Visite guidate su prenotazione dal 7 maggio
Mille anni in una scatola: apre la Domus dell'Aventino
La Scatola Archeologica della Domus dell'Aventino I Courtesy Soprintendenza Speciale di Roma
Francesca Grego
05/05/2021
Roma - Da banco di tufo a superba dimora, dalle origini di Roma ai fasti dell’Impero: l’evoluzione di un sito archeologico sul colle Aventino si svela nella sua interezza dopo quattro anni di scavi e un articolato progetto di valorizzazione. Tutto inizia nel 2014, quando un cambiamento nella destinazione d’uso di un edificio di proprietà della Banca Nazionale del Lavoro apre la strada alle indagini nel sottosuolo dell’antico Vicus Piscinae Publicae, oggi viale Aventino. Tra le fondamenta del complesso datato 1952 il passato riemerge strato dopo strato, narrando con inusuale completezza la storia di un luogo legato ai miti fondativi dell’Urbe, fin dalla note dei tempi favorito dalla presenza di acque e dalla strategica posizione sopraelevata.

La Scatola Archeologica della Domus dell'Aventino. Allestimento multimediale (rendering) I Courtesy Soprintendenza Speciale di Roma
Dopo i lavori condotti dalla Soprintendenza Speciale di Roma con BNP Paribas Real Estate, la Scatola Archeologica della Domus Aventino è pronta ad aprire al pubblico da venerdì 7 maggio, arricchita da un allestimento multimediale di mapping e proiezioni curato da Alberto Angela e Paco Lanciano. Elementi architettonici, decorazioni e mosaici di ogni epoca ricostruiscono come in puzzle un cammino lungo più di mille anni. E quando i reperti non bastano, la tecnologia corre in aiuto dell’immaginazione. Il risultato è un’immersione negli abissi del tempo, che alla rigorosa ricostruzione filologica unisce un impatto sensoriale e coinvolgente.

La Scatola Archeologica della Domus dell'Aventino. Allestimento multimediale, muro arcaico I Courtesy Soprintendenza Speciale di Roma
Il viaggio inizia nell’VII secolo a.C, poco dopo la fondazione di Roma, con i resti di una torre di guardia e la testimonianza della costruzione del primo circuito di mura difensive. Quattrocento anni dopo, una massa di terra e detriti - il più grande deposito di questo tipo mai rinvenuto nella Città Eterna - cambia per sempre la conformazione dell’area: privato delle sue naturali asperità e trasformato in una vasta terrazza, il sito dell’Aventino è pronto ad accogliere case e ville.

La Scatola Archeologica della Domus dell'Aventino I Courtesy Soprintendenza Speciale di Roma
Risale alla metà del II secolo d.C. la prestigiosa domus che vedremo evolversi nell’arco di altri 500 anni, tra i grandi eventi della storia e il mutare delle mode. Possiamo identificarne le camere da letto e le sale di rappresentanza, i magazzini e i giardini. Sei pavimenti diversi, che gli archeologi hanno rinvenuto in strati sovrapposti, mostrano come all’incirca ogni 30 anni la casa venisse ristrutturata per adattarsi ai cambiamenti del gusto e alle nuove necessità. Motivi geometrici e decori vegetali, bianco e nero e policromie vivaci si alternano in un vasto repertorio di mosaici, mentre tracce di intonaco dipinto hanno permesso di ricostruire le eleganti pitture murali di un tempo. Grazie alle ricostruzioni multimediali ammiriamo la Domus dell’Aventino nei diversi momenti della sua lunga vita, completa di affreschi e suppellettili. E per i più esperti, una rarità arrivata dagli scavi: i muri di età antonina costruiti in pisé, una particolare terra battuta rinvenuta dagli archeologi al posto dei comuni conglomerati cementizi.

La Scatola Archeologica della Domus dell'Aventino. Mosaici (dettaglio) I Courtesy Soprintendenza Speciale di Roma
Curate da Cooperativa Archeologia, le visite alla Domus sono disponibili in 8 lingue con prenotazione sul sito www.scatolaarcheologica.it e accesso da piazza Albania.

La Scatola Archeologica della Domus dell'Aventino. Allestimento multimediale (rendering) I Courtesy Soprintendenza Speciale di Roma
Dopo i lavori condotti dalla Soprintendenza Speciale di Roma con BNP Paribas Real Estate, la Scatola Archeologica della Domus Aventino è pronta ad aprire al pubblico da venerdì 7 maggio, arricchita da un allestimento multimediale di mapping e proiezioni curato da Alberto Angela e Paco Lanciano. Elementi architettonici, decorazioni e mosaici di ogni epoca ricostruiscono come in puzzle un cammino lungo più di mille anni. E quando i reperti non bastano, la tecnologia corre in aiuto dell’immaginazione. Il risultato è un’immersione negli abissi del tempo, che alla rigorosa ricostruzione filologica unisce un impatto sensoriale e coinvolgente.

La Scatola Archeologica della Domus dell'Aventino. Allestimento multimediale, muro arcaico I Courtesy Soprintendenza Speciale di Roma
Il viaggio inizia nell’VII secolo a.C, poco dopo la fondazione di Roma, con i resti di una torre di guardia e la testimonianza della costruzione del primo circuito di mura difensive. Quattrocento anni dopo, una massa di terra e detriti - il più grande deposito di questo tipo mai rinvenuto nella Città Eterna - cambia per sempre la conformazione dell’area: privato delle sue naturali asperità e trasformato in una vasta terrazza, il sito dell’Aventino è pronto ad accogliere case e ville.

La Scatola Archeologica della Domus dell'Aventino I Courtesy Soprintendenza Speciale di Roma
Risale alla metà del II secolo d.C. la prestigiosa domus che vedremo evolversi nell’arco di altri 500 anni, tra i grandi eventi della storia e il mutare delle mode. Possiamo identificarne le camere da letto e le sale di rappresentanza, i magazzini e i giardini. Sei pavimenti diversi, che gli archeologi hanno rinvenuto in strati sovrapposti, mostrano come all’incirca ogni 30 anni la casa venisse ristrutturata per adattarsi ai cambiamenti del gusto e alle nuove necessità. Motivi geometrici e decori vegetali, bianco e nero e policromie vivaci si alternano in un vasto repertorio di mosaici, mentre tracce di intonaco dipinto hanno permesso di ricostruire le eleganti pitture murali di un tempo. Grazie alle ricostruzioni multimediali ammiriamo la Domus dell’Aventino nei diversi momenti della sua lunga vita, completa di affreschi e suppellettili. E per i più esperti, una rarità arrivata dagli scavi: i muri di età antonina costruiti in pisé, una particolare terra battuta rinvenuta dagli archeologi al posto dei comuni conglomerati cementizi.

La Scatola Archeologica della Domus dell'Aventino. Mosaici (dettaglio) I Courtesy Soprintendenza Speciale di Roma
Curate da Cooperativa Archeologia, le visite alla Domus sono disponibili in 8 lingue con prenotazione sul sito www.scatolaarcheologica.it e accesso da piazza Albania.
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