Dal 15 settembre 2026 al 14 febbraio 2027

Kandinsky a Roma, la grande mostra a Palazzo Bonaparte

Kandinsky, allestimento a Palazzo Bonaparte I Courtesy Arthemisia
 

Francesca Grego

14/09/2026

Roma - A 25 anni dall’ultima grande mostra a lui dedicata nella Capitale, Vassily Kandinsky torna a Roma in un ambizioso progetto espositivo in collaborazione con il Centre Pompidou di Parigi: da domani, martedì 15 settembre, fino al prossimo 14 febbraio, i visitatori di Palazzo Bonaparte avranno l’opportunità di conoscere da vicino il maestro dell’Astrattismo attraverso 70 capolavori riuniti da importanti collezioni internazionali. In prima fila tra i prestatori c’è proprio il Pompidou che, grazie al lascito della moglie dell’artista Nina Kandinsky, detiene oggi il più importante nucleo di sue opere. L’occasione è offerta dalla chiusura per restauri del museo francese, che ha dato il via libera alla partenza di dipinti raramente concessi in prestito. 
 
Firmata da Angela Lampe, curatrice delle collezioni moderne del Centre Pompidou e specialista dell’artista, in cinque sezioni la mostra presenta la parabola di Kandinsky n versione completa, ricostruendo il percorso che lo condusse da giovane studioso di giurisprudenza ed economia a diventare uno degli artisti più rivoluzionari della storia. 
Nato a Mosca nel 1866, a trent’anni Kandinsky prende una decisione radicale: abbandonare una promettente carriera accademica per dedicarsi totalmente alla pittura, trasferendosi a Monaco di Baviera, all’epoca fucina dell’avanguardia europea. Passo dopo passo, l’allestimento a Palazzo Bonaparte racconta come il maestro russo passò dall’arte figurativa degli esordi a un linguaggio completamente nuovo fatto di linee e colori che, come in un’orchestra, danno vita sinfonie di suoni ed emozioni.


 Kandinsky, allestimento a Palazzo Bonaparte I Courtesy Arthemisia

Due episodi accesero in lui l’intuizione che l’avrebbe portato verso l’arte astratta. Il primo fu l’incontro con i Covoni di Claude Monet: davanti a quelle forme che sembravano dissolversi nel colore, Kandinsky comprese che un dipinto può comunicare con lo spettatore anche senza rappresentare fedelmente la realtà. Il secondo fu l'ascolto del Lohengrin di Richard Wagner al Teatro Bol'šoj di Mosca, un'illuminazione che gli suggerì la possibilità di un'arte senza oggetto, capace di agire - come la musica - evocando emozioni, ricordi e immagini interiori. Ispirazioni come queste sono all’origine di un percorso che l’avrebbe condotto a creare capolavori come L’arco nero (1912) o Giallo-Rosso-Blu (1925), tra le opere più significative della mostra romana. 

Dagli anni del movimento Blaue Reiter (Il cavaliere azzurro) al ritorno in Russia all’alba della rivoluzione, dall’insegnamento al Bauhaus fino al trasferimento a Parigi dopo l’avvento del nazismo in Germania, seguiamo le peregrinazioni di Kandinsky attraverso l’Europa mentre le sue geniali idee artistiche fioriscono tra i tumulti della storia. Approfondimenti speciali illustrano le teorie del maestro astrattista sui rapporti tra colore, forme e musica, mentre preziose testimonianze provenienti dalla Bibliothèque Kandinsky del Centre Pompidou schiudono agli spettatori la dimensione intima e quotidiana dell’artista: da non perdere sono gli oggetti ritrovati nel suo ultimo atelier parigino e gli arredi della casa del Bauhaus. 
 
Per la prima volta in Italia, infine, l’esposizione romana approfondisce il ruolo di Gabriele Münter, compagna del maestro per dieci anni nonché esponente centrale dell’Espressionismo tedesco e del movimento Blaue Reiter, che con Kandinsky condivise un’intensa stagione di ricerca e sperimentazione, che i visitatori avranno occasione di conoscere attraverso opere centrali della sua produzione. Accanto a Gabriele un’altra figura femminile, quella di Nina, moglie dell’artista, che ne ha custodito e tramandato la sua memoria. 


Kandinsky, allestimento a Palazzo Bonaparte I Courtesy Arthemisia