Un ritrovamento archeologico ai confini della città antica
Riemerge la Villa rustica della Marcigliana, una fabbrica agricola alle porte di Roma
Stratigrafie di età tardo repubblicana, Villa della Marcigliana. Courtesy Soprintendenza Speciale di Roma
Samantha De Martin
03/12/2019
Roma - Lucerne, anfore da trasporto, ceramiche d’uso comune, una moneta databile all’imperatore Filippo l’Arabo, un anello di piccole dimensioni.
Sono alcune delle testimonianze emerse assieme alla Villa Rustica rinvenuta sulle colline a Nord di Settebagni - nella riserva naturale della Marcigliana, nell’Agro Romano - un’entità produttiva centrale nell’economia agricola dell’antica Roma, che, attraverso un'articolata stratificazione, ci restituisce tutte le sue fasi storiche.
Elemento non banale che consente agli studiosi di ripercorrere la trasformazione subita nel tempo della forma produttiva più originale, efficiente e razionale che l'economia romana abbia prodotto e che rimase in uso fino al V-VI secolo d.C.
La struttura è stata rinvenuta durante le attività di archeologia preventiva - tra febbraio e settembre del 2019 - della Soprintendenza Speciale di Roma per i lavori di costruzione della nuova linea elettrica Roma Nord-San Basilio.
I resti più antichi, murature in tufo risalenti al III secolo a.C., restituiscono un dolium adibito alla conservazione di alimenti, e diversi frammenti di contenitori simili. Alla prima età imperiale risale invece l’aggiunta di nuove strutture in mattoni, la sopraelevazione del piano pavimentale e una diversa suddivisione degli ambienti con pozzetti rivestiti in cocciopesto e tubazioni in piombo per la manutenzione.
Seguono, tra II e III secolo, la creazione di nuovi spazi e l’apertura di una grande aula, la costruzione di un ambiente termale con relativo impianto di smaltimento delle acque con mattoni messi a “cappuccina” - disposti cioè ad angolo acuto, come una V rovesciata - e la realizzazione di sospensuræ, intercapedini sotto il pavimento dell’ambiente termale per riscaldare l’acqua. Durante questo periodo, che coincide con il momento di massima fioritura della Villa, viene anche realizzata una grande cisterna costruita con impluvium per raccogliere l’acqua piovana.
Da piccola azienda agraria a conduzione familiare, che provvedeva al sostentamento dei suoi abitanti, la Villa si avvia presto a diventare una fabbrica rurale organizzata.
«Questo scavo - spiega Daniela Porro, Soprintendente Speciale di Roma - testimonia e conferma la ricchezza del territorio circostante la capitale, che spinge a indagare e studiare ulteriormente il passato della nostra città anche nelle sue aree periferiche. Un altro prezioso tassello di quel grande e sorprendente affresco che è il sottosuolo di Roma».
Leggi anche:
• L'ultimo enigma di Roma antica riaffiora dalle rive del Tevere: scoperti edifici del I e IV secolo d.C.
• Una fornace romana riemerge nel giardino di Palazzo Corsini
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Elemento non banale che consente agli studiosi di ripercorrere la trasformazione subita nel tempo della forma produttiva più originale, efficiente e razionale che l'economia romana abbia prodotto e che rimase in uso fino al V-VI secolo d.C.
La struttura è stata rinvenuta durante le attività di archeologia preventiva - tra febbraio e settembre del 2019 - della Soprintendenza Speciale di Roma per i lavori di costruzione della nuova linea elettrica Roma Nord-San Basilio.
I resti più antichi, murature in tufo risalenti al III secolo a.C., restituiscono un dolium adibito alla conservazione di alimenti, e diversi frammenti di contenitori simili. Alla prima età imperiale risale invece l’aggiunta di nuove strutture in mattoni, la sopraelevazione del piano pavimentale e una diversa suddivisione degli ambienti con pozzetti rivestiti in cocciopesto e tubazioni in piombo per la manutenzione.
Seguono, tra II e III secolo, la creazione di nuovi spazi e l’apertura di una grande aula, la costruzione di un ambiente termale con relativo impianto di smaltimento delle acque con mattoni messi a “cappuccina” - disposti cioè ad angolo acuto, come una V rovesciata - e la realizzazione di sospensuræ, intercapedini sotto il pavimento dell’ambiente termale per riscaldare l’acqua. Durante questo periodo, che coincide con il momento di massima fioritura della Villa, viene anche realizzata una grande cisterna costruita con impluvium per raccogliere l’acqua piovana.
Da piccola azienda agraria a conduzione familiare, che provvedeva al sostentamento dei suoi abitanti, la Villa si avvia presto a diventare una fabbrica rurale organizzata.
«Questo scavo - spiega Daniela Porro, Soprintendente Speciale di Roma - testimonia e conferma la ricchezza del territorio circostante la capitale, che spinge a indagare e studiare ulteriormente il passato della nostra città anche nelle sue aree periferiche. Un altro prezioso tassello di quel grande e sorprendente affresco che è il sottosuolo di Roma».
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