lacune, stuccature e aree già compromesse. Un documento scrupoloso, dettagliato e probabilmente necessario redatto dalla società di consulenza Ars Mensurae. Ma anche parte integrante del racconto. Perché ogni buona operazione mediatica ha bisogno del suo certificato di innocenza preventiva. Una mossa che sembra quasi invitare qualche futuro indignato professionista a gridare allo scandalo. E i candidati, nel nostro Paese, non mancano mai.

L'artista B.Zarro, al secolo Mauro Conti, inserisce colori, forme geometriche e un fumetto che fa pronunciare al santo una celebre frase dei Rolling Stones. Pure Mick Jagger. Non manca davvero nulla.

Ma il vero colpo di scena è altrove: la multiproprietà. Perché l'opera diventa il centro di un progetto che prevede la vendita di quote e la condivisione della proprietà tra più soggetti. Il linguaggio della finanza incontra quello del collezionismo e l'antica tavola attribuita a un pittore rinascimentale si ritrova improvvisamente a parlare la lingua dei residence vacanze degli anni Ottanta. La parola utilizzata dagli organizzatori è "frammentazione della proprietà". Ma "multiproprietà" rende probabilmente meglio l'idea. Anche perché evoca immediatamente una scena piuttosto divertente: decine di comproprietari che discutono animatamente sul destino di un santo cinquecentesco che cita gli Stones.

Naturalmente il progetto vuole aprire riflessioni serie sul rapporto tra arte, accessibilità e mercato. E in parte ci riesce. Ma la sensazione è che il vero talento dell'operazione stia altrove, non tanto nell'intervento pittorico quanto nella costruzione del racconto. Caravaggio contro Caravaggio. Arte e finanza. Un santo rinascimentale che parla come una canzone rock. Una tavola del Cinquecento che diventa una multiproprietà. Difficile negare che qualcuno si sia divertito a mettere insieme tutti gli ingredienti.

E, a giudicare dall'attenzione che l'iniziativa promette di ricevere, bisogna ammettere che la ricetta potrebbe funzionare.