Al Museo di Roma dal 10 ottobre al 3 dicembre
La spiritualità dell'icona russa illumina Palazzo Braschi
Cristo Pantocratore, seconda metà del XVII secolo, legno, tempera, 105,5 × 100,5 cm. Regione del Volga, Museo dell’icona russa. Opera ripulita prima dell’acquisizione da parte del museo, poi nuovamente da V. M. Mamot nel 2008.
Samantha De Martin
09/10/2017
Roma - C’è anche un’opera di Vladimir Tatlin mai esposta prima, accanto a una scultura contemporanea di Dmitrij Gutov, all’interno del percorso che illumina Palazzo Braschi della spiritualità dei maestri russi e delle loro intense immagini iconiche.
L’icona russa: Preghiera e misericordia, accolta fino al 3 dicembre al Museo di Roma, celebra i 25 anni di relazioni ufficiali tra la Federazione russa e il Sovrano Ordine di Malta, omaggiando la Capitale di alcuni tesori privenienti dal Museo Centrale di arte e cultura russa antica Andrey Rublev - le cui collezioni contano oltre 20mila opere d'arte religiosa russa - e dal Museo Privato dell’Icona Russa.
Nelle stanze di Palazzo Braschi i secoli XVII e XVIII prendono forma attraverso le 36 icone in prestito dai due musei russi, che si accompagnano alla Composizione con superfici trasparenti di Vladimir Tatlin e alla scultura Madre di Dio Grande Panagia di Dmitrij Gutov, entrambe in prestito da collezioni private.
Il tema dell’esposizione, che abbraccia i concetti di preghiera e misericordia, travalica i confini delle opere medievali per approdare all’epoca dell’avanguardia russa e all’arte contemporanea.
Testimoniando così l’eccellenza delle maestranze russe, capaci di rinnovare di volta in volta la suggestione spirituale pur attenendosi fermamente alla tradizione figurativa, l’icona si traduce in uno strumento che veicola l’idea dell’amore perfetto di Dio nei confronti dell’uomo.
Una Trasfigurazione dipinta nel Palazzo dell’Armeria di Mosca incontra così le icone mariane e un ciclo cristologico che trova nell’Entrata del Signore a Gerusalemme del XVIII secolo e nella Resurrezione di Cristo del XVIII secolo una delle sue più alte espressioni.
Non mancano San Giorgio e il drago, i Martiri Quirico e Giulitta, la Grande Martire Parasceve, e le raffigurazioni di santi monaci russi, da San Sergio di Radonež a San Makarij di Unža.
Questo prezioso progetto espositivo a cura di Lilija Evseevaha - direttrice della sezione di studi e ricerche scientifiche del Museo Andrey Rublev - non soltanto illumina il visitatore in merito alla tradizione figurativa spirituale russa, ma offre diversi spunti per comprendere e approfondire i legami tra la Chiesa Cattolica e Chiesa Ortodossa.
Leggi anche:
• Icona russa
• Carceri, capricci e antichità romane. A palazzo Braschi la fabbrica dell'utopia di Piranesi
L’icona russa: Preghiera e misericordia, accolta fino al 3 dicembre al Museo di Roma, celebra i 25 anni di relazioni ufficiali tra la Federazione russa e il Sovrano Ordine di Malta, omaggiando la Capitale di alcuni tesori privenienti dal Museo Centrale di arte e cultura russa antica Andrey Rublev - le cui collezioni contano oltre 20mila opere d'arte religiosa russa - e dal Museo Privato dell’Icona Russa.
Nelle stanze di Palazzo Braschi i secoli XVII e XVIII prendono forma attraverso le 36 icone in prestito dai due musei russi, che si accompagnano alla Composizione con superfici trasparenti di Vladimir Tatlin e alla scultura Madre di Dio Grande Panagia di Dmitrij Gutov, entrambe in prestito da collezioni private.
Il tema dell’esposizione, che abbraccia i concetti di preghiera e misericordia, travalica i confini delle opere medievali per approdare all’epoca dell’avanguardia russa e all’arte contemporanea.
Testimoniando così l’eccellenza delle maestranze russe, capaci di rinnovare di volta in volta la suggestione spirituale pur attenendosi fermamente alla tradizione figurativa, l’icona si traduce in uno strumento che veicola l’idea dell’amore perfetto di Dio nei confronti dell’uomo.
Una Trasfigurazione dipinta nel Palazzo dell’Armeria di Mosca incontra così le icone mariane e un ciclo cristologico che trova nell’Entrata del Signore a Gerusalemme del XVIII secolo e nella Resurrezione di Cristo del XVIII secolo una delle sue più alte espressioni.
Non mancano San Giorgio e il drago, i Martiri Quirico e Giulitta, la Grande Martire Parasceve, e le raffigurazioni di santi monaci russi, da San Sergio di Radonež a San Makarij di Unža.
Questo prezioso progetto espositivo a cura di Lilija Evseevaha - direttrice della sezione di studi e ricerche scientifiche del Museo Andrey Rublev - non soltanto illumina il visitatore in merito alla tradizione figurativa spirituale russa, ma offre diversi spunti per comprendere e approfondire i legami tra la Chiesa Cattolica e Chiesa Ortodossa.
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