Dal 27 marzo al 22 settembre

Roma in bianco e nero. A Palazzo Braschi un viaggio fotografico dall'Ottocento a oggi

Cesare Faraglia, Case in demolizione viste dall’emiciclo dei Mercati di Traiano, 1928, stampa ai sali d’argento, AF 19585
 

Samantha De Martin

27/03/2019

Roma - L’Altare della Patria e la stazione Termini erano ancora in costruzione. La Spina di Borgo, tra Castel Sant'Angelo e piazza San Pietro, non era ancora stata demolita per lasciare il posto a via della Conciliazione, Keith Haring inaugurava la sua performance al Palazzo delle Esposizioni, mentre famiglie dell’alta borghesia in posa, zuavi, canottieri, pensionnaires di Villa Medici e donne ciociare in costume regionale affollavano i dagherrotipi e i tableaux vivants con le loro pose innaturali nel tentativo di emulare i cliché della pittura.
È un viaggio emozionante, in una Roma “altra”, in parte ancora in vita, in parte inghiottita dalle trasformazioni urbanistiche avvicendatesi nei secoli, quello che il pubblico del Museo di Roma potrà compiere dal 27 marzo al 22 settembre in occasione della mostra “Roma nella Camera oscura”. Un percorso storico-fotografico, ma anche documentaristico, che dalle antiche rovine, vestigia classiche, approda alle riprese di Adolfo Porry Pastorel e a quelle di Nello Ciampi, passando dallo sguardo srotolato su Roma dai più grandi fotografi del nostro tempo, da Gabriele Basilico e Luigi Ghirri a Mario Cresci e Roberto Koch.

In occasione dei 180 anni dalla nascita della fotografia, l’Archivio Fotografico apre le proprie raccolte allestendo un percorso di oltre 300 immagini che compongono un excursus straordinario negli ambiti più significativi della storia fotografica della capitale prima dell’avvento del digitale. Suggerendo diversi percorsi di visita, la mostra, a cura di Flavia Pesci e Simonetta Tozzi, muove dagli esordi della fotografia in città per sfogliare, lentamente, il volto, o meglio i molteplici volti di una Roma che cambia.
Ad immortalarla anche molti autori rimasti anonimi e che la mostra valorizza per la prima volta come fotografi “di ricerca”. Attraverso le nove sezioni di cui si compone, l’itinerario spazia dai progressi della fotografia - tra dagherrotipi, carta salata e albumina, esplorati dai primi fotografi, pionieri che si spostavano tra città e campagna portandosi dietro le loro ingombranti attrezzature, talvolta accompagnati dai pittori e ponendosi in continuità con l’arte del loro tempo - al rapporto con l’antico. Dalla sezione dedicata alla Cristianità la Basilica di San Pietro emerge in alcune sue caratteristiche peculiari. L’aspetto più solenne e ufficiale, enfatizzato dalla grandiosa cupola michelangiolesca, sposa la sua anima più “familiare” racchiusa negli scorci più nascosti della vita quotidiana all’ombra delle mura vaticane in attesa delle benedizioni papali.

Il patrimonio naturalistico di Roma, che trova la sua massima espressione nell’opulenza di parchi e giardini, le trasformazioni architettoniche, lasciano ampio spazio alla quotidianità della vita romana: i ragazzi del quartiere Don Bosco che giocano a calcio, alcune figure che chiacchierano all’ombra dell’acquedotto di Claudio, un raduno a Villa Pamphili nel primo giorno del festival pop, il celebre Piper Club, via Nazionale tra omnibus e carrozze, la Fontana del Tritone ghiacciata, e ancora coppie e sposi, vedute notturne e scorci dell’Eur con le sue sagome monumentali e le atmosfere sinistre.

La sezione “Attraverso lo specchio: negativi su lastra di vetro” propone invece, in un suggestivo allestimento, una serie di lastre ottocentesche in vetro retro-illuminante.

“Con questo percorso - spiega Simonetta Tozzi, una delle due curatrici - abbiamo voluto affiancare a pezzi più noti alcuni materiali provevienti dai nostri archivi, ma meno coosciuti, come le lastre, gli obiettivi. Si tratta di materiali molto fragili che potranno essere esposti per massimo sei mesi, giusto il tempo della mostra. Ma soprattutto abbiamo voluto mettere in luce la sperimentazione dei fenomeni chimici, i progressi della fotografia che portano a nuove tecniche che abbreviano i processi di esposizione e consentono la riproduzione dell’immagine a partire da un negativo di carta”.

Al piano terra di Palazzo Braschi, la sezione Ritratti chiude il percorso. Dedicate alla fotografia di figura, le due sale mostrano ritratti di modelli in posa e interni di studi d’artista ottocenteschi, oltre ai celebri “quadri viventi” che tanta fortuna ebbero tra fine Ottocento e inizio Novecento.
La mostra non tralascia la Roma moderna grazie agli studenti della Scuola di fotografia della Rome University of Fine Arts (RUFA), artefici di un’installazione che, utilizzando video originali, voci e suoni della metropoli, fa rivivere la vita culturale della capitale attraverso alcuni suoi illustri protagonisti, da Pasolini a de Chirico, da Schifano a Remo Remotti.

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