Due volti di una rivoluzione

Peggy Guggenheim e Umberto Boccioni. Un incontro esplosivo nel racconto di Karole Vail

Umberto Boccioni, Dinamismo di un cavallo in corsa + case, 1915, Guazzo, olio, legno, cartone, rame e ferro dipinto, 115 × 112.9 cm, Venezia, Collezione Peggy Guggenheim | Courtesy Collezione Peggy Guggenheim, Venezia (Fondazione Solomon R. Guggenheim, New York) | Still da FORMIDABILE BOCCIONI | © ARTE.it
 

Francesca Grego

10/11/2022

Venezia - Audace, eccentrica, dotata di un fiuto con pochi eguali, Peggy Guggenheim ha scoperto e valorizzato straordinari talenti cambiando, di fatto, i destini dell'arte del Novecento. Da grande collezionista e mecenate qual era, non ha mai esitato ad andare controcorrente. Come quando, dopo essersi stabilita a Venezia, si interessò alle opere dei futuristi, incurante del clima ostile che all'epoca circondava l'unica vera avanguardia italiana, tacciata di essere stata vicina al regime fascista. Durante la lavorazione del documentario FORMIDABILE BOCCIONI di Eleonora Zamparutti e Piero Muscarà, prodotto da ARTE.it Originals in collaborazione con ITsART e Rai Cultura, oggi disponibile su ITsART, abbiamo avuto modo di parlarne con Karole P. B. Vail, nipote di Peggy e da cinque anni direttore della Guggenheim Collection di Venezia. 

È sempre affascinante ascoltare una storia da chi l’ha vissuta da vicino, sia pur indirettamente. Perciò proponiamo qui l’intervista integrale a Karole P. B. Vail, un punto di vista prezioso su un’indimenticabile pagina d’arte e di collezionismo. Il racconto di un incontro tra giganti - Peggy e Boccioni - uniti da un talento comune: saper infrangere le regole e immaginare il futuro, anticipando idee e fenomeni allora impensabili.


Karole Vail in FORMIDABILE BOCCIONI, Venezia, Collezione Peggy Guggenheim | © ARTE.it

“Peggy Guggenheim iniziò a dedicarsi seriamente al collezionismo alla fine degli anni Trenta, dopo essere stata introdotta negli ambienti delle avanguardie di Parigi nel decennio precedente”, racconta Vail: “Nel 1938 aprì la sua prima galleria a Londra e poi, com’è noto, iniziò a acquisire un dipinto al giorno con l’obiettivo di costruire una collezione di arte moderna. È per questo che oggi a Palazzo Venier dei Leoni troviamo una straordinaria raccolta dedicata alle avanguardie europee, così agli espressionisti astratti americani. Qui a Venezia abbiamo la meravigliosa opportunità di poterci confrontare con l’arte del primo Novecento e di comprendere come quegli artisti stavano cambiando il modo in cui guardiamo l’arte e la interpretiamo. A Palazzo Venier dei Leoni sono rappresentati i movimenti più importanti e innovativi di quella stagione - Cubismo, Futurismo, Surrealismo - e molti esempi di scultura che si distaccano radicalmente dalla tradizione del XIX secolo. Comprenderli significa poter apprezzare meglio anche l’arte contemporanea”. 

L’incontro - che per motivi cronologici non poteva che essere virtuale - tra Peggy Guggenheim e Umberto Boccioni passa proprio da una scultura, oggi tra i capolavori del museo veneziano: Dinamismo di un cavallo in corsa + case del 1915.
“Peggy Guggenheim fu sempre molto interessata alla scultura. Quando si stabilì a Palazzo Venier dei Leoni - dopo aver esposto la sua collezione alla Biennale del 1948 - continuò ad acquistare nuove opere. Nel 1958 fece un'importante acquisizione, forse l’ultima nell’ambito della scultura: una meravigliosa opera unica e straordinaria del futurista italiano Umberto Boccioni, 'Dinamismo di un cavallo in corsa + case'. Boccioni l’aveva realizzata nel 1915, giusto un anno prima del terribile incidente a cavallo che gli costò la vita. Forse questa scultura non fu mai finita, non lo sapremo mai… È eccezionale perché è una delle pochissime sculture del suo genere, realizzata con un mix di materiali come cartone, metallo verniciato e legno…”

“Nel 1912”, ricorda Vail, “Boccioni aveva scritto un Manifesto della Scultura Futurista. Era profondamente convinto che la scultura dovesse avere forme aperte, senza confini. Stava cercando di rompere con la grande tradizione della scultura italiana, e ci stava riuscendo: il suo sguardo rivolto in avanti era futurista nel modo più autentico. 'Dinamismo di un cavallo in corsa + case' è probabilmente l’ultimo esempio di quello che Boccioni aveva scritto nel Manifesto”.


Umberto Boccioni, Dinamismo di un cavallo in corsa + case, Dettaglio | Still da FORMIDABILE BOCCIONI | © ARTE.it

Nel secondo dopoguerra Peggy Guggenheim non è l’unica a collezionare scultura moderna italiana: molti collezionisti americani se ne stanno interessando. Ma diversamente dagli altri, l’inquilina di Palazzo Venier dei Leoni è coraggiosa e priva di pregiudizi, e riesce a guardare alle opere dei futuristi per quello che sono: dirompente arte d’avanguardia. “Spinta dall’interesse per la scultura e dal desiderio di avvicinarsi ancora di più all'arte italiana mentre viveva a Venezia, Peggy Guggenheim prese una decisione davvero notevole acquistando questo pezzo di Boccioni”, osserva Vail: “Per molti sarebbe stato piuttosto difficile acquisire un'opera di un artista futurista che non era di moda a causa dei suoi legami con il fascismo. Peggy Guggenheim stava infrangendo ancora una volta le regole, proprio come a suo tempo Boccioni aveva infranto le regole dell’arte”.

A 64 anni dalla scelta di Peggy, critici, pubblico e collezionisti hanno abbracciato le sue idee. Grazie a lei, Boccioni e i futuristi sono di casa in Laguna, e Dinamismo di un cavallo in corsa + case brilla come un gioiello all’interno della straordinaria Collezione Guggenheim. “A mio parere Boccioni è stato uno dei più grandi artisti del XX secolo”, conclude Vail: “Penso avesse capito che era possibile andare oltre la pittura e probabilmente anche oltre la scultura. Credo sia stato capace di guardare molto lontano”.




Umberto Boccioni, Dinamismo di un cavallo in corsa + case, 1915, Venezia, Collezione Peggy Guggenheim  
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